La città incantata

lacittàincantata

La città incantata, così la chiamavo.

Lo pensavo ogni volta che passavo sotto quel tunnel; quando nelle sue notti più fredde, mi ritrovavo a camminar da sola per cercare conforto, per assorbire quelle vibrazioni positive che la caratterizzavano.

Era un vagare, osservarsi, affannarsi, perdersi, ritrovarsi, combattere, abbracciarsi, consolarsi, vincere, perdere.

Era un perpetuo vagare, un’ essenza vitale per l’anima, una bacca per tornare ad essere tangibile, per rimanere viva.

E’ così che ti ricordo, indispensabile nido, dove condividere emozioni, un groviglio di rametti pronto ad accoglierti e regalarti condivisione. I suoi vicoli, le sue piazze, le sue chiese, le cannelle, la fontana, il tunnel, Collemaggio, il ponte Belvedere, le scale di San Bernardino, le slitte arrangiate, gli aperitivi al bar dello studente, il calciobalilla, ju boss, il vino, il reggae, il maracatù, le freccette, le birre, il/i porro/i, le bolas, gli amici, gli amori.

Erano le 3.32, ma oggi ti ricordo così.

Era il 6 Aprile 2009, ed io ho cercato di dimenticare, di cancellare l’indelebile.

Oggi ti ricordo così e continuo a parlare di te, Bellamè, non vivendoti ma portandoti con me, per sentirmi ancora un rapace, per sentirmi ancora in volo.

Racconto e illustrazione di Francesca Filannino

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