Le istorie di un genio: la vocazione di San Matteo

 

Cappella Contarelli

Quest’articolo apre una trilogia intenta a leggere tre capolavori  assoluti della pittura italiana.  La cappella Contarelli si trova all’interno della chiesa romana di San Luigi dei Francesi. Vero e proprio scrigno di capolavori secenteschi, ospita le tele frutto della prima grande commissione pubblica, conferita  a quel grandissimo genio quale fu Michelangelo Merisi da Caravaggio, da parte della famiglia Contarelli.  Di particolare importanza il fatto che  si decida di affidare al Caravaggio l’esecuzione dei tre altari dedicati a San Matteo, all’interno di uno spazio affrescato nella volta dal Cavalier D’Arpino, artista assai affermato, nonché suo precedente capo bottega. Un ambiente ancora oggi capace di lasciare il visitatore dinanzi ad un vero e proprio shock emotivo, in grado di  proiettarlo nella vecchia Roma  popolata da balordi e ladroni che incredibilmente diventano  santi.

Vocazione di San Matteo (1599-1600)


Per la lettura dei tre dipinti, si parte dalla parete sinistra della cappella, in cui è sistemata la celebre scena raffigurante la vocazione dell’apostolo, ossia la sua chiamata da parte di Cristo.  Il San Matteo narrato da Caravaggio,  sembra essere ispirato  direttamente da alcuni passi evangelici  “Nel passare, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Egli, alzatosi, lo seguì.” Marco 2,14.  Mi rivolgo alla storia sacra perché verosimilmente il Merisi  lesse questi versi prima di mettersi all’opera, e  probabilmente fu dagli stessi che si incendiò il magnifico guizzo creativo. La scena è semibuia in una piccola locanda, un uomo accompagna Cristo nell’osteria. L’apostolo, in fondo al tavolo, viene chiamato dal gesto eloquente di  Cristo, una mano ammiccante che diviene chiara interpretazione del volere di Dio che arriva a folgorare, grazie alla diagonale del fiotto di luce, l’incredulo Matteo intento alla conta dei suoi denari …un richiamo alla mano di Dio nella creazione di Adamo michelangiolesca? La geniale innovazione apportata dal Merisi all’interno di questa scena, si comprende benissimo visitando la cappella,  nel momento in cui ci accorgiamo che per la realizzazione di queste scene, ha utilizzato l’illuminazione reale della cappella come fonte di luce per il quadro; ossia, lo spiovente del fiotto di luce all’interno dell’ambiente, viene a coincidere e coesistere con quello illusorio della tela, generatosi dal gesto del Cristo. La luce caravaggesca individua i corpi, genera contrasti, saetta contro i personaggi, ma è anche emblematica metafora del volere divino. La storia sacra viene così attualizzata dal pittore e trasposta in una dimensione di istantanea contemporaneità.Un pittore non dotto interprete di filosofi ma strenuo divulgatore dei valori pauperistici  del vangelo, non poteva che estrapolare i suoi personaggi da una cantina di diseredati piuttosto che da un proscenio di finte comparse.

Martin

 



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Informazioni su Martin_oig

Il mio nome è Michele Porcelluzzi, sono uno studente e appassionato di storia dell'arte con l'hobby della scrittura (tra i tanti). Mi piace scrivere -ahimè- di cattiva conservzione del patrimonio culturale, storia dell'arte, cultura in generale, letteratura, segnalazione di eventi, segnalazione di artisti ecc.. Il campo in cui mi muovo per passione è soprattutto il Seicento, il secolo di Caravaggio, Bernini e molti altri. Tuttavia adoro e amo davvero tutta l’arte, dai graffiti rupestri alla Merda d’artista contatti: http://martin-oig.blogspot.it/

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