Lo Stato Italiano non violò nessuna regola…del regime.

Tra le tante vittime di stato sulle cui morti pendono pesanti interrogativi, la più grande espressione di contorta fantasia nella ricostruzione dei fatti la si è riscontrata nelle indagini sull’omicidio di Carlo Giuliani. E così dopo la bomba nella Banca Nazionale dell’Agricoltura che fece 16 vittime, con mandanti incerti; il ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli che si è auto-defenestrato dai locali della questura di Milano, dove era stato trattenuto illecitamente per 2 giorni con l’accusa di essere coinvolto nella suddetta strage; Federico Aldrovandi che in preda a sostanze stupefacenti si è auto-pestato a sangue fino prendersi per la testa e sbattersela nello sportello di una volante della polizia, ammaccando visibilmente lo stesso e riducendosi in fin di vita; Stefano Cucchi, altro tossico con la mania di picchiarsi da solo in cella e probabilmente anche quella di chiedere al personale dell’infermeria di non salvargli la vita…arriva un’altra versione dei fatti (l’ennesima) originale sulla morte del teppista devastatore di Genova Carlo Giuliani.

Di pochi giorni fa la notizia della sentenza della Corte di Strasburgo, dopo il ricorso della famiglia della vittima, ormai abituata a versare più lacrime per i ripetuti ennesimi soprusi che per la morte stessa di Carlo. Secondo la Suprema Corte lo Stato Italiano è assolto, tra le altre, dall’accusa di aver gestito male l’ordine pubblico durante il vertice del G8 di Genova nel 2001. Non è del tutto chiaro quali siano le prove a favore di questa assoluzione, ma certo è che tante delle prove incriminanti non sono state nemmeno prese in considerazione o (detto per assurdo) queste si sono trasformate in punti di merito per le nostre forze dell’ordine e dei responsabili alla sicurezza. La realtà è che a Genova abbiamo assistito all’azzeramento totale di qualsiasi regola di democrazia e di civiltà. Lo testimoniano le modalità in cui le forze dell’ordine hanno caricato i vari cortei distanti chilometri dalla “zona rossa” e lo testimonia la più grande infiltrazione di forze dell’ordine tra i manifestanti mai vista dagli anni ’70. Ci sono foto e video che ritraggono poliziotti e carabinieri vestirsi da black bloc, prima di andare a creare disordini nei cortei, allo scopo di legittimare un uso spropositato della forza. Ce ne sono altrettanti di plotoni del reparto celere che indietreggiano al segnale di stop (con la mano) di un black bloc, che poco prima era lì nella mischia ad incendiare cassonetti e ribaltare auto, che evidentemente oltre ad essere un infiltrato era anche un pezzo grosso per poter dare un ordine di questo tipo(ndr). Le testimonianze dei manifestanti e quelle molto importanti di alcuni black bloc (veri) spiegano come poi le cariche delle forze dell’ordine, siano arrivate dopo più di mezzora che i blac block avevano messo a ferro e fuoco Genova, quando questi ultimi erano ormai lontani. Sono stati picchiati a sangue membri dell’ACLI (ve li vedete questi pericolosissimi catechisti armati di crocefissi e cilicio intimorire i nostri agenti?) e questo spiega come si andasse lì a caricare senza obiettivi precisi (nemmeno la ricerca del comunista sfigato di turno) ma quasi come se lo score di ogni agente aumentasse come in un videogame in cui massacri tutto e tutti. Sono inoltre stati utilizzati equipaggiamenti proibiti da qualsiasi convenzione per gestire l’ordine pubblico in occasione di manifestazioni popolari: gas lacrimogeni di tipo militare, apparecchiature elettriche per stordire ed immobilizzare, armi da fuoco (in caso di cortei dovrebbero essere caricate con proiettili di gomma anche per motivi legati al rischio che l’arma finisca in mano a “violenti manifestanti”).

Giunti a questo punto pare inevitabile il collegamento con ciò che avvenne in Piazza Alimonda. Il corteo dei manifestanti, distante un paio di chilometri dalla “zona rossa”, viene attaccato sul fianco dalle forze dell’ordine, una manovra che evidenzia come l’intenzione fosse ben diversa da quella di ostacolare il corteo come si farebbe in caso di cariche frontali. Le testimonianze parlano di violenze senza esclusioni di colpi ed indiscriminate su uomini, donne, ragazzini ed anziani e di un lancio di sassi da parte degli agenti verso il corteo prima delle cariche. La reazione pare ora inevitabile. In Piazza Alimonda un gruppo di agenti è costretto a ripiegare ed un fuoristrada blindato rimane apparentemente incastrato in una manovra sbagliata contro un cassonetto della spazzatura. Le testimonianze video dimostreranno, in seguito, che dietro questo cassonetto ci fossero agenti che cercavano riparo e che il fuoristrada non avesse tentato di spostare l’ingombro proprio per non travolgere i colleghi. Questo trasmette una prima idea della disorganizzazione (pilotata?) alla quale si va ad aggiungere un dettaglio importante e cioè che il personale delle forze dell’ordine a bordo del blindato in questione non fosse addestrato per quel tipo di emergenze (una tragica fatalità). Dallo stesso blindato sarà esploso il colpo letale per Carlo Giuliani e gli episodi successivi renderanno più tragici i fatti. Il corpo di Carlo Giuliani sarà circondato da un cordone di forze dell’ordine e nessuno sarà in grado di vedere cosa accade in quegli attimi (almeno questo era l’intento degli agenti). Legittima difesa? Questa la tesi che gran parte degli italiani si sono bevuti senza farsi altre domande. Ma legittima difesa da che? Carlo Giuliani minacciava un blindato impugnando un estintore…ma nessuno ha ricordato di dire che si trovava a 7-8 metri di distanza dal mezzo di polizia. E poi per legittima difesa si tenta di rendere inoffensivo l’aggressore, sparandogli ad una gamba non alla testa. E soprattutto perchè negare per tanto tempo che ad uccidere Carlo sia stato un proiettile esploso da un’arma di ordinanza, se di legittima difesa si trattava? Perchè spaccare la testa con un sasso ad un moribondo? Le versioni dei fatti che si sono susseguite nei giorni successivi spiegano alcune cose. “Carlo Giuliani è stato ucciso da un sasso lanciato dal corteo”si disse…poi i video dimostrarono che nessun sasso piovuto dal cielo fosse rimbalzato sulla testa della vittima e che il carabiniere all’interno del blindato impugnava una pistola puntata ad altezza d’uomo. Allora la versione cambiò ed il colpo di pistola diventò un colpo esploso in aria rimbalzato su un sasso proveniente dal corteo. Una versione che lascerebbe perplesso chiunque, anche senza vedere le testimonianze video che dimostrano una tesi diversa da questa, una versione che non ha convinto nemmeno alcuni agenti come dimostrano i filmati in cui ci sono poliziotti e carabinieri che si picchiano ai margini del corpo martoriato di Carlo Giuliani.

Non si può con un breve testo fare chiarezza su tutto ciò che in quei giorni avvenne a Genova, ma alcuni episodi tralasciati dai media nazionali servono a far riflettere. Ma ciò che il potere teme è proprio la riflessione e la visione critica di certi fatti. Bisognava in qualche modo distogliere l’attenzione dalla genuinità e trasformare le vittime in carnefici. Le misure di sicurezza esasperate e la militarizzazione della città di Genova erano un messaggio chiaro, i numerosi pacchi bomba (fasulli) rinvenuti nei giorni precedenti un volgare modo per “consigliare” al popolo da che parte stare. Non restava altro che fomentare la violenza degli gli scontri ed i disordini ma non bastava ciò. Non tutti sarebbero caduti nella provocazione e perciò qualcuno decise che bisognava crearle le violenze, per poi correre ai ripari.

Lo stato italiano è il primo sconfitto in tutta questa brutta storia, non solo per la morte di un innocente (che sicuramente è stata il culmine della tragedia) ma per aver annullato la propria sovranità con una tale espressione di non democrazia. Non sono stato presente nè dalla parte dei manifestanti nè dalla parte delle forze dell’ordine e le informazioni trasmesse dai media nazionali erano esplicitamente manipolate. Non vuole perciò essere un articolo di appoggio ad una certa parte della contesa ma un tentativo di far emergere caratteristiche importanti dei fatti.

Seven (si ringraziano tutti coloro che hanno acconsentito alla pubblicazione delle loro testimonianze)

Alcune fonti e testimonianze dirette:

“…noi a genova c’eravamo, avevamo suonato la sera prima con Manu Chao, si respirava un’aria di festa, lo stesso corteo del Carlini, quello più numeroso, è stato attaccato due km prima della zona rossa. in seguito a quelle cariche violentissime (personalmente ho visto persone anziane, ragazzini, ragazze con la testa spaccata a pochi metri da me) si sono determinati gli avvenimenti successivi che hanno portato alla morte di Carlo Giuliani. Genova è stata una prova di forza, quell’italia che oggi nel 2011 governa e con arroganza calpesta lavoratori, precari, studenti, in quei giorni ha semplicemente fatto le prove generali del decennio successivo, lanciando il messaggio chiaro e preciso che in Italia comandano loro e con le loro regole. Qualsiasi astrazione da questo contesto è privo di senso e fa scivolare la discussione su un binario morto. Ho personalmente intervistato un disabile napoletano arrestato, torturato, umiliato a Bolzaneto e infine tradotto in carcere e siccome ero lì non potrò mai paragonare un estintore alzato a metri di distanza con un colpo di pistola che ha messo fine alla vita di un ragazzo che fino a pochi minuti prima era in corteo con noi.”_ Rosario Dello Iacovo, agente dei 99 Posse e collaboratore de “il Manifesto”

[ fonte: http://rosariodelloiacovo.wordpress.com/2008/05/12/%C2%ABio-pacifista-nellinferno-di-bolzaneto%C2%BB/ ]

 

” …io c’ero a Genova..e solo Dio,se esiste,sà cosa ho visto e subito..Le violenze erano gratuite e fini a se stesse..e soprattutto perpetrate senza distinzione alcuna..E’ stato un macello..tutto studiato a tavolino.. …voglio condividere con voi un ricordo..La mattina..per caso incontrai Carlo ed altri ragazzi..stavo tornando dalla Stazione..ero visibilmente incinta..e affamata.Carlo,mi offrì di unirmi a loro per mangiare Pane e Mortadella..cinque sei ore dopo ci incrociammo vicino piazza Alimonda..io andavo oltre..lui si dirigeva li..Mi salutò con un gesto veloce..io rimasi immobile e lo seguì per un attimo con lo sguardo..Mezz’ora dopo..La fine..io Carlo me lo ricordo così..con un panino alla mortadella in mano….i lividi che avevo addosso..sono cominciati ad andare via..due anni dopo..nonostante fossi incinta..mi hanno massacrata veramente..e solo per fortuna il mio bimbo non ha avuto conseguenze..Ma sapete perché?..perché a un poliziotto gli ho detto:<<cazzo magari coprìtelo..quel povero ragazzo!>>_Marta Casabona, manifestante al G8 di Genova con la Rete Lilliput

 

“La mia Genova é iniziata in una calda giornata di Giugno,manifestazione nazionale anarchica contro il futuro G8. Nonostante il Servizio d’ordine (di cui facevo parte) sembrava raffezzonato , ero rilassato ed il corteo musicale,comunicativo e culturale potè partire; fui subito colpito dall’eccitazione e nervosismo incontenibile che emanavano gli sbirri e dalle manovre a tenaglia che facevano intorno al percorso del corteo. Durante il percorso ci siamo prodigati a tenere a distanza dal corteo i cordoni di celerini assettati e assetati che premevano dietro ed ai lati, atteggiamenti spropositati rispetto ad una manifestazione pacifica di un migliaio di persone, sembrava proprio una esercitazione in grande stile, triste preludio del massacro del mese successivo. Ricordo un episodio successo prima della partenza del corteo : si aspettava di partire,stavamo organizzando il cordone di coda, Fabio (scomparso pochi anni fa) armato di Djembè e telecamera,danzava qua e la ,mentre intervistava i partecipanti,ha fatto una carrellata delle truppe,suscitando l’ira funesta di un paio di sbirri che sbraitando e insultandolo gli hanno intimato di consegnare la cassetta. Al suo rifiuto gli altri celerini sbottarono e cominciarono a indossare caschi e imbracciare manganelli. Con voce baritonale gli ho urlato di togliere subito i caschi, mettendo di fronte alle loro responsabilità i loro superiori, che a fatica sono riusciti a calmarsi ed a tenere a freno le belve…”

Nel lungo periodo in preparazione del social forum si discusse molto sul fatto che che Genova era una trappola per il movimento “New Global”, accuratamente preparata dalle polizie e servizi segreti di mezzo mondo, un macello messicano che avrebbe messo in ginocchio qualsiasi opposizione alle politiche di povertà e di guerra delle corporazioni multinazionali; qualcuno proponeva quindi di lasciarli soli a Genova spalmando le iniziative sul resto del territorio italiano e rovinando lo spettacolo mediatico, l’arena che tanti aspettavano. Purtoppo non fù ascoltato…”_ Mauro Rubini, membro del servizio d’ordine nei cortei del G8 di Genova.

 

Video testimonianza:

http://www.youtube.com/watch?v=jasavWhPLgU&feature=related

 

Due agenti parlano della morte di Carlo Giuliani “uno a zero per noi”:

http://www.youtube.com/watch?v=xLHNW0lw_9s

 

Video di probabili infiltrazioni:

 

http://www.youtube.com/watch?v=3-8jfUJdtPE&feature=related

 

http://www.youtube.com/watch?v=xfIW7uLqYq8&feature=related

 

Video documentario sull’omicidio di Carlo Giuliani:

 

http://www.youtube.com/watch?v=423R5rWHmxU

 

http://www.youtube.com/watch?v=YwbX41zMNCI&feature=related

 

http://www.youtube.com/watch?v=ln4QbX43L-U&feature=related

 

http://www.youtube.com/watch?v=FDuLKnvIMeM&feature=related


Precedente MALATTIE VENEREE: tra tabù, dicerie e falsi miti Successivo Il nulla/zero delle forme