Notav: cade l’accusa di terrorismo per i 4 attivisti accusati.

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Dopo la sentenza di primo grado dall’aula bunker di Torino cade, per Chiara, Claudio, Niccolò e Mattia, l’infamante accusa di terrorismo ( assolti perché il fatto non sussiste) e resta una condanna di tre anni e sei mesi per i restanti capi d’accusa: danneggiamento, violenza a pubblico ufficiale e porto d’armi da guerra. Una buona notizia, ma solo in parte, perché chi ha conosciuto da vicino il Movimento notav non può che assecondare l’idea che nessuno debba essere privato della libertà di lottare e manifestare il proprio dissenso (anche con azioni di sabotaggio, rispetto alle quali il Movimento è sempre stato coeso dichiarandosi “colpevole di Resistere”) contro un’opera inutile e dannosa e sulla cui esecuzione pesa l’ombra di infiltrazioni mafiose oltre che un esercizio arbitrario del potere e della repressione.
Andrebbero fra l’altro evidenziati alcuni aspetti, sui quali non dovremmo mai smettere di soffermarci (come singoli e come parte di un movimento) e che sono di primaria importanza per capire la portata ed il reale obiettivo di processi e azioni repressive da parte di istituzioni e procure sempre più attente a dare un rilievo mediatico alle loro azioni. L’accusa di terrorismo – già inconsistente dal punto di vista giuridico, come dimostrava la bocciatura della Cassazione – ai danni del movimento, che da anni si batte contro abusi di potere e violenze di stato in un territorio militarizzato, ha dell’assurdo. Un’assurdità dettata dal fatto che terroristi riconosciuti facciano affari con membri dei partiti di governo ed opposizione, un paradosso che smaschera (qualora ce ne fosse ancora bisogno) la barzelletta ricorrente, soprattutto negli ambienti di una sinistra sempre più anonima e sbiadita, della legalità. Il tutto nell’Italia delle inchieste per appalti truccati per Expo 2015 e delle speculazioni riguardanti grandi opere ed eventi (Matera 2019 promette già bene). E’ evidente che l’obiettivo non è la tutela dell’ordine pubblico o il prevenire una svolta eversiva nel mondo delle lotte sociali, semmai quello di stroncare un Movimento forte e coeso, che funge da esempio concreto di lotta popolare in tante battaglie territoriali. Un Movimento che (chi ha partecipato a campeggi, assemblee e manifestazioni popolari potrà confermarlo) accoglie varie istanze di lotta (studenti, precari, ambientalisti, comunità territoriali), con una composizione generazionale mista e, soprattutto, metodi differenti di stare in piazza. E parlare di “coesione” significa contraddire l’interpretazione di media e membri delle istituzioni secondo cui esistono divisioni tra frange estreme del movimento, “violenti da isolare” e manifestanti pacifici. Il metodo, per intenderci, del “colpirne uno per educarne cento”. Piegare il Movimento notav avrebbe significato vincere una battaglia significativa nella guerra contro le varie realtà di opposizione sociale.

Alla luce di questo non ci sarebbe da stupirsi se nei prossimi mesi vi fosse un’operazione congiunta di media e procure nel criminalizzare quella parte di nazione che si appresta a contestare l’apertura di Expo 2015, esattamente come già accaduto per i movimenti per il diritto all’abitare e per tutte le realtà che sui territori hanno rappresentato un reale pericolo per il sistema.

 

NO TAV

 

 

 

 

 

 

 

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