Palestina – Pasqua ebraica e repressione.

 

 

Quella che segue è una testimonianza della quotidiana repressione sui palestinesi dell’occupante sionista. Nessuna libertà di movimento, nessun possibilità di difesa…nessun diritto. Un popolo tenuto in gabbia, costretto ogni giorno a subire umiliazioni e provocazioni ma che ha deciso di non arrendersi.

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foto da Nervo che osserva: https://www.facebook.com/Nervo-che-osserva-813132448791753/?ref=ts&fref=ts
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 Pasqua ebraica, un rituale sadico.

Siamo nel pieno della Pèsach (la pasqua ebraica), una festività che dura sette giorni e ricorda la liberazione del popolo israelita. Ecco quindi che si comincia a lavorare per questa festa.  La prima cosa che abbiamo visto sono state le nuove reclute, camioncini pieni di ragazzini vestiti da militari e armati che occupano nuovi palazzi. Poi c’è stata la chiusura di tutti i check point e delle strade principali per impedire ai palestinesi di circolare nella loro città durante i giorni della festa. Camminando per le strade ci sono i coloni che “sfilano” circondati da soldati armati che li proteggono, in particolare ce ne sono uno/due ad ogni incrocio sulla strada che devono percorrere, ovviamente per evitare che i palestinesi possano, magari, attraversare la strada o avvicinarsi troppo.
Se dei palestinesi fanno gruppo e diventano più di quattro arrivano i soldati; se esci da un negozio ci sono i soldati. I bambini tornano da scuola ed ancora soldati: destra, a sinistra, davanti… soldati! Ovunque!
Non so come descrivere bene l’aria che si respira, è pesante, è straziante. Alcuni volontari fanno battute e cercano di mantenere l’umore tranquillo ma poi la notte piangono. Piangono perchè forse, a volte,  ci si sente inermi, impotenti. Perchè  non è facile vedere la gente che tortura e deride un popolo ogni giorno.  Sfilano con l’abito nuovo mentre i Palestinesi vengono rinnegati e chiusi nelle strade, costretti da muri, sbarre, soldati, fucili, gas, altre sbarre.

A volte non è facile restare lì a guardare.

post da Nervo che osserva.

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Una giornata tipo nei territori occupati. [link post precedente]

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