A punk prayer

Immagini sgranate e sfuggenti di donne intente a preparare una rivoluzione, sguardi decisi e senza paura, volti sempre coperti davanti a qualsiasi telecamera, perché dietro quelle azioni potrebbe esserci qualsiasi persona, qualsiasi donna.

No, non siamo negli anni ’70 e neanche in paesi lontani dalla nostra vita, eppure sì, hai sentito ancora quella parola, incompresa il più delle volte, rimasticata negli anni, deteriorata nel tempo… Femminismo. E per di più accostata alla parola Punk.

Ma la storia, perfettamente raccontata nel documentario Pussy Riot – A Punk Prayer, prende un’altra piega, va ben oltre queste due ideologie e si scontra con la realtà di un paese come la Russia, con una religione che pesantemente si adagia nelle vite dei cittadini e nelle aule di giustizia.

Tre componenti del gruppo musicale punk Pussy Riot, femminista e politicamente impegnato, vengono arrestate e incriminate di teppismo e istigazione all’odio religioso, dopo aver provato a mettere in scena una delle loro esibizioni nella Cattedrale di Mosca.

Sfrontate e istruite, forti nei discorsi e mai scoraggiate, determinate nell’intento di far venir fuori la verità all’intero paese, questo è ciò che più trasmette il documentario.  Più di ogni definizione, politica o ideologica, questo documentario ci mostra cioè che realmente ha mosso le coscienze di queste donne e che ancora continua a tener in vita questo gruppo.

“Aprite tutte le porte, spogliatevi delle vostre divise, venite e assaporate con noi la libertà.”

Consigliato a tutti coloro che credono che non ci sia più nulla per cui lottare.

 

Precedente La Valle dello Jato Successivo 20 giugno, Giornata Mondiale del Rifugiato