Riflessioni (ancora troppo a caldo) sul 15 ottobre.

Ci sono voluti due giorni per rielaborare tutto e non sono del tutto convinto che siano stati abbastanza. Mi è sembrato il caso di aspettare, di provare a smaltire la rabbia per cercare di rendere il tutto più oggettivo possibile e per evitare di andare in cerca di popolarità cavalcando l’onda dello scoop, come hanno fatto in molti altri, dei quali chi fosse realmente a Roma non lo sapremo mai.
Ciò che è successo a Roma ormai è dappertutto sul web, giornali e negli affidabilissimi talk show. Più o meno si sa come siano andati i fatti, ma ciò che appare preoccupante sono le analisi che ne sono scaturite. La prima grande sconfitta dell’informazione tutta è stata quella di non parlare in nessun modo delle cifre di questa manifestazione, delle motivazioni, delle sue diverse componenti, delle proposte. Una scena vista e rivista anche a Genova 2001. Evento quasi totalmente oscurato dai media nei giorni precedenti, che poi di colpo a partire dalle 15.30 di sabato è sulla bocca di tutti. Viene da chiedersi se il reale intento di qualcuno sia informare o guadagnare ascolti. In effetti mi pare un teatro molto più interessante quello di sangue, fumo e carabinieri in fuga piuttosto che parlare di beni comuni, di Tobin tax, di giovani studenti e precari che non hanno più un futuro nel quale credere. Quella che ho visto a Roma è stata una delle più grandi minacce in assoluto a questo sistema decadente degli ultimi vent’anni. La minaccia concreta non stava nella violenza che tutti conoscono, ma nell’affluenza e nella convinzione con cui centinaia di migliaia di persone hanno occupato le strade di Roma e manifestato pacificamente. Vedere tante realtà, così diverse fra loro, ma accomunate da ideali di democrazia partecipativa mi ha impressionato e non oso immaginare quali sensazioni abbia provocato nei palazzi del potere. Gente che scende in piazza non per riconoscersi in un partito o in una sigla, ma per rivendicare diritti alla base del vivere civile che stanno via via scomparendo come se nulla fosse. Questa massa critica è ostinata, informata, pericolosa ed in qualche modo andava fermata.
La manifestazione è iniziata in maniera festosa, tanta gente col sorriso sulla faccia e tanta soddisfazione nel sapere che a manifestazione iniziata continua ad arrivare gente in Piazza della Repubblica ormai stracolma. C’erano i NoTav e c’erano gli indignati aquilani, c’era il comitato Acqua Bene Comune e c’era l’ARCI, c’erano colettivi universitari e centri sociali, la Freedom Flotilla Italia, i Cobas e la Fiom ed innumerevoli altre realtà che sarebbe impossibile elencare una per una. Un corteo variopinto, incazzato sì, ma pacifico. Le prime avvisaglie che qualcosa sarebbe andato storto si sono manifestate in Via Cavour, dove sono state bruciate auto e distrutte alcune vetrine ed un distributore di benzina. Le prime voci e testimonianze parlano di forze dell’ordine che non sono intervenute mentre individui incappucciati, armati di casco e mazze di legno, hanno spiegato al resto del corteo che a loro degli ideali alla base di quella mobilitazione importava poco e niente…erano lì per creare disordini, senza un ideale preciso. Sono comparsi dal nulla, li ho visti passare ed aprire il corteo in due in gruppi di una ventina di persone, senza un ordine preciso. Più tardi avrei saputo che si sarebbero radunati, poco più avanti, nei pressi del Colosseo come a formare un blocco. Sono gli attimi precedenti all’inizio della guerriglia. A questo punto all’altezza di Via Merulana la situazione è precipitata come tutti ben sanno. Ma occorre precisare alcune cose riguardo la gestione dell’ordine pubblico in quei frangenti.

Gli scontri in Via Merulana non erano ancora iniziati quando le forze dell’ordine hanno sgomberato una Piazza San Giovanni stracolma di gente con idranti e manovre circolari dei blindati. La piazza in quel momento era occupata da gente che non aveva preso parte al corteo per un motivo o per l’altro, gente con difficoltà motorie che ha preferito recarsi direttamente in piazza o anziani, famiglie e tanti giovani. Il corteo non era ancora arrivato in piazza, come confermato da una testimonianza importante fornita da una signora, incontrata in metropolitana sulla via del ritorno, che era in Piazza San Giovanni appena prima dell’inizio dell’assedio. Lei racconta di una situazione tranquilla in piazza, una tranquillità interrotta all’improvviso ed inspiegabilmente quando in lontananza si è intravisto l’arrivo del corteo. Le forze dell’ordine hanno iniziato ad allontanare la gente con l’uso degli idranti, tanta gente non si spiegava cosa stesse succedendo e pare che in un primo momento non sia nemmeno fuggita per lo stupore, in pochi minuti la piazza era libera ma molta gente non era comunque riuscita ad uscire perché quasi tutte le strade di accesso alla piazza erano bloccate da blindati delle forze dell’ordine. In quel momento è arrivata una prima reazione dalla parte della gente presente in piazza. Qualcuno ha gridato “assassini”, qualcuno ha aggredito gli agenti. Ora la precisazione è doverosa, si sta parlando di persone comuni che di fronte ad una violenza inspiegabile delle forze dell’ordine hanno provato a fare qualcosa. Questi non sono “black bloc”.

