Quella cruenta normalità – Un “tranquillo” venerdì della rabbia ad Ofer.

foto da Nervo che osserva: https://www.facebook.com/Nervo-che-osserva-813132448791753/?fref=ts
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Sono le dodici di un venerdì, uno come tanti altri venerdì della rabbia. Mi trovo sul balcone a fumare una sigaretta ed eccolo che arriva, il suono della preghiera delle dodici. E’ quasi come un richiamo. Guardo nel vuoto e la mia mente si prepara alla demo che verrà. Mi piace pensare che in tutta la Palestina il venerdì alle dodici, la gente  provi le stesse emozioni, le stesse ansie e la stessa rabbia. E’ un momento comune a tutti, un momento di “preparazione”, un momento di consapevolezza di quello che sta per accadere.

Riesco già a sentire l’odore dei gas, perfetto, siamo pronti, si parte!
Siamo fuori dal carcere di Ofer  dove sta per cominciare la demo. Ci saranno una quarantina di persone, gli shebab cominciano a lanciare sassi contro i soldati, inizialmente sono 5, poi diventeranno sempre di più.

La tensione sale ma non troppo per quello che è lo standard di Ofer.
Per circa due ore si continua fra sassi e lacrimogeni, qualche molotov e qualche bottiglia con dentro della vernice. È molto tranquilla oggi, mi dicono , penso che è una fortuna dato che è la mia prima volta qui ed ero un po’ in ansia. Mi tranquillizzo e scatto foto.
Dopo un po sento un rumore diverso, “che cos’è?”chiedo e con tutta la calma di questo mondo mi viene detto “pallottole di gomma”!
Di nuovo , sempre quel rumore , ancora e ancora e ancora.
Ad ogni sparo , ad ogni pallottola sento un calore dentro. Il mio corpo si abbassa automaticamente e le mie mani coprono la testa. Ormai non devo più pensarci, ormai riconosco il suono .
Quando è gas devo aspettare che cada e vedere dove va il vento , quando è altro il mio corpo va in automatico.
Gli shebab tirano i sassi contro i militari e loro sparano, è la prassi. Ma cosa è successo? Tutti cominciano a correre, non capisco!
un ragazzo mi chiama e a gesti mi fa capire che qualcuno è stato colpito in testa e mi dice “vieni! vieni!” Blocco, vuoto!

E adesso che faccio ? Me l’ha detto con una tale tranquillità … che cosa faccio?

Vado verso di lui, dalla stradina in basso vedo  arrivare il ragazzo ferito. Ha una mano sul capo, da lontano posso vedere il suo sangue che corre lungo la testa, la pallottola lo ha preso “solo” di striscio.
“No foto” mi dice.

“Va bene, no foto”.
Gli altri ragazzi lo prendono in giro , ridono e gridano quel verso che è tipico degli indiani,  quasi a voler celebrare il compagno che è stato colpito. Lo circondano,  gridano e ridono e sorrido anche io.

Sta diventando quasi normale vedere un  ferito, ma come può esserlo? Come può essere la normalità che un ragazzo venga colpito alla testa da un proiettile? Che lui rida mentre del sangue scorre lungo il suo viso? È normale è solo ferito, è vivo!
La demo di oggi a Ofer finisce così, con un commento:  “è stata tranquilla oggi”.

 

Nervo che osserva.

Foto da Nervo che osserva: https://www.facebook.com/Nervo-che-osserva-813132448791753/?fref=ts
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Articoli precedenti:

Palestina – Demo del venerdì a Nabi Salih.

Palestina – Pasqua ebraica e repressione

Una giornata tipo nei territori occupati

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