Queer Life. Non solo un semplice progetto fotografico.

queer life

Noi di Oltreilguardo siamo lieti di supportare e promuovere Queer Life.

Il 17 Maggio presso l’Auditorium Spazio Binario di Zola Predosa, Bologna, verrà presentato per la prima volta Queer Life. Per sapere di più sull’evento basta visitare il sito www.paolaluciani.com

 

Qui di seguito l’intervista alla fotografa Paola Luciani.

 

Sapete cosa significa la parola “Queer” ?

È partito così, il progetto Queer life di Paola Luciani, con una semplicissima domanda sul significato di una parola e mi confessa subito che è stato il fatto di ricevere le più disparate e stravaganti risposte sull’argomento a spingerla sino al punto di intraprendere questo percorso fotografico e non solo.

In realtà il tutto nasce ancor prima, nasce dal suo modo di fotografare. Mi racconta di come approccia con i suoi soggetti, di come durante la sessione fotografica instauri una via di comunicazione volta a “fotografare gli stati d’animo” e far uscire parti nascoste delle persone che fotografa; mi spiega che dopo l’incontro con la psicologa Elisa Lucchi ha scoperto che questo suo modo di fotografare si può ben adattare a uno stile di fotografia preciso: la fotografia terapeutica. Ed è di qui che parte Queer Life, dopo diversi studi sulla fotografia terapeutica curati dalla psicologa Lucchi, Paola ha deciso di intraprendere un progetto ex-novo, abbinando anche un percorso di fotografia introspettiva in modo da riuscire a far venir fuori la persona, non solo dal punto di vista visivo com’è ovvio che una fotografia faccia, ma soprattutto nella sua parte più intima.

Ha fotografato dieci soggetti diversi, tutte persone comuni, alcuni di loro non avevano neanche mai posato per delle fotografie. Eppure, mi spiega Paola, sono riusciti a tirar fuori quello che neanche loro sapevano di avere. Per ogni soggetto sono stati allestiti due shooting uno dove, era la fotografa a decidere come ritrarre la persona e l’altro dove era la psicologa a far sì che ogni soggetto tirasse fuori, attraverso un’intervista, il suo lato Queer da mostrare in fotografia. “Ognuno di loro rappresenta una sfaccettatura Queer e il modo in cui hanno deciso di farsi fotografare vuole raccontare questa loro caratteristica.”

Paola non mi spiega cosa significa la parola Queer, mi invita a vedere la sua presentazione del lavoro che, chiarisce, non sarà una semplice mostra fotografica ma un vero e proprio spettacolo, dove le fotografie esposte accompagnate con le interviste fatte dalla psicologa, saranno solo la cornice di un evento in cui si parlerà del mondo Queer a 360°. È entusiasmante il modo con cui mi parla del suo lavoro, della sua voglia di integrare la fotografia con altre arti affinché possano supportarla e completarla e dell’importante contributo al progetto arrivato da diverse parti, come quello della professoressa Raffaella Baccolini dell’Università di Bologna che ha redatto la presentazione del progetto ( il suo lavoro è scaricabile qui )  e quello del L’Acchiappasogni , che ha avviato dei gruppi di sostegno al coming out.

Le chiedo come il suo progetto possa essere anche un modo per andare contro l’omofobia e le discriminazioni di genere, e lei è sicura nel dirmi che l’arte, più di qualsiasi altra cosa può rompere le barriere, arrivare a tutti e far superare quei preconcetti, in cui troppo spesso è chiusa la realtà Queer.

Il suo scopo è far uscire la parola Queer fuori dagli ambienti Queer, far sì che se ne parli tra la gente, nelle scuole, ecco perché è entusiasta nel dirmi che la presentazione avverrà in un auditorium comunale (l’iniziativa è infatti patrocinata dal Comune di Zola Predosa) e non in un’associazione, e ne sono entusiasta anche io che mi ritrovo pienamente d’accordo sull’argomento.

Paola non mi spiega il significato della parola Queer, no, non lo fa e io non glielo chiedo, perché Queer infondo è un modo di essere, è una caratteristica, è una parte della nostra personalità, è un piccolo puntino colorato e io la ringrazio per averlo fotografato, per averlo fatto uscire anche solo nelle persone ritratte, per far sì che sia visibile a tutti e non poteva che lasciarmi con una frase più bella “Quando concludo la presentazione del mio lavoro dico sempre la stessa frase… in fondo c’è una piccola parte Queer dentro ognuno di noi, basta cercala.”

queer life

 

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