La voce del folle

Fin da bambini, i genitori, gli insegnanti, fanno attecchire in te la paura per il folle, per le sue parole, per i suoi gesti. Ti suggeriscono di non dargli ascolto poiché “chi va con lo zoppo impara a zoppicare”, e chi vuole nella società degli zoppi di questo genere? Crescendo, forse, il bambino diventato ragazzo o adulto, si chiede chi sia in realtà il folle, se la persona con problemi di salute da aiutare e non ghettizzare o, molto più semplicemente, chi la pensa diversamente. Il mio articolo di oggi è basato proprio su questo genere di follia, ma andiamo con ordine.

Ultimamente  è successo di tutto, soprattutto in ambito nazionale: membri di Governo che fanno affermazioni poco felici davanti alla stampa, un ever green; le solite schermaglie Bersani contro il resto del PD; il processo Dell’Utri sostanzialmente da ripetere; Casini che parla di superamento delle attuali divisioni politiche che è un’affermazione senza senso poiché se PD e PDL non avessero divergenze programmatiche potrebbero fondersi in un unico partito, cosa nemmeno così improbabile a giudicare gli ultimi giorni. Si è parlato di riforma elettorale per il superamento di quello scempio del Porcellum, si è fatta la riforma sulle pensioni blindata dalla fiducia al Governo ed è iniziata la discussione sull’articolo 18.

L’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori è quello che regola il comportamento tra datore di lavoro, lavoratore e stato in caso di licenziamento immotivato o discriminatorio. Per uno sprovveduto come me, di soli ventuno anni, esso sembra un grandissimo diritto dei lavoratori e nello stesso tempo non lede la libertà di  un’azienda di licenziare qualcuno con una motivazione reale ed onesta (improduttività, sabotaggio ecc.).  Per fortuna i Professori che compongono il nostro Governo tecnico mi hanno spiegato in maniera lucida che questo è il motivo per cui le aziende estere sono spaventate nell’investire in Italia.

La puntata di Servizio Pubblico andata in onda il 29 Marzo del 2012 è stata incentrata proprio su questo argomento. Ospiti in studio c’erano Rosy Bindi; Luigi de Magistris; Nicola Porro e Franco Bechis. Tralasciando momenti epici della trasmissione (sentir dire da Porro: “de Magistris sono d’accordo con lei” ha suscitato in me una certa ilarità); due personalità sono spiccate all’interno degli ospiti: proprio quella del sindaco di Napoli e poi quella di un ospite in collegamento da Sestri Ponente (Ge). Il nome di quest’ospite è Maurizio Landini, responsabile della FIOM (sessione dei metalmeccanici della CGIL). Da quando ho memoria, tutti i telegiornali, tutti i quotidiani, tutte le possibili testate di informazione hanno sempre fatto apparire la FIOM e i suoi quadri dirigenti come dei folli, dei comunisti rivoluzionari volti solamente a sovvertire l’ordine prestabilito delle eventi. Gli interventi che ha fatto ieri sera Landini sono stati di una accuratezza politica, di un’analisi sociale e di una lungimiranza programmatica davvero ineccepibili. Prenderò solamente alcuni spunti perché li ritengo veramente importanti. “Il problema è creare lavoro”; “Qual è la politica industriale di questo paese?”; “Questa storia dei modelli, io mi sono un po’ stancato. Perché o i modelli si prendono tutti o non è che si può prendere il pezzettino che piace, quell’altro che non piace e non si parla del resto. Perché se si vuole fare un confronto allora si guarda complessivamente a quella che è una situazione” ; “Se la Germania, la Francia o altri paesi in Europa hanno un’attività industriale più forte della nostra è perché in questi anni hanno investito di più.”; “Fa un po’ rabbia sentir dire che la riforma delle pensioni non va bene, ma l’80% del parlamento l’ha votata”. Queste sono, a mio modo di vedere, le riflessioni che un qualsiasi Governo dovrebbe considerare. Parliamoci chiaramente: non è vero che in Italia non si investe perché non si può licenziare; in Italia non si investe perché c’è corruzione, c’è mafia, c’è clientelismo per ottenere permessi e deleghe, ci sono raccomandazioni, concorsi truccati, evasione fiscale, falsi in bilancio. Cancellare l’articolo 18 è semplicemente uno specchietto per le allodole, un modo per far capire all’opinione pubblica internazionale che ci si sta muovendo in qualche modo, che la direzione sia conosciuta o meno è un dettaglio irrilevante. Per fare le modifiche reali sul mondo del lavoro come la lotta al precariato, la cassa integrazione e tutto l’elenco che ho fatto in precedenza, ci vorrebbe un governo politico (e su questo punto già ci siamo, altro che governo tecnico) con una salda maggioranza parlamentare, cosa che invece manca completamente. Ecco che quindi la situazione non si può più considerare di stallo ma di stagno e le parole di Landini tornano a far tremare le pareti di tutte le nostre case.

Sapete io penso di essere cresciuto e di aver imparato a saper capire chi sia un folle e cosa sia la follia o, forse, ho imparato anche io a zoppicare.

by dammik 

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