Recensione di “Essere Skinhead – Birra, boots e Oi!” di Ruggero Daleno

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Recensire un libro di qualcuno con cui sei a stretto contatto, un compagno di lotta non è affatto cosa semplice. Si rischia di scivolare in inutili e patetiche sviolinate, dettate dall’affetto e dalla tristezza generata dal particolare momento in cui il libro è stato scritto, che rischiano di far perdere di vista i contenuti del libro stesso.

Essere Skinhead, di Ruggero Daleno, è un libro che parla di militanza ma ha qualcosa di diverso dalla letteratura del settore. Non è il classico racconto intriso di analisi politica, illeggibile ai più. L’autore utilizza questo libro per raccontare se stesso e la sua esperienza di repressione e lo fa descrivendo i tratti salienti della “sottocultura” (anche se ci sarebbe molto da discutere sul termine) alla quale ha deciso di appartenere e della quale è protagonista; attraverso la sua crew, la Dusty Boots Brigade, e la sua esperienza di militanza, come già accennato. Militanza Antifascista che si traduce in stile di vita e pratica quotidiana; attraverso la sua musica che fa da sfondo a quelle lunghe giornate, costretto tra quattro mura, che non accennano a terminare. Non un diario di prigionia ma un modo costruttivo per canalizzare la rabbia e l’ansia accumulata, la delusione verso una società che sacrifica e reprime i suoi figli migliori e la tristezza per un futuro incerto. Le emozioni, i sentimenti, le angosce si palesano attraverso un linguaggio diretto ed esplicito che ha il pregio di rendere scorrevole la lettura e lasciarci, almeno per un po’, capire quali sono i giri perversi che la mente compie quando quattro mura ed una detenzione forzata ti impediscono fisicamente di vivere la tua vita, costringendoti a ripercorrerla passo passo per non impazzire.

Le conseguenze di una misura cautelare come gli arresti domiciliari sono note, attraverso le parole di Ruggero, senza mai il bisogno di entrare nel merito attraverso analisi tecniche. Lo scopo di essi, spacciato per rieducativo e di alleggerimento della pena, appare in tutta la sua infame meschinità: l’azzeramento della rete di legami sociali che ti portano, secondo gli occhi di chi reprime, ad essere un problema-pericolo per lo Stato, la condanna per il tuo stile di vita prima ancora che per le tue azioni.

Ne consegue una reazione di orgoglio Skinhead, da parte dell’autore, nel ripetersi che rifarebbe tutto, che nessuno riuscirà mai a renderlo come vorrebbe e, soprattutto, che ciò che gli sta succedendo è un ulteriore stimolo per ripartire facendo esattamente ciò che faceva prima. Perché in fondo, per lui, l’unico modo per sopravvivere è avere la mente fuori da quelle mura, nell’amato pub con la fedelissima birra, nei concerti con i compagni di baldoria e di sbronza, nelle serate che terminano con una rissa o rincorrendo una qualche tipa appena conosciuta.

Sarebbe superfluo a questo punto svelare altri dettagli del libro. Leggerlo porterà molti militanti a ritrovarsi in molte delle parole e delle situazioni descritte e tutti gli altri a riflettere sul rapporto con “la strada”, quel posto infame capace di toglierti tutto in pochi istanti dal quale, però, si può imparare tanto.

 

Il libro è edito per Red Star Press e distribuito da Hellnation e sarà disponibile in tutte le distro, su www.redstarpress.it o contattando direttamente l’autore. Il ricavato delle vendite andrà in sostegno al progetto “Nonsolo Marange – cassa di resistenza e supporto legale”.

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