Prima del calcio di inizio.

Brasile 2014

Il mio primo ricordo calcistico risale ai mondiali del ’90. Ricordo ancora bene l’esultanza di Totò Schillaci, i fischi dell’Olimpico contro Diego e la finalina di consolazione di quelle notti mica poi tanto magiche. Avevo 4 anni e con il passare del tempo avrei seguito campionati di seria A, coppe europee e partite della nazionale. Ricordo ancora a memoria le formazioni della juve e della nazionale dal 1990. Giocavo a calcio per strada, giocavo a calcio a “scuola calcio”, al catechismo ed a scuola quando possibile, giocavo a pallone in spiaggia d’estate. Presto mi accorsi che il mondo del calcio non era genuino come le partite per strada. Con palloni di cuoio spesso comprati con una colletta tra amici, o troppo sgonfi o così duri da non riuscire nemmeno a calciare, su quelle strade asfaltate molto meno soffici dell’erbetta della serie A, con le porte costruite con un mucchio di pietre, le macchine che facevano lo slalom per passare e gli automobilisti che si lamentavano per le pallonate.  Fare carriera con il calcio era, per molti di noi, un sogno. In quelle partite in strada una massa chiassosa, proveniente dal proletariato e sottoproletariato di periferia, priva di talento od altre aspirazione cercava inconsapevolmente una forma di riscatto. Le sudate dei pomeriggi d’estate e le ginocchia escoriate erano qualcosa di unico ed un’inspiegabile fonte di gioia. Ciò che c’era intorno al tirare calci ad un pallone era però qualcosa di diverso. Dai gestori di scuole calcio che stroncavano sul nascere talenti indiscussi per i propri tornaconti personali, al sistema economico che ruotava intorno al calcio professionistico, alle pay tv ed alla falsa retorica della violenza negli stadi. Ero consapevole già allora di tutto ciò , ma improvvisamente quando iniziava il campionato tutto ciò passava in secondo piano. Che colpa poteva avere lo sport? Quando c’erano i mondiali provare a vedere tutte le partite era un obbligo. Li aspettavi per quattro anni anche solo per poter vedere il  tuo campione preferito portare la nazionale alla vittoria con le sue giocate e poter prendere in giro gli amici di altre squadre che non avevano giocatori degni di nota in nazionale.

Quest’anno non seguirò i mondiali. Mondiali che si disputeranno “nel Paese del calcio” e che si sono fatti strada mietendo vittime proprio tra quelle persone che vedono nel calcio una delle rare vie di uscita da un’esistenza al di sotto della soglia di umanità. Un sogno infranto per tanti individui costretti ai margini del mondo in funzione di un sistema che dalle favelas date alle fiamme alla periferia di una grande città europea ha sempre lo stesso aspetto, vile e spietato, quello del profitto e della speculazione.

Quest’anno non seguirò i mondiali.  Non per quella insana e penosa usanza, diffusasi negli ultimi tempi, di apparire al di sopra della massa facendo scelte contro corrente. E’ troppo facile atteggiarsi ad attivisti dei diritti globali quando non si ha nulla da perdere. Come previsto in tanti, rivoluzionari da tastiera, stanno urlando al mondo il loro no a questi mondiali. Molti di loro però non hanno mai seguito il calcio. Mi chiedo quale sia il loro enorme sacrificio per la lotta di classe se i mondiali non li avrebbero guardati a prescindere. Tanto più se hanno le lotte, gli sgomberi, i pestaggi a due passi da casa propria e non fanno nulla per essere parte di quella macchina che in ogni territorio, stato e contesto tenta di scardinare un nemico comune scontrandosi con una repressione più o meno tragica a seconda dei casi. Ciò che è accaduto in Brasile (con le dovute distinzioni legate alla tragicità con cui si sono consumati i fatti) non è molto diverso da ciò che ogni giorno accade qui in Italia quando si corrompe, devasta e reprime per la realizzazione di “grandi opere”.  Dove si trova questa massa critica, indignata e rivoltosa quando per le strade ci si sporca le mani per dar voce ad una protesta altrimenti solo “digitale”?
Ma si sa, dichiarare di non guardare i mondiali tra una bevuta e l’altra con gli amici fa molto chic e quindi perchè perdere occasione di seppellire i propri fallimenti personali nelle lotte quotidiane con un’aura da spirituale di tutto rispetto?
Io non guarderò questi mondiali, l’ho deciso più di un anno fa e tra l’altro già prima non mi riconoscevo in quel tricolore . Ma non perchè fa figo, non mi vergogno di dire che soffro enormemente, che il calcio per me, che non sono cresciuto in una favela, ma che giocavo le partite per strada con gli amici fino a notte fonda è stato un sogno per buona parte della mia vita.

Sabato, 14 giugno 2014 – ore 22:17. Prima del calcio di inizio.

 

“Ma più di ogni altra cosa, imparate a sentire profondamente tutte le ingiustizie compiute contro chiunque, in qualunque posto al mondo. Questa è la qualità più importante di un rivoluzionario.”_Ernesto Chè Guevara

Approfondimenti:

Media e movimenti nel Brasile della Coppa.

Mondiali 2014: scontri feriti e arresti in tutto il Brasile. [foto e video]

Brasile: i mondiali tra arresti, scioperi e proteste.

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