La morte di Osama sceicco del terrore, la vittoria di Obama e l’informazione del terrore.

“Giustizia è stata fatta”. Con queste parole “umane” il presidente degli U.S.A. Barack Obama ha dato il senso al discorso alla nazione con il quale annunciava l’avvenuta uccisione di Osama Bin Laden in un blitz delle forze speciali statunitensi ad Abbottabad nel nord del Pakistan. Un’affermazione che dimostra come la “più grande democrazia del mondo” confonda il concetto di vendetta con quello di giustizia e che fa molto riflettere sul fatto che probabilmente l’unica svolta segnata dall’elezione di Obama alla Casa Bianca sia stata di sola natura simbolica a discapito dei contenuti politici per i quali la figura del primo presidente afro-americano della storia degli U.S.A. non ha mai entusiasmato più di tanto. Ma lo scopo dell’analisi che tenteremo di abbozzare sarà di altra natura.

Procedendo a ritroso a partire dalla (presunta) uccisione del (vecchio) numero uno di Al Qaeda proveremo ad incentrare la riflessione su alcuni dei più significativi punti oscuri di questa vicenda. Dare la caccia ad un uomo per più di 13 anni perchè considerato il più alto esponente di quel terrorismo al quale si stava facendo la guerra, invadere due stati sovrani ed occuparli militarmente per anni in funzione di questa guerra e poi ammazzarlo uno volta preso pare cosa folle. Osama si sarebbe difeso secondo le prime dichiarazione, non era armato secondo le più recenti. Si sarebbe fatto scudo umano con donne e bambini secondo alcuni e sarebbe stato giustiziato una volta  catturato secondo una sua figlia tredicenne presente al momento del blitz. Basta solo citare alcune delle prime dichiarazioni tutte ufficiali per intravedere il caos che avvolge questa vicenda. Ma c’è di più. Risulta strano che in questa operazione delle forze speciali non siano stati fatti prigionieri ed è alquanto grottesca la giustificazione del guasto ad uno dei 4 elicotteri utilizzati nel corso dell’operazione che avrebbe reso impossibile il trasporto dei prigionieri affidati poi nelle mani dell’esercito pakistano, bambini compresi. Inoltre la linea delle giustificazioni sbrigative trova il suo punto cardine nel funerale con rito islamico a bordo di una portaerei statunitense con successiva “sepoltura” in mare del corpo di Osama Bin Laden. Il dubbio più insistente è quello che vi fosse l’intenzione di nascondere qualcosa, che l’operazione militare mirasse proprio all’uccisione di Bin Laden (ammesso che sia tutto vero) e che ci si sia sbarazzati del suo cadavere non perchè “nessuno stato lo voleva” ma per un oscuro progetto che non del tutto chiaro. I dubbi suscitati dall’epilogo della vicenda sono soltanto l’ennesimo episodio della discussione circa l’ultilità della stessa guerra al terrorismo. Il concetto stesso di guerra al terrorismo non è mai stato molto sensato. Si può fare la guerra contro un’entità astratta? E soprattutto mettere una taglia sul presunto capo di un’organizzazione terroristica che utilità ha ai fini dello smantellamento della stessa? La storia ci ha dimostrato che non basta uccidere il portavoce di un’idea per abbatterla ma semmai creare i presupposti per rendere inutile la pratica stessa di quella idea. Ma non basta. Noi che facciamo gli scettici di professione ci chiediamo il perchè Bin Laden lo abbiano ammazzato proprio