Omaggio a Pietro Mennea 1952-2013

I simboli diventano tali perché sin da quando si è piccoli c’è qualcuno che ti parla di loro, ti spinge ad amarli, ad emularli e a portarli dentro di te, sempre.

 

I miti, quelli veri, sono velati da leggende, da storie raccontate a bassa voce, per far credere ai bambini che siano vite fantastiche, le loro.

 

I bambini di Barletta, da molti anni, hanno un mito tutto loro, che passa da generazioni a generazioni, che ti entra nella testa e non puoi farne a meno anche se ormai i miti sono altri, e sono tanti. Ma quando il piccolo cuore sussulta, tra i palazzi alti e le strade dissestate, quando c’è da sfidare i propri compagni con la corsa, arrivare primo, ormai da tanti anni, significa poter urlare: Pietro Mennea, e alzare le mani al cielo.

 

Cresci e forse non importano più i sogni, ma in quelle corse, sotto i portoni, davanti al Sepolcro, quelle piccole corse hanno fatto sognare tutte le generazioni di bambini dagli anni ’70 in poi.

 

I bambini di Barletta sono cresciuti sentendo la storia di uno sport sano, partito dal nulla e che non brilla di soldi, ma di lacrime di gioia. Fatto di record che restano primi per anni, raccontato dagli occhi dei genitori, zii, amici, nonni pronti a dire il loro ricordo su quel ragazzo che correva tra le macchine, nella città che cresceva, che forse, non sapendolo, ha contribuito a cambiare.

 

 

Omaggio a Pietro Mennea 1952-2013

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