L’anno nuovo

Care amiche e cari amici, l’argomento di cui voglio parlarvi oggi è quello del nuovo anno. Se vi state chiedendo se sappia leggere il calendario, la mia risposta è sì! Mi sembra doveroso, a circa un mese dal 2012, pensare a quello che potrebbe avvenire dal punto di vista politico nel prossimo futuro.

Il 2012 sarà un anno estremamente delicato per gli equilibri internazionali: la crisi economica continua a stringere le tenaglie sui più grandi stati mondiali, in molti dei quali ci saranno delle nuove elezioni: andiamo dalla Russia agli Stati Uniti, passando per la Francia e l’Italia (prendete con le pinze l’accostamento italiano alle nuove elezioni e dopo spiegherò il perché) con un occhio di riguardo per l’insediamento di quello spagnolo. Procediamo con ordine.

In Russia, il premier Vladimir Putin va alle elezioni essendo appena stato nominato il candidato del suo partito. Fin qui nulla di strano, tranne che per il suo calo clamoroso di consensi all’interno della nazione. Parliamoci chiaro: vincerà le elezioni, però le esternazioni degli ultimi giorni in cui intimava all’Occidente di non appoggiare la candidatura dell’opposizione, sono un chiaro segnale di quanto egli sia incerto sulla propria vittoria. Nota a piè di argomento: noi ci siamo sempre lamentati dei comportamenti abbastanza licenziosi di Berlusconi, ma Putin lo batte davvero per distacco, uno sguardo al suo spot elettorale per ricevere ulteriori informazioni in merito.


Passiamo agli States. Le elezioni si avvicinano da loro con un Obama in calo di consensi rispetto alla campagna trionfale del 2008. Il primo presidente di colore per la nazione con la bandiera a stelle e strisce era considerato da tutti come il simbolo del cambiamento rispetto alla storia pregressa, fortemente segnata da scelte politiche dettate da necessità lobbistiche. “Yes we can”, “Hope”, erano tutte parole entrate nel vocabolario non solo dei sostenitori democratici del Presidente, ma anche sussurri provenienti dalle bocche dei più scettici.

Di tutto quello che ci si aspettava da lui non tutto è stato, però, fatto. Le più forti critiche mosse al suo governo sono state dovute alla difficoltà di amministrare la crisi economica che imperversa nel mondo dal crollo di Lehman Brothers. Personalmente non ritengo il suo governo fallimentare, tutt’altro. I buoni propositi c’erano tutti. La riforma del sistema sanitario è stata un qualcosa di epocale per gli Stati Uniti e proprio per questo motivo è in questo momento sottoposta al controllo della Corte Costituzionale poiché da molti ritenuta anticostituzionale. L’annuncio del ritiro entro la fine del 2011 delle truppe americane situate in Medio Oriente è un’altra vittoria per il proprio mandato, giustificando quel Premio Nobel per la Pace assegnato, forse, prematuramente. Le ombre su questo governo sono però pesanti, in primis l’esecuzione di Osama Bin Laden di cui non si sa moltissimo (non mi convince per nulla la sepoltura in mare per non creare un mausoleo di rivoluzionari). Detto ciò faccio delle considerazioni non su Obama, ma sul popolo statunitense per provare a prevedere l’esito delle prossime elezioni. Negli USA c’è una legge costituzionale fantastica che permette di essere eletti solo per due mandati consecutivi e poi di dover lasciare il posto ad un successore. Bene, il popolo statunitense ha dimostrato più di una volta di ritenere il compito del presidente non concluso all’interno dei 4 anni del primo mandato poiché i tempi parlamentari sono abbastanza stretti e quindi di concedergli nuova fiducia nella elezioni successive. A memoria credo che negli ultimi 30 anni gli unici presidenti che non abbiano goduto della rielezioni siano stati Nixon, dopo lo scandalo Watergate si è ritirato dalla politica, e Bush Sr. dopo la guerra del Golfo che, diciamo, non fu vista di buon occhio dall’oppinione pubblica d’oltreoceano. Inoltre il movimento dei Tea party capitanato da Sara Palin, rischia di rubare elettorato al fronte repubblicano, giocando a favore del loro nemico comune.

Per quanto riguarda i galletti, l’anno prossimo sarà un anno di cambiamento all’Eliseo. Sarkozy si candiderà di nuovo per questa carica come uomo del centro-destra francese; il suo avversario sarà Hollande che ha battuto alle primarie socialiste la Aubry con un discreto margine.

