Repressione tecnica.

14 Novembre 2012: sciopero generale europeo. Serviva una mobilitazione europea, il primo sciopero generale europeo, per dare una risposta alle politiche di austerity imposte ai governi dei diversi Paesi del continente, che stanno avendo effetti catastrofici sulle fasce sociali più deboli e sui lavoratori dipendenti. L’idea è partita dal sindacato portoghese ed è stata subito accolta dalla CGT, il principale sindacato spagnolo, per poi essere rilanciata dalla CES (confederazione sindacati europei) che ha lanciato questa mobilitazione, probabilmente la prima di una lunga serie. Tra le altre, alcune sono state già annunciate ( cliccare per le date annunciate ) nel corso del Social Forum europeo (Firenze 10+10) svoltosi a Firenze dall’8 all’11 novembre di questo anno. Sono scesi in piazza cittadini, lavoratori, precari, studenti e disoccupati di 25 Paesi europei, in Italia si è manifestato in 87 città e il clima di forte tensione che ne è scaturito è sfociato nell’ennesima ondata di repressione ad opera delle forze dell’ordine. Ennesima riprova di quanto questo governo, tecnico o no, sia nato sulla base della repressione e su di essa fondi la sua esistenza (ragion d’essere). Un governo che non ha nemmeno un elettorato da accontentare – non essendo stato eletto dal popolo ma messo lì da ben noti poteri oscuri, dei quali è superfluo parlare – può permettersi di tutto e di certo non risulta più sensibile all’ascolto della ragioni della protesta di quanto lo siano stati i suoi predecessori. Un governo al di sopra della democrazia, talmente al di sopra che teme ogni forma di difesa della stessa e la reprime negandole la ragione di esistere. Un governo lasciato libero di fare anche dall’atteggiamento passivo del sindacato confederale, una struttura obsoleta che oltre ad essere inutile rischia di diventare dannosa ai fini della difesa dei diritti dei lavoratori e all’emancipazione sociale degli stessi. A cosa serve avere milioni di iscritti (che di fatto mantengono in piedi la struttura) se non si può far contare la propria voce nelle piazze per provare a resistere all’ultimo atto dello smantellamento dei diritti dei lavoratori? Chi si aspetta che una struttura che ha senso in un clima di vessazione e ricatto abbia interesse a lottare per attuare forme di welfare che porterebbero all’azzeramento dello stesso ricatto in atto ai danni dei lavoratori?

La politica, da parte sua, resta a guardare, incapace di fare opposizione, nei fatti, alle manie di austerity di questo governo di repressione tecnica, ma sempre pronta al “lotta dura sarà”, contro la stessa austerity della quale si è resa complice, nei proclami elettorali che passano per il reality show delle primarie dove vige il “non facciamoci del male”.

E, come se non bastasse, alle scelte dagli effetti tragici sul piano sociale, si aggiungono le provocazioni di alcuni ministri del governo tecnico che, non paghi di avere smantellato ciò che restava del futuro di una generazione precaria, si prendono gioco della stessa. Tanto a smorzare il clima di rabbia e tensione, appositamente creato per delegittimare e successivamente azzerare la protesta, ci pensano i manganelli impugnati dalle forze dell’ordine che sfogano, su quelli che potrebbero essere i loro figli, una violenza brutale atta solo a soddisfare i capricci, sottoforma di ordini, degli stessi vertici dello Stato che non si sono mostrati con loro più rispettosi di quanto non lo siano stato con operai, precari, disoccupati e pensionati. Lo stesso stato che, probabilmente, sta impedendo ai loro figli e nipoti di avere un futuro dignitoso per il semplice fatto di non essere figli o nipoti di qualcuno che conti; che investe in grandi opere inutili tagliando sulla sanità, l’istruzione e la cultura.

Le scene viste oggi in alcune delle cariche ai cortei di Milano e Torino sono l’esempio di come un’intera generazione, non avendo più nulla da perdere, abbia scelto di non restare impassibile di fronte alla violenza sociale quotidiana messa in atto dal governo e dalla violenza fisica attuata dalle forze dell’ordine, affinché tutto proceda senza intoppi di alcun genere; di come difendersi in piazza da chi dovrebbe proteggerti diventi un dovere necessario. A Roma si sono visti cittadini strappare studenti inermi al pestaggio degli agenti, ribellandosi ad un abuso di potere immotivato, troppo spesso impunito e legittimato. Ora che anche la gente comune ha capito da che parte stare sarebbe il caso che anche le pecorelle decidessero di uscire dal recinto. Non può esserci solidarietà per nessun agente (ferito o no che sia) che massacra il futuro di una nazione per uno “sfrenato senso del dovere” che chiameremo servilismo. Piena solidarietà va invece alle vittime dei pestaggi, agli arrestati e a tutti coloro che rispondendo alle vili aggressioni dei sicari dello stato si sono scontrati a viso aperto con un sistema troppo più forte di loro per perdere la battaglia in una guerriglia urbana (astutamente organizzata e provocata), a tutti coloro che ci hanno messo la faccia (in tutti i sensi) per opporsi a questo lungo oltraggio ai diritti democratici.

E che nessun autorevole guru della legalità provi a chiederci che bisogno ci sia di andare in manifestazione con caschi e protezioni se non si cerca lo scontro fisico e che bisogno ci sia di deviare il corteo dal percorso autorizzato. A costoro non risponderemo che una manganellata, per quanto tecnica possa essere, fa sempre male e per questo occorre dunque proteggersi e che un corteo in un percorso prestabilito non è altro che una patetica sfilata in una gabbia, che il reale scopo di uno sciopero è quello di causare disagio anche bloccando una città, così da far porre delle domande a coloro che questo disagio lo subiranno. Non risponderemo, perché dall’alto dei loro prestigiosi piedistalli televisivi e del loro status di intellettuali innalzati a simbolo di una sinistra decadente, le piazze non le hanno mai frequentate e certe cose non le capirebbero e non le vorrebbero capire.

“Sia maledetto il soldato che spara contro il suo stesso popolo.”_Simòn Bolivar

Seven

 

 

 

 

 

 

 

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