E sul discorso “black bloc” sono state fatte inumerevoli generalizzazioni e dette una marea di falsità. La gran parte delle foto presenti sul web ritraggono persone munite di casco e mazza accusate di essere parte del blocco nero. Occorre distinguere tra due diversi “nuclei violenti” all’interno del corteo. Una parte facenti parte dei servizi d’ordine dei diversi spezzoni o di nuclei antagonisti che la violenza non la rinnegano ma che con le devastazioni di Roma non hanno nulla a che fare. L’altra parte era composta da cani sciolti, qualcuno dirà perlopiù ragazzini, altri (con evidenti prove fotografiche) diranno che erano presenti numerosi infiltrati delle forze dell’ordine all’interno del blocco nero. La mia riflessione punta a sottolineare il fatto che accomunare queste due realtà costituisce un danno per l’immagine dell’intera manifestazione. Accomunare gente che dice di non tirarsi indietro in casi di scontri o aggressioni immotivate da parte dellle forze dell’ordine ad altri che dichiarano di essere lì con il solo scopo di bruciare tutto è una generalizzazione pericolosa. Per quanto in non condivida l’uso della violenza, in questo caso non mi sento di condannare coloro che contro i black bloc sono intervenuti, coloro che al contrario delle forze dell’ordine hanno provato ad isolarli dal corteo e coloro che durante l’assedio della piazza hanno aiutato gente impreparata a mettersi in salvo. Ripeto: la mia non è una presa di posizione a favore della violenza, ma una distinzione netta per capire come stanno le cose, chi tra cittadini comuni e gruppi organizzati è intervenuto contro i vandali ha salvato la faccia all’intero corteo probabilmente. Perché se ora si parla solo di scontri per lo meno si dice che qualcuno ha provato ad isolare i violenti. In caso contrario per la stampa saremmo stati tutti black bloc. I “black bloc” (se così li si può definire, visto che studiando alcuni dossier in cui si parla delle loro strategie e dei loro metodi d’azione c’è qualcosa che non va) non facevano parte del corteo, non manifestavano in modo diverso gli stessi ideali e lo dimostrano frasi eloquenti come “Ci fottiamo il corteo!”.

Un’ultima precisazione che meriterebbe un post a sé stante. Riprendendo il discorso accennato della gestione dell’ordine pubblico, fanno riflettere alcune dichiarazioni della questura di Roma in merito al fatto che nessuno sia interventuo quando già in Via Cavour bruciavano auto e si infrangevano vetrine. Pare che la strategia fosse proprio quella di lasciare che il corteo procedesse indisturbato al fine di non provocare tensioni con una presenza spropositata degli agenti. Ma viste le dichiarazioni delle ultime ore di molti politici ci sarebbe da riflettere. Tornare alla legge Reale…e per tornare a quei livelli c’era bisogno di un pretesto bello e buono. Qualcosa può far pensare che qualcuno abbia voluto i disordini per legittimare provvedimenti liberticidi come la legge Reale bis e l’annullamento della manifestazione FIOM di sabato prossimo. Ma non basta. Infiltrati? Sì, forse…ma soprattutto perché? E’ un caso secondo voi che solo quando il governo Berlusconi affoga nella sua merda spuntano i black bloc? Ed è anche un caso che proprio quando anche la Chiesa Cattolica sembra aver definitivamente voltato le spalle al Governo i nostri eroi si siano concessi di profanare luoghi di culto?
La verità è alla portata di tutti, spegnete le tv ed approfondite le vostre ricerche sul web. Hanno affossato le ragioni di questa mobilitazione e spostato l’attenzione da fatti gravi, come il presidente del consiglio intercettato a dire “assedieremo la procura di Milano”, su scontri che nulla hanno a che vedere con il movimento. La sconfitta peggiore l’ha subita l’informazione. Chi sarà quel pazzo che ricorderà il 15 ottobre in modo diverso dall’assedio di Piazza San Giovanni?

Seven

Precedente Crescita o degrado? Successivo Il riscaldamento globale -purtroppo- ulteriormente confermato