Miss Kitty: un Benedetto interdetto

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Paolo Schmidlin è un artista molto eccentrico che lavora prevalentemente con la terracotta e con il bronzo, per eseguire figure, prevalentemente mezzi busti, sapientemente dipinte.   Nel suo repertorio si possono trovare ripetuti riferimenti alla plastica quattrocentesca toscana, ma con l’innesto di una forte carica grottesca ottenuta, probabilmente, osservando molto la vena caricaturale sviluppata da artisti di inizio novecento come Grosz e Dix. Le tematiche trattate da Schmidlin puntano a ritrarre, con una astuta propensione dissacrante, la deriva estetica della nostra società, dove la voglia di apparire e di essere sempre presente porta  l’uomo alla perpetua ricerca di immortalità, in una sorta di sindrome dell’eterna giovinezza. Molti sono anche i riferimenti al divismo hollywoodiano: vecchi fantocci in pose deliranti sembrano voler esorcizzare la propria vecchiaia sfoggiando bei vestiti  e cercando nel proprio corpo la vecchia carica erotica ormai perduta; chiare parvenze messe in atto da chi teme il passare degli anni che solca la pelle e di chi nello sfarzo e l’ostentazione mitiga la paura della morte. Le sue sculture, lette   con questa chiave, sembrano quasi un memento mori del post-moderno.
Non voglio entrare nel merito delle questioni che portarono, qualche anno fa, a censurare quest’artista, in una città che si dovrebbe considerare, al pari di città quali Londra, Parigi e Berlino, il centro dell’avanguardia culturale italiana; né voglio elogiare il personaggio (Vittorio Sgarbi famoso per la sua isteria telegenica) che portò questo artista alla tanto avversa esposizione “Vade Retro” di palazzo della Ragione Milano 2007. Mi limiterò a cercare di fornire una lettura dell’opera di quest’artista, prescindendo da stupidi pre-concetti che dovrebbero stare il più lontano possibile dall’arte, ammesso che vogliamo che essa sia libera.
Miss Kitty, l’opera tanto denigrata che fu messa al bando dalla mostra milanese, rappresenta il pontefice a torso nudo mentre si accarezza il torace, vestito alla maniera di un assiduo frequentatore dei party pervert. Il suo nome deriva dalla pinzetta per capelli che  indossa,  oggettino lezioso e particolarmente femminile.

L’opera, come le altre della produzione plastica di questo artista, fortemente icastica, aggredisce subito l’osservatore sconvolgendolo, sia per l’autorità che essa raffigura sia per l’atteggiamento delirante sia per il crudo realismo con il quale è resa; i  valori comunicativi dell’opera giocano prevalentemente sul forte shock emotivo che essa genera .
Ovvio che una scultura del genere non poteva che essere denigrata da chi la ritiene un attacco feroce ad un’ autorità. Ma la rappresentazione di un papa  in tali costumi, nella nostra era, deve essere ancora percepita come una blasfemia? l’autore – peccato non poter avere un suo intervento – cosa voleva rappresentare?… non penso si tratti di un attacco personale, piuttosto dovrebbe trattarsi della rappresentazione di un “vizio” che quando arriva ad essere praticato –  ipoteticamente – da quella che è considerata la massima autorità morale, miracolosamente si trasforma in un “non vizio”. Ammesso che esista un’arte gay, come spesso viene ribadito, non si può che cogliere come la carica eversiva di quest’opera riesca a sottendere il forte paradosso carnevalesco del  caricare di simboli impropri un effige del potere, come in una autentica satira ….in fondo che c’è di male in questo?
In realtà sorprende il fatto che ancora nel 2007 avvengano censure di questo tipo. Basterebbe tornare indietro di circa settecento anni per trovare delle bellissime pagine a contenuto satirico scritte dal Boccaccio, in cui si restituisce l’atmosfera di una corte papale infestata dalla depravazione latente…invito tutti a strappare queste pagine e tante altre; dopo, saremmo più poveri o più ricchi?
“Il giudeo montò a cavallo e, come più tosto potè, se n’andò in corte di Roma, là dove pervenuto dà suoi giudei fu onorevolmente ricevuto. E quivi dimorando, senza dire ad alcuno per che andato vi fosse, cautamente cominciò a riguardare alle maniere del papa e de’ cardinali e degli altri prelati e di tutti i cortigiani; e tra che egli s’accorse, sì come uomo che molto avveduto era, e che egli ancora da alcuno fu informato, egli trovò dal maggiore infino al minore generalmente tutti disonestissimamente peccare in lussuria, e non solo nella naturale, ma ancora nella soddomitica, senza freno alcuno di rimordimento o di vergogna, in tanto che la potenzia delle meretrici e de’ garzoni in impetrare qualunque gran cosa non v’era di picciol potere. Oltre a questo, universalmente gulosi, bevitori, ebriachi e più al ventre serventi a guisa d’animali bruti, appresso alla lussuria, che ad altro, gli conobbe apertamente.” Giovanni Boccaccio, Decamerone, seconda novella della prima gionata.

Martin

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Informazioni su Martin_oig

Il mio nome è Michele Porcelluzzi, sono uno studente e appassionato di storia dell'arte con l'hobby della scrittura (tra i tanti). Mi piace scrivere -ahimè- di cattiva conservzione del patrimonio culturale, storia dell'arte, cultura in generale, letteratura, segnalazione di eventi, segnalazione di artisti ecc.. Il campo in cui mi muovo per passione è soprattutto il Seicento, il secolo di Caravaggio, Bernini e molti altri. Tuttavia adoro e amo davvero tutta l’arte, dai graffiti rupestri alla Merda d’artista contatti: http://martin-oig.blogspot.it/

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