La Pink Bari attraverso l’obiettivo di Francesca Buonacara. Uno sguardo smaliziato sul calcio femminile, in mostra a Trani per la collettiva “Le Vie dell’Arte sono Infinite”

La collettiva d’arte e fotografia “Le Vie dell’Arte sono Infinite”, che si inaugura venerdì 18 settembre a Trani, nella cornice della Biblioteca Comunale “Giovanni Bovio”, si presenta come un momento di riflessione sulle infinite strade che l’arte osa tracciare, come uno spazio in cui lasciare che l’arte parli di sé, attraverso la guida di cinque giovani artisti pugliesi.

E tra i cinque bei racconti che vanno a comporre questa mostra, i cinque percorsi di Francesca Buonacara, Mariano Doronzo, Francesca Ribatti, Giovanni Causarano e Vincenzo Spadavecchia, che si inerpicano tra paesaggi urbani, cinema all’italiana, ricerca della perfezione e dell’essenza dell’attimo e riflessione sull’illusoria bellezza del progresso, incuriosiscono i muscoli ed i sorrisi in completo da calcio negli scatti di Francesca Buonacara alle calciatrici della Pink Bari.
Sempre che non si voglia relegare il discorso sullo sport femminile al consueto sciorinamento di imbarazzanti luoghi comuni da parte di imbarazzanti rappresentanti delle istituzioni, in occasione – quasi superfluo specificarlo – di clamorosi traguardi atletici, piegati poi strumentalmente alle necessità mediatiche e propagandistiche del momento, questo progetto merita un discorso più approfondito.

Ne abbiamo parlato con lei.

Da quale esigenza muove il tuo percorso fotografico nel calcio femminile?

Avere tra le mani una macchina fotografica rende, in qualche modo, una persona speciale, una persona che può parlare agli altri attraverso l’immagine, portarli in posti sconosciuti. Questa parte della fotografia mi ha sempre affascinato e da sempre in me c’è stata la voglia di tirare fuori immagini da mondi sommersi e distanti dal mainstream. Il calcio femminile è sicuramente uno di questi mondi. Non sono una calciatrice e addirittura sono poco appassionata di calcio in generale, ma è così strano quello che succede da sempre nel nostro paese quando lo sport nazional popolare è praticato da donne. E’ un sentimento che riscontro anche per strada tra grandi e bambini: una donna che mette di seguito cinque palleggi genera una reazione di insano stupore. Ecco, è da questo che parte il mio progetto, dalla voglia di smorzare quello stupore sul nascere, di mostrare la naturalezza di questo sport e di queste donne che lo praticano a livelli professionistici, anche se ancora ufficialmente definite dilettanti. Ricordiamo che in Italia neanche la Pennetta o la Pellegrini sono professioniste, ma questa è un’altra storia. Il calcio femminile merita di essere svelato e non esito nel dire che lo sport in generale meriterebbe più spazio, per i valori che può trasmettere, per le storie di vita che lo animano e che insegnano a lavorare per raggiungere un sogno.

Perché la Pink Bari?

L’avvicinamento alla Pink è stato del tutto casuale. La mia ricerca di una squadra da fotografare è partita dal nord, dove forte è la presenza di squadre femminili. Ma a Maggio del 2014 ho scoperto che la Pink Bari era stata promossa in serie A: per la prima volta una squadra pugliese femminile avrebbe disputato la massima serie e per di più sarebbe stata l’unica squadra del sud. Ecco la storia straordinaria che cercavo, ecco che ho lasciato perdere il nord e mi sono ritrovata in una fantastica realtà pugliese, lungimirante e professionale. Sono stata fortunata nel poter assistere alla loro preparazione per il campionato e alle loro partite in prima fila, direttamente sulla linea di campo.

Attraverso l’obiettivo della tua macchina fotografica sembra di cogliere la spiazzante semplicità e bellezza che c’è sotto il caotico guazzabuglio dei pregiudizi e degli stereotipi sullo sport femminile.
Ti riconosci in questo intento?

Per quanto abbia cercato di mantenere una certa neutralità, non posso negare che quando si parla di calcio femminile si parla principalmente di stereotipi ed è quindi immediato il passaggio che rende il mio progetto, anche un progetto di denuncia e riscatto. Il mio obiettivo principale è sempre stato quello di mostrare queste ragazze nel frangente di vita che le vede calciatrici. Nessun gioco retorico tra come sono sul campo e come sono al di fuori del campo. Si parla di calcio ed il calcio è fatto di esercizi fisici, allentamento, tiri sulla traversa, urla dei mister, gol ricevuti, tiri parati, gambe che si intrecciano nella corsa con un pallone, teste basse ed esultanza. Io vi mostro le calciatrici che queste ragazze sono, la rottura degli stereotipi avverrà nel momento in cui si mostrerà questo sport, nel momento in cui gli spalti saranno gremiti di gente che aspetta il gol e non di spiare nelle vite private di quelle ragazze. Basta pensare alla frase di Belloli che definiva le calciatrici “quattro lesbiche” per comprendere che non siamo neanche lontanamente vicini a quel momento. La realtà è che queste ragazze sono più di quattro e poco conta se siano lesbiche o no, la realtà è che giocano un calcio pulito e bellissimo nonostante manchi una struttura che le sostiene, mentre tutta l’Europa investe nel calcio femminile noi restiamo indietro, restiamo dentro agli stereotipi.

Quando invito la gente a vedere le fotografie del mio progetto e parlo della mia idea voglio che loro vedano la semplicità di questo mondo, nulla di più. È un gioco che conosciamo benissimo e dobbiamo smettere di stupirci davanti a una donna che fa un dribbling, dobbiamo smettere di crescere bambini che pensano che la propria compagna di banco non possa giocare a pallone con loro il pomeriggio, è qui che il mio progetto nasconde una denuncia ed una speranza.

E se, per dirla con Majakovskij, “L’arte non è uno specchio per riflettere il mondo, ma un martello per forgiarlo”, la fotografia di Francesca Buonacara presta tutta la propria forza e la propria bellezza alla lotta tanto ardua quanto romantica contro la banalità dei pregiudizi e degli stereotipi sul mondo del calcio femminile.

Per visitare la mostra c’è tempo fino al 2 ottobre, ma il consiglio è di non perdere l’opportunità di conoscere gli artisti che, in occasione del vernissage, previsto per venerdì 18 alle ore 17.30, dialogheranno con il giornalista Antonio Quinto. Info evento

Scritto da Chiara Magrone

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