Un film per ispirarsi: The art of getting by

A quale scopo?

Questa è la domanda con cui inizia THE ART OF GETTING BY uno di quei film che qui in Italia non si vedrà mai e che invece potrebbe essere una di quelle pellicole che ispirano generazioni. Compiamo ormai certi gesti meccanicamente, senza più chiederci dove stiamo andando ma non è certo quello che accade a George, protagonista del nostro film.

Viviamo soli, moriamo soli. Tutto il resto è solo un’illusione.

Il film di Gavin Wiesen, presentato al Sundance Film Festival con il titolo di HOMEWORK poi cambiato in THE ART OF GETTING BY, non è certo un film disfattista, al contrario, quindi dimentichiamoci delle definizioni. Il problema è ammettere che la maggior parte di noi non è motivata nelle scelte che compie. Studiamo perché dobbiamo, lavoriamo per mantenerci, raramente perché vogliamo o perché siamo mossi da ispirazione e desiderio di fare qualcosa. Cosa succede, quindi, quando invece iniziamo ad interrogarci sul significato delle cose o se cerchiamo di trovare uno scopo a quello che facciamo? George vuole comprendere la vita, il suo percorso ed al principio nulla sembra avere meaning. Nell’ufficio del preside che lo rimprovera per non aver fatto l’ennesimo compito di trigonometria risponde:

Ho un vero problema con le motivazioni.

Non che lui non voglia studiare, si domanda solo PERCHÉ

Moriamo tutti soli. Allora perché dovrei passare il resto della mia vita lavorando, sudando, lottando? Per un’illusione?

Eppure George è uno pieno di talento, disegna benissimo, un vero artista e lo è soprattutto perché è onesto e sincero. Una teoria che sosteneva anche Umberto Saba, secondo il quale un artista può dirsi tale solo se è sincero, prima che con gli altri, verso se stesso. Allora perché fingere che vada tutto per il verso giusto e farsi trascinare dalla vita, dalla quotidianità,senza mai fermarsi un attimo e riflettere per chiedersi: cosa sto facendo?

Certo, quando è difficile trovare un significato alle cose è importante trovare qualcuno che indirizzi la nostra ricerca, come fa il professore d’arte, Harris, con George:

 

-H: George? Che cazzo stai facendo?

-G: Sto disegnando.

-H: Stai abbozzando il tuo soggetto, stronzetto.

-G: Io non ho un soggetto Harris.

-H: Perché cavolo non ce l’hai?

-G: Non lo so.

-H: Capisci ciò che vuoi dire e dillo.

-G:  Harris

-H: Si

-G: Non ho nulla da dire.

-H:Trova qualcosa!

 

Quel qualcosa George la troverà. È bionda e ha una vita incasinata, si chiama Sally. Quello che cerchiamo spesso lo troviamo nei posti più inaspettati, compiere un percorso che ci porta molto più lontano di quanto non avessimo mai immaginato è abbastanza comune ma solo se si è fortunati alla fine si trova qualcosa o, come in questo caso, qualcuno che cambia davvero le nostre vite. Non basterà però l’amore per Sally, né l’aiuto del finto mentore incontrato durante il Career’s day organizzato dalla scuola: Dustin. Egli è solo un giovane artista che soddisfa le masse e dipinge per vendere ma che è l’unico che attira l’attenzione di George, essendo il solo ad ammettere di non sapere che cosa sta facendo o perché le sue opere siano state trovate interessanti dai critici e abbiano iniziato a vendere.

-D:Tu dipingi?

-G:Si mi piacerebbe. Solo non so cosa dipingere.

-D:Beh, sai, è la parte più difficile.

-G:Questo non mi rende un pittore?

-D:Il fatto che ti crei delle difficoltà è davvero una buona cosa. Ma come puoi definirti un pittore se non dipingi?

-G:Non ho idea di cosa sto facendo qui.

-D:Non penso che nessuno lo sappia George, almeno tu lo ammetti.

 

George però sarà tanto più coraggioso non solo perché ammette di non riuscire a trovare un senso alla quotidianità ma soprattutto perché continua instancabilmente a cercare, a provare, senza arrendersi o abbattersi e anche quando tutto sembra perduto, egli è disposto a lottare fino all’ultimo. Il rapporto con Sally, con la scuola e con la famiglia sono continue provocazioni: il rapporto con l’altro lo spronano di continuo a non fermarsi davanti ad un’apparente mancanza di significato della vita. Uno scopo o quantomeno un barlume di speranza deve esserci da qualche parte.

 

Il punto quindi qual è? George è rappresentante ideale di questa generazione che si sente di continuo dire cosa fare e dove andare, a cosa deve aspirare e cosa deve diventare. Invito tutti voi a vedere questo film. Smettiamo di chiederci cosa manchi alla nostra generazione: guardiamo al passato solo per scoprire cosa possiamo rubare per rendere magnifico il nostro futuro, togliamoci la solita musica dalle orecchie e ascoltiamo ciò che ci circonda, alziamo lo sguardo dalla televisione ed esploriamo il mondo. Bisogna capire quello in cui si è bravi e diventare straordinari, anche solo in quell’unica cosa: puoi essere calciatore, artista, avvocato, agricoltore, calzolaio, commessa o un padre o una madre. Poco importa ed è ovvio che non sia semplice, chi crede che in questo percorso possa o debba aiutarti la scuola è uno stolto, la strada è lunga  e chiunque e in qualunque cosa s’inciamperà durante il cammino potrebbe totalmente cambiare completamente tutto il resto della storia. Trovare uno scopo così che la vita diventi piena, bella e ricca di significato. Non è questo il punto? 

 

 

 

B&A

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