Primarie del centrosinistra…#oppureasinistra?

 

Si va ai tempi supplementari. Ci vorrà il secondo turno per conoscere chi tra Renzi (P.D.) e Bersani (P.D.) sarà il candidato premier della coalizione di centro sinistra (un modo originale per chiamare le primarie del P.D.). E chi (non) se lo sarebbe aspettato?

Ecco quindi che va avanti il patetico teatrino che vede il “nuovo che avanza” osare contrapporsi al vecchio gerarca (a voler essere ottimisti), che poi tanto si sa che chiunque dei due vada al potere in questo fottutissimo Paese (si può dire “fottutissimo” o rischiamo di offendere i moderati ed i loro alleati moderatamente di sinistra?) sarà costretto a stare alle condizioni dell’altro per poter fare i cazzi suoi. Della serie “io voto i tuoi provvedimenti e tu non ostacolare i miei”. Quindi una competizione del tutto fasulla, mediatica (e non solo vista l’affluenza), per far credere agli elettori che davvero hanno il potere di scegliere tra un moderato ed un moderato, tra un estimatore di Marchionne (salvo poi clamorosamente ritrattare) ed uno smantellatore dell’articolo 18, tra un sostenitore del Sì al referendum di Pomigliano ed un sostenitore del Sì al referendum di Pomigliano, tra uno che per opporsi ad un eventuale Monti-bis passa tre quarti della campagna elettorale in riunioni segrete con discutibili personaggi dell’alta finanza mondiale e banchieri ed uno che per opporsi ad un Monti-bis continua ad appoggiare il governo Monti.

La vera notizia, in tutto ciò, è, probabilmente, la disfatta di Nichi Vendola. Va anche detto che quest’ultimo non se l’è mai giocata, che la sconfitta era a tratti prevedibile, che, quasi quasi, giocasse per perdere, per pesarsi in termini percentuali sulla futura spartizione di poltrone. Vendola non ha mai rappresentato un’alternativa non essendosi mai esposto più di tanto sui temi che lo avrebbero potuto contraddistinguere dai suoi concorrenti. Discutibile la sua stessa discesa in campo, perché anche in caso di vittoria delle primarie sarebbe contato poco e nulla come futuro premier (di sinistra?) in una maggioranza largamente dominata da democratici della peggior specie. Ma anche a livello teorico, come può un (presunto) antiliberista appoggiare una coalizione (o partito?) fatta di personaggi che continuano ancora a sostenere il governo delle banche, dell’austerity, dello smantellamento dello stato sociale? Come può uno dei promotori del referendum per salvare l’articolo 18 allearsi con chi l’articolo 18 lo ha smantellato? Senza parlare della diversità di vedute sulla TAV e le grandi opere, sul nucleare ed energie alternative. Forse ci sarebbe da mettere in discussione la sua reale natura di antiliberista, ecologista, uomo di sinistra. E’ un dato di fatto, è troppo facile essere quello più a sinistra in una coalizione di centristi. E’ più rischioso, invece, pensare alla costruzione di un progetto che unisca tutte le forze di sinistra, partendo dai movimenti, e che miri a traguardi nel lungo termine, che non avverta la necessità di movimento (o di sfruttare i movimenti?) solo a ridosso della campagna elettorale. Rischioso per la struttura (partitica) che va salvaguardata accaparrandosi quante più poltrone possibili. E le parole di Vendola, a ridosso dei primi dati ufficiali sulle primarie, ne sono la prova: “Bersani dovrà guadagnarselo il mio appoggio”.

Altro che SYRIZA.

La spartizione è appena iniziata. E’ ora che Nichi scelga da che parte stare: spettatore, al governo senza governare #oppureasinistra?

Seven

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