R.I.P. Vittorio.

Quando è arrivata la notizia del rapimento è stato un rapido susseguirsi di incredulità, rabbia e paura…una domanda su tutte: perchè un gruppo islamico dovrebbe voler vedere morto Vittorio? Lo scetticismo sulle prime informazioni mi ha subito fatto pensare ai servizi segreti del governo israeliano ma volevo non crederci, forse per la consapevolezza che se così fosse stato di certo Vittorio non ne sarebbe uscito vivo. Presagio che si è fatto sempre più insistente e veritiero dopo un confronto con canali di informazione meno ufficiali, ma di certo più attendibili. In serata, infatti, ho appreso che il gruppo salafita artefice del rapimento di Vittorio Arrigoni fosse conosciuto da tutti meno che le autorità palestinesi ed ancor meno dagli abitanti della strisci di Gaza. Il gelo è arrivato quando ho letto queste righe:

“Fonti ufficiali del governo di Gaza hanno dichiarato alla nostra redazione che non esiste alcuna organizzazione legata ad al-Qa’ida a Gaza, ma si tratterebbe, invece, di una realtà creata dall’intelligence israeliana per fomentare conflitti interni a Gaza, che si avvale di “manovalanza” locale, indottrinata e convinta di rappresentare il network di Bin Laden…”

Stamattina la notizia del ritrovamento del suo corpo…ero preparato a questa eventualità ma, come spesso succede in questi casi in cui la speranza è l’ultima a morire, lo sgomento e la rabbia hanno preso il posto di quella speranza ed il dolore non sono riuscito a nasconderlo. Vittorio vorrei ricordarlo prima di tutto come un amico, unendomi alle mille voci che in queste ore stanno circolando sul web, pur non avendolo mai conosciuto di persona. Un amico perchè uno di quei modelli da imitare e che danno un senso alle mille battaglie quotidiane per le quali si finisce col sentirsi soli. Vittorio è arrivato a Gaza nell’estate del 2008 in uno dei due battelli umanitari del “Gaza Freedom Movement” che carichi di aiuti violavano con successo il blocco navale presente nei mari di Gaza dal 1967. A Gaza Vittorio si è sempre speso per aiutare la popolazione, vittima di assedio israeliano da quasi mezzo secolo, anche facendo da scudo umano a contadini e pescatori, a cui Israele non permetteva di raggiungere i propri campi da coltivare o di effettuare battute di pesca, sparando loro addosso. Fu proprio in una di queste operazioni umanitarie che avvenne uno dei suoi due arresti ai quali seguirono torture con la successiva sua espulsione dai Territori da parte di Israele. Ma poche settimane dopo Vittorio decise di ritornare a Gaza a suo rischio e pericolo su un altro battello del “Gaza Freedom Movement”, non se la sentiva di lasciare solo quel popolo che stava via via diventando il suo popolo. Ma il peggio doveva ancora venire. Nel dicembre 2008 infatti ebbe inizio l’operazione militare israeliana denominata “Piombo Fuso” e Vittorio fu uno dei pochi a non abbandonare Gaza in quel periodo e quindi l’unico giornalista italiano ad offrire la testimonianza quotidiana del genocidio, a base di bombe al fosforo, che si stava consumando mentre tutti tacevano, complice l’assenza di giornalisti e membri dell’informazione nazionale sul territorio.

A Gaza poi Vittorio è tornato circa un anno fa e non l’ha più lasciata fino al giorno del suo rapimento. Le sue testimonianze quotidiane su tutto ciò che in quei territori avviene ogni giorno, divenute uno dei più importanti punti di riferimento sulla questione Palestinese, sono uno dei tanti attestati della dedizione con la quale Vittorio si stava dedicando alla causa del popolo Palestinese, che lo amava e che ora piange la sua morte molto più del popolo italiano, sempre più specchio del suo governo, che si sta battendo per l’entrata nell’Unione Europea della democratica Israele. Vittorio riceverà i funerali di stato da parte delle autorità di Hamas nel suo paese…la Palestina appunto. In Italia non riceverà più dei due messaggi di cordoglio da parte dei Presidenti della Repubblica e della Camera, di certo potrà scordarsi i funerali di stato e di rientrare tra “i miei ragazzi” del Ministro della Difesa Ignazio Larussa. Proprio qualche giorno fa Vittorio scriveva sul suo blog delle discutibili parole del Presidente del consiglio Silvio Berlusconi che dichiarava che avrebbe impedito con tutti i mezzi la partenza del prossimo battello della Freedom Flotilla, diretto proprio a Gaza. Non so di certo chi abbia voluto la sua morte, ma tutto fa pensare che l’avvertimento al mondo sia chiaro e preciso: “Gaza è una questione che non vi appartiene”. L’unica certezza in questo momento è che Vittorio è un EROE che sarebbe tranquillamente potuto essere altrove ma ha scelto di dedicare la sua vita ad un popolo che la storia ha dimenticato…non percepiva un cospicuo stipendio per la sua missione di pace e non andava in giro a sparare civili in cerca di petrolio per qualche oscuro padrone. Un eroe diverso…un partigiano che ha combattuto con le armi della pace l’oppressione di un popolo…un EROE VERO.

Mi sembra doveroso concludere con la frase che chiudeva ogni suo collegamento da Gaza…RESTIAMO UMANI.

Seven

 

Fonti:

http://guerrillaradio.iobloggo.com/

http://infopal.it/

 

 

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