Povera Italia

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Tutti stiamo vivendo ansiosamente le vicende finanziare del nostro paese, dopo un Venerdì nero per la nostra borsa, sembrano esserci lievi segnali di ripresa, o per lo meno sembra che le agenzie di rating si stiano accanendo principalmente sull’Irlanda. Ieri, sui maggiori quotidiani italiani, abbiamo visto la pressione fatta dal ministro dell’economia Tremonti affinché si arrivi ad una manovra finanziaria rapida e condivisa entro venerdì.
Ora, lo sappiamo tutti che in tempo di crisi tutti dobbiamo essere pronti a sacrifici, dobbiamo tener duro ecc… (risparmio il solito excursus sui costi della nostra politica o sulla corruzione), ma sbirciando un po’ qua e la sulla rete si possono trovare degli interventi alquanto curiosi, che sicuramente invitano noi tutti ad una riflessione e ci sbattono dinanzi una realtà, che sempre più, ci fa rendere conto di come queste figure di giganti tecnocrati si trovino ad enunciare -a volte- dei concetti di cristallo. Di cristallo perché sembrano tesi addobbate da un tecnicismo che cela al suo interno una certa vulnerabilità.
Alexander Kockerbeck, referente dell’agenzia rating Moody’s che tiene alle strette in nostri conti, e non solo, sul sito tedesco Capital.de afferma che il sistema bancario italiano è prudente e che nel paese il sistema pensionistico si adegua all’aumento di speranza di vita, affermando che se altri paese europei avessero seguito il nostro esempio saremmo tutti un passo avanti (un po’ azzardato direi).
Peccato che questo ragionamento non tenga conto di un fattore molto importante, tuttavia alquanto logico e lineare da comprendere. Se aumentiamo l’età pensionabile –non dico che questo non si debba fare in assoluto- all’interno di un paese in cui la domanda di lavoro scarseggia, chi saranno i primi ad essere esclusi ulteriormente dal mercato del lavoro?
Domanda alquanto retorica, ma bastano pochi dati a rispondere nettamente con gli ultimi dati ISTAT risalenti primo trimestre 2011 che attestano un tasso di disoccupazione giovanile (20/30 anni) che sale al 29,4 %, Il tasso di disoccupazione dei giovani tra 15 e 24 anni aumenta dal 28,8% del primo trimestre 2010 al 29,6%, con un picco del 46,1% per le donne del Mezzogiorno. Cresce la popolazione inattiva. Il tasso di inattività si porta al 37,8%, due decimi di punto in più rispetto all’anno precedente.
Una bilancia perversa, ambigua e strana ma effettiva e molto elementare: se 4000 mila persone vanno in pensione a 65 anni, medesimamente 4000 posti di lavoro saranno negati ai più giovani. Ovviamente la speranza di vita, deve si essere accompagnata da un innalzamento dell’età lavorativa, però troppo facile dire che questo abbia salvato il sistema pensionistico italiano, oppure non recepire il fatto che in un sistema di accesso al lavoro già viziato di suo, questo non abbia influito o non influisca un po’ sul  ricambio generazionale che normalmente ci deve essere in un sistema; ancora, se nel nostro sistema non si riesce a creare nuova occupazione, non credete che tutto questo abbia un minimo di impatto sui livelli di occupazione giovanile? Non dovrebbe il ricambio generazionale garantire una certa ciclicità sistemica? Non dovrebbero esserci investimenti per incrementare la crescita e allargare il mercato del lavoro? Non si dovrebbero tagliare gli enormi sprechi e cercare di incanalarli verso fattori di sviluppo?
Invece no, di tutto ciò non si da minimo accenno. Sappiamo tutti, e non è frivola retorica, che nel nostro paese la cosa più importante è mantenere il proprio “status quo”, non andare ad intervenire il più possibile, non innovare, non modificare o migliorare, la parola d’ordine è CONSERVARE…e saranno di nuovo i numeri e i fatti a consegnarci la fotografia di paese BLOCCATO, non le affermazioni di un super ministro o un super banchiere.

 

Il grafico (eurostat) ci fa comprendere benissimo come la crescita del PIL non sia prerogativa di paesi che escono da un passato comunista, o in genere da un passato economicamente non florido, poichè abbiamo un paese come la Germania che riesce a raggiungere buoni risultati nonostante la crisi economica, dove il raggiungimento degli stessi avviene grazie alla crescita della domanda interna,  delle esportazioni e alla scelta di politiche intelligenti, ma a quanto pare, in Italia, sembra ormai fin troppo difficile trovare politici e politiche intelligenti….povera Italia!!


Martin

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