Palestina – Demo del venerdì a Nabi Salih.

 

 

Foto da Nervo che osserva : https://www.facebook.com/Nervo-che-osserva-813132448791753/?fref=ts
Foto da Nervo che osserva : https://www.facebook.com/Nervo-che-osserva-813132448791753/?fref=ts

Nabi Salih è un villaggio di circa 600 abitanti e fino a poco tempo fa contava una delle più numerose e belle demo in West Bank. Partecipavano donne, bambini e tutti insieme sfilavano numerosi per le strade fino alla colonia, ma qualcosa ultimamente è cambiato.

Arriviamo circa due ore prima della demo, il villaggio è deserto. Incontriamo un uomo che ci dice che possiamo attendere nella casa vicino alla stazione di servizio, ci incamminiamo verso questa casa e lì troviamo una ragazza ad accoglierci. Entriamo in casa, ci sono il padre e tre delle sue figlie, che ci offrono un bicchiere si succo d’arancia, e cominciamo a parlare. Nel frattempo arriva la moglie Boshra e i due figli maschi. Boshra non porta il velo e fuma una sigaretta davanti a noi, ha il viso di una donna che ha lottato molto. Ci spiega che lei non verrà alla demo perchè ha respirato troppi gas e il dottore le ha detto che è pericoloso per la sua salute partecipare ancora. Ci invita alla festa che si terrà dopo , per celebrare il figlio di 20 anni, che è stato rilasciato il giorno prima dopo setti mesi. Chiediamo al ragazzo perchè è stato arrestato (domanda stupida) e ci dice che il motivo è che partecipava alle demo: no reason? no reason! Ci raccontano degli episodi che hanno coinvolto tutti i membri della famiglia, la loro figlia più piccola quando aveva circa 8 anni è stata colpita da una pallottola di gomma perchè girava un video. La fanno venire tra noi e lei ci mostra il suo braccio sfregiato.

Foto da Nervo che osserva : https://www.facebook.com/Nervo-che-osserva-813132448791753/?fref=ts
Foto da Nervo che osserva :
https://www.facebook.com/Nervo-che-osserva-813132448791753/?fref=ts

La chiacchierata si conclude con una battuta sul fatto che quasi tutti i membri della famiglia erano stati in carcere. E così per quasi tutte le famiglie di Nabi Salih, tanto che adesso, per colpa della repressione che stanno subendo, le demo si sono decimate e la gente ha paura di rivnedicare i propri diritti. Salutiamo e insieme al padre andiamo al punto di raccolta. Arriva molta gente e fra loro c’è Janna Jhiad la piu piccola giornalista della West Bank (ha soli 10 anni) che ogni venerdì partecipa attivamente alle demo e gira video raccontando poi quello che succede. Ci sono anche molti israeliani. Si parte e si arriva fino alla collinetta oltre la quale c’è la colonia, ci avviciniamo ed ecco i primi lacrimogeni. Uno rimbalza e va vicino ad un uomo che si allontana rapidamente, mezz’ora dopo lo ritroveremo mentre piange e tossisce. Arrivano il secondo, il terzo… il decimo e così via.

Foto da Nervo che osserva : https://www.facebook.com/Nervo-che-osserva-813132448791753/?fref=ts
Foto da Nervo che osserva : https://www.facebook.com/Nervo-che-osserva-813132448791753/?fref=ts

Siamo costretti ad allontanarcie e non possiamo procedere. Ci spiegano che nella colonia che vediamo c’è “air b&b” quindi girano anche un video dove invitano i turisti (e lo faccio anche io) a non sostare e boicottare il b&b nella colonia di Nabhi Salih. Finita la Demo si torna a casa e e fra le bandiere e la musica ecco che arriva ben vestito il figlio di Boshra ora libero. Comincia la festa ma noi andiamo via, abbracciamo tutti e ci ringraziano per essere stati lì invitandoci a tornare.

Fra un sorriso e degli occhi lucidi ci giriamo e ci lasciamo alle spalle quest’altra triste storia.

Rieccoci di nuovo in cammino per Khalil, arriviamo alle 18:30 giusto in tempo per vigilare al check point. Ci incamminiamo, è pieno di soldati e di coloni più del solito: è il sabato dello Shabat nella settimana della Pasqua ebraica. Incontriamo dei membri del CTP, un altro gruppo che lavora qui a Khalil, che  vengono aggrediti da un colono che pretende che non si facciano foto nella “sua Hebron” (nome ebraico di Al Khalil). Dopo aver insultato loro per una decina di minuti viene da noi, sempre più vicino ed inizia a dirci le stesse cose. Dei soldati si avvicinano e lo allontanano, ci dicono di essere comprensivi perchè quell’uomo è traumatizzato dopo aver perso moglie e figlio. Gli facciamo notare loro invece non sono per niente comprensivi con il popolo palestinese, che se uno di loro è traumatizzato viene ucciso.

06. colono arrabbiato
foto da Nervo che osserva: https://www.facebook.com/Nervo-che-osserva-813132448791753/?fref=ts

Prende vita un surreale scambio di battute con le truppe occupanti:

“Ma noi non uccidiamo per gioco?”

“Forse tu no, ma ci sono molti vostri colleghi che lo fanno, ci sono dei video che lo provano,vi sembra normale? Vi sembra normale che un bambino deve camminare per strada e vedere soldati armati in ogni punto della città? Che un bambino non deve poter giocare libero a pallone?”

“Noi siamo qui per la sicurezza della persone! I Palestinesi vogliono aggredire i coloni!”

“Ma se voi e i coloni siete armati e loro hanno solo pietre, come possono farlo?”

“Noi siamo qui per la sicurezza di Israele.”
“Questa non è Israele, questa è terra di Palestina!”

Dopo una lunga e animata conversazione torniamo a casa, noi sperando che cambino il loro modo di vedere le cose e loro convinti che siamo antisemiti. Lungo la strada incrociamo masse di coloni che ci guardano male. Inizia a venirci l’ansia, abbiamo paura che ci aggrediscano, non vediamo l’ora di passare il check point.

Sono solo 15 minuti a piedi, ma ci sembrano un eternità.

Continuiamo a camminare cercando di non incrociare i loro sguardi.

“Da dove venite? Hei a voi, ferme! Da dove venite?”
Un soldato ci blocca: “DA DOVE VENITE?”

“Italia.”

“Datemi i passaporti!”

Gli chiediamo perchè è arrabbiato e nervoso e il collega risponde al posto suo che non è così. Comunque facciamo vedere i passaporti e continuiamo a camminare lungo la strada di casa.

Un rumore: paura. Una risata, ansia e così via. Arriviamo al check point, lo oltrepassiamo e tiriamo un sospiro di sollievo, abbiamo fretta di tornare. Per la strada dico alla mia compagna “Aspetta aspetta!” (volevo fare una foto) e lei si agita e inconsciamente inizia ad indietreggiare e quasi a correre. Faccio lo stesso io, quando sento qualcuno con un tono di voce un po’ più “attivo”. Penso subito al peggio, penso a correre, a guardarmi intorno e sopravvale l’ansia, la paura. L’ansia e la paura anche solo di camminare per strada.

Nervo che osserva.

 

Articoli precedenti:
Palestina – Pasqua ebraica e repressione
Una giornata tipo nei territori occupati

Precedente Palestina - Pasqua ebraica e repressione. Successivo Quella cruenta normalità - Un "tranquillo" venerdì della rabbia ad Ofer.