Vorrei avere i vostri stessi però.

Vorrei avere i vostri stessi diritti però.

Forse partirò, forse partiremo altrove, dove c’è ragione d’esistere, ragione d’amare e di vivere. Forse vorrei ritornare bambina, vorremmo ritornare bambine, ricominciare tutto… parlare a scuola con la maestra, stringere la mano alla compagna di banco e dirle che va tutto bene, che anche a me tremano le gambe e che forse se continueremo a guardarci, forse non dovremo partire e andare altrove.

Forse mi tocca partire, mi tocca vivere altrove, qui, mi dicono, che non c’è posto per me.

Forse a me è toccato vivere questa vita, questa partenza, eppure questo essere italiana.

Quando sarò altrove, là, potrò vivere a modo mio e lo so, sarà bellissimo. Poi forse, quando sarò lì, proverò la nostalgia, avrò la voglia di pomodori rossi, di strade piccole, ma che siano quelle in cui sono cresciuta, le parole della gente per strada, le battute sui cartoni animati, quelli di quando ero bambina, quelli doppiati nella mia lingua.

A me è toccata una vita di nostalgia e di partenza; per me non c’è posto nel mio bellissimo paese.

Ci hanno cresciute con pane, amore, famiglia e quello strano concetto di mandar via tutti i politici… ma ora l’unica che deve partire sono io. Sono io e la mia compagna, che altrove potrò chiamare moglie e anche mamma, mamma dei miei figli, dei nostri. E ci gireremo entrambe quando Matilde, 4 anni, dirà “Mamma!”, e rideremo molto. Forse lo dirà in italiano, questo non lo sappiamo ancora, ma il solo pensiero che mia figlia non possa mangiare e crescere con i pomodori rossi e le stradine che odorano di mare e di sole e le voci dei vicini che si ingarbugliano tra dialetto e italiano a me da nostalgia. In realtà più rabbia che nostalgia.

 Ed io ho impacchettato la mia vita e me la sono portata altrove, tutti mi dicono che la mia scelta è quella giusta e che se potessero, anche loro lascerebbero l’Italia, ma poi aggiungono sempre un però, “però sai ora sono con Silvia…” ,“però forse mi sposerò…”, “però restare a casa con mamma mi è comodo…”.

I vostri però mi piacciono, in qualche modo conservano una bellezza segreta, emanano quella alchimia tipica delle relazioni amorose, che ti stringono, ti liberano e allo stesso tempo ti incastrano. I vostri però sono bellissimi, in tutti i casi, conservano la libertà di scelta. Quella che io e la mia compagna, i nostri futuri figli e altri milioni di italiani, ancora non abbiamo.

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