Da una parte abbiamo un Sarkozy che ha perso molti consensi nel corso del suo mandato; che ha subito numerose critiche da parte dell’Unione Europea, quella sul trattamento dei Rom in primis; per non parlare della crisi economica che ha colpito anche la potenza francese (ricordo, per chi non lo sapesse, che stiamo parlando della seconda economia europea e della quinta mondiale). La situazione a sinistra, però, non è tanto migliore: il partito socialista aveva trovato in Dominique Strauss Kahn, ex direttore del Fondo Monetario Internazionale, l’homo novus della scena politica francese, quello in grado di creare di nuovo interesse in una scena politica abbastanza stagnante (parlare di homo novus per una persona che ha 62 anni secondo me è ridicolo, però è ciò che è accaduto). A frenare la sua ascesa politica uno scandalo sessuale per il quale è finito agli arresti domiciliari a New York, in un’abitazione che, sinceramente, faceva rimpiangere poco casa propria. È inutile negare che questa vicenda ha colpito in negativo l’immagine dell’attuale opposizione francese. Il risultato di queste votazioni è estremamente incerto.

Arriviamo, finalmente, all’Italia. Come anticipavo in precedenza, la situazione italiana non è come quella dei tre paesi citati sopra. Il governo tecnico guidato da Mario Monti si è appena insediato in Parlamento, ha l’appoggio sia del Pdl che del Pd e quindi dovrebbe traghettare l’Italia fino al termine naturale della legislatura, ovvero il 2013.

Il compito di questa compagine di governo sarà estremamente difficoltoso, in quanto dovrà risollevare, si spera, la situazione economica italiana in questo periodo di crisi economica nerissima. Per questo motivo si stanno pensando delle scelte tecniche, appunto, per il risanamento dei bilanci statali e nel contempo per dare rilancio allo sviluppo. Prima di entrare in maniera più approfondita su questa vicenda, vorrei commentare le affermazioni fatte dal segretario del Pdl Angelino Alfano nell’intervista molto piacevole che ha rilasciato a Fazio durante il suo programma della scorsa domenica. Alfano ha dichiarato, come dichiarano da sempre tutti gli alti esponenti del Pdl, che la sua maggioranza non ha fatto tutto, ma ha fatto tutto ciò che era possibile. Questa convinzione è la più grande balla che ci viene proposta. La frecciatina di Fazio sull’episodio di Cannes in cui nel settembre 2011, non nel lontano 15-18, Berlusconi continuava ad affermare che l’Italia non fosse un paese in crisi poiché i ristoranti erano sempre pieni e che per trovare posto in aereo bisognava prenotare mesi prima, è legittima. La risposta di Alfano è stata un sorriso. Potevamo fare meglio caro Angelino.

Torniamo, però, al discorso precedente. Si parlava di manovre economiche. Per quanto un governo possa essere tecnico, le scelte che esso prende sono di natura estremamente politica. Pensiamo alle possibili manovre di cui ci sono state indiscrezioni in questi giorni: da una parte abbiamo la patrimoniale e dall’altra la reintroduzione, ovviamente con modifiche, dell’Ici sulla prima casa. Nella prima ipotesi si tratta di una scelta che colpisce in maniera importante i grandi capitali italiani che, non nascondiamolo, sono molti dei poteri forti del centro-destra nazionale, per non parlare di tutte le lobby italiane. L’Ici, dal canto suo, colpisce principalmente il ceto medio-basso italiano, tassando in maniera importante i risparmi ottenuti spesso con i sacrifici di tutta una vita. Nel caso in cui il governo Monti propenda più verso la prima riforma, è quasi scontato che perda l’appoggio del Pdl; nel caso in cui avvalli la seconda si spera che perda l’appoggio del Pd (con questo partito è sempre bene utilizzare il condizionale perché non sono esattamente l’emblema di una sinistra coerente con le proprie idee). Ecco che quindi un governo di grandi specialisti si troverebbe a dover affrontare un enorme problema di numeri all’interno delle votazioni parlamentari sancendo l’impossibilità di governare e quindi avviando il processo di elezioni anticipate.

In Spagna, dopo le dimissioni di Zapatero da Primo Ministro, è iniziato l’iter burocratico per le nuove elezioni che hanno sancito la vittoria di Rajoy.

Il 2012 sarà l’anno in cui l’esponente del Partido Popular dovrà segnare quell’elemento di discontinuità con il precedente governo Zapatero, non in grado di gestire la crisi economica in maniera sana.

L’anno vecchio viene sempre salutato con i buoni propositi per quello futuro. Nel panorama politico internazionale, il 2012 avrà proprio la funzione della fine del vecchio anno: dovrà sancire vittorie e sconfitte sulle basi di piani programmatici che si spera vengano mantenuti, a differenza dei nostri buoni propositi.

by dammik

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