Volontari per l’arte e beni culturali: il dramma di un precariato perpetuo

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E’ stata avviata in Toscana, in particolare a Pisa, la sperimentazione di un nuovo modello volto a tutelare i monumenti e i beni artistici del territorio. Un’iniziativa che probabilmente vuole mettere in campo una soluzione operativa per rispondere ai mille problemi nati anche in seguito alle recenti condizioni metereologiche. Ne dà così annuncio dalla sua pagina ufficiale il governatore Rossi:

 “Nascono a ‪#‎Pisa‬ i “volontari dell’arte”. Obiettivo: ‪#‎tutelare‬ i ‪#‎monumenti‬. E’ la bella idea, realizzata grazie all’accordo tra istituzioni ed Associazione amici dei musei, per garantire la manutenzione dei monumenti, per segnalare eventuali situazioni critiche e consentire interventi veloci. Il tutto a costo zero, basato su un impegno volontario. Mi pare un esempio utile e creativo, da replicare anche altrove.”

 

Assolutamente nulla da dire sul volontariato che ha da sempre avuto un ruolo fondamentale per il nostro paese, e, soprattutto per quel che riguara la salvaguardia delle patrie memorie, come non ricordarsi degli Angeli del fango?

Ma le cose stanno, in questo caso, assai diversamente poiché se nello straordinario quale è un’emergenza la popolazione risponde con altruismo ed encomiabile filantropia ristabilendo l’ordinario, oggi ci troviamo in una situazione in cui l’ordinario altro non è che una costante emergenza.  A rispondere all’appello avremo un esercito di personalità appassionate, magari anche specializzate, ma estrapolate da un altro straordinario (all’ordine del giorno): il dramma del non-lavoro e dello stage perpetuo.

Il volontariato è sì ben accetto, è per statuto ontologico un qualcosa che risponda amorevolente ad una carenza, ma non si può pensare sempre di risolvere un problema ricorrendo ad un sistema basato sul volontariato. Il fatto che si ricorra così banalmente alla formula costo zero e la si voglia addirittura rendere esportabile in quanto modello virtuoso ha in se qualcosa di assolutamente deviato.

 

Esiste, infatti, una sostanziale differenza tra volontariato e lavoro; il primo infatti deve essere pensato, certo, in relazione al secondo, ma solo come fattore di incremento, aiuto ecc.., mai come elemento sostitutivo. E’ ormai da troppo tempo, invece, che nel settore dei beni culturali si ragiona solo in termini di volontariato e stage non, o malamente, retribuiti. In queste logiche ormai all’ordine del giorno, ragionando da Homo oeconomicus, si scorge tranquillamente un grosso vizio di forma e di mercato che non può e non deve cadere in testa ad un’intera generazione. Inutile dire che alla favola dell’assenza di risorse ci credono in pochi.

 

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Informazioni su Martin_oig

Il mio nome è Michele Porcelluzzi, sono uno studente e appassionato di storia dell'arte con l'hobby della scrittura (tra i tanti). Mi piace scrivere -ahimè- di cattiva conservzione del patrimonio culturale, storia dell'arte, cultura in generale, letteratura, segnalazione di eventi, segnalazione di artisti ecc.. Il campo in cui mi muovo per passione è soprattutto il Seicento, il secolo di Caravaggio, Bernini e molti altri. Tuttavia adoro e amo davvero tutta l’arte, dai graffiti rupestri alla Merda d’artista contatti: http://martin-oig.blogspot.it/

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