Scelte

Ladies and gentleman, dopo un lungo periodo di silenzio dovuto ad esami, vacanze e di nuovo esami (che non ho ancora finito, ma questi sono dettagli insignificanti), ecco che torno a scrivere un articolo. Suppongo che voi abbiate vissuto benissimo anche senza ciò che scrivo, ma ieri sera prima di addormentarmi ho letto una cosa che mi ha colpito molto e di cui sentivo la necessità di dibattere con qualcuno. Riuscite a trovare un modo migliore per confrontarsi che non sia quello di un blog? Bene dopo queste battute di introduzione, passiamo all’argomento del giorno: il caso Profumo.

Probabilmente pensate che sia diventato schizofrenico, un po’ arteriosclerotico. Le dimissioni di Profumo dal suo incarico in Unicredit risalgono a parecchio tempo fa. Invece no e vi spiego subito il perché. Leggendo le ultime news (quanto sono English oggi), mi sono, sfortunatamente, imbattuto nelle dichiarazioni del buon Letta, quello del Pd e non l’alter ego degli Onesti.

Egli ha dichiarato nel meeting Ambrosetti: “Secondo me Profumo è una persona competente e appassionata. Ce ne sarebbe bisogno, di persone come lui”. Io non ho nulla contro il signor Profumo o contro Letta e non metto in dubbio la preparazione di entrambi i succitati, però questo, a mio modo di vedere, è l’ennesimo autogol di un partito che si vorrebbe proporre come alternativa concreta al Governo attuale ma che non è in grado di relazionarsi con la gente.
Dopo la svolta elettorale del maggio scorso e la vittoria referendaria, una sana riflessione politica avrebbe portato ad una sola conclusione: per vincere le elezioni bisogna dimostrarsi vicini alla popolazione, anche con nei piccoli gesti. Scegliere come possibile candidato Premier l’ex Ad di Unicredit non è certo una scelta vicina alla popolazione, soprattutto in questo momento di crisi in cui le banche non sono certe viste di buon occhio dai cittadini italiani. Con questo non dico che ci sia bisogno di scegliere ragazzi di vent’anni senza nessuna esperienza politica e gestionale per tenere le redini di uno stato (come invece ritiene Grillo), ma c’è la necessità impellente di trovare un’alternativa propositiva e allo stesso tempo comunicativa. Per maggiori informazioni chiedere ai signori Zedda, per chi non lo sapesse sindaco di Cagliari (nemmeno quarantenne), e Pisapia. Loro hanno fatto una campagna elettorale capillare, hanno visitato ogni angolo della città non facendo comizi bensì parlando con la gente dei loro problemi. I risultati? A Milano il ladro gentiluomo non possiede l’auto blu; ha chiuso un sito internet del comune di dubbia utilità ma che costava all’amministrazione pubblica una somma vicina ai 5 milioni di euro, mica bruscolini; ha creato una lista di coppie di fatto per agevolarle dal punto di vista legale; ha iniziato un lavoro di integrazione tra le varie etnie che popolano la città, anche se ad onor del vero da questo punto di vista siamo solo agli albori, la strada da percorrere è ancora enorme.

Massimo Zedda

Zedda è magari meno conosciuto di Pisapia poiché più giovane e non ha avuto scontri politici mediatici quale il Pisapia vs Moratti, o il De Magistris vs tutto il Pdl nazionale, però la sua giovane età lo ha reso un politico molto “alternativo” per gli standard italiani. In questi primi mesi di governo cittadino, ha tagliato il numero di assessori, da tredici a dieci; Cagliari è diventato il comune con più quote rosa; ha eliminato il possesso delle costosissime auto blu. Prima parlavo di piccoli gesti, quelli simbolici che avvicinano un politico alla gente. Ha rifiutato il suo abbonamento gratuito per il teatro del costo di oltre duecento euro per poi riacquistarlo con i propri soldi; ha restituito a Cellino, il presidente del Cagliari calcio, tutti gli abbonamenti gratuiti che il comune aveva ricevuto per lo stadio. Questi però spettano per contratto di locazione dello stadio ai dirigenti e quindi il sindaco ha deciso, di comune accordo con Cellino, di distribuire i biglietti ai bambini delle scuole elementari per rendere lo stadio un luogo di festa e civiltà. Quella che, però, ritengo la scelta più importante fatta da quest’uomo dal punto di vista politico, è stata quella di abbandonare la sua carica di consigliere regionale prima dell’aver ricevuto il minimo di anzianità per il vitalizio. Scelte. Sono scelte, però, che non sono mai venute dal partito che, al momento, risulta essere quello con i maggiori consensi in Italia.

Dammik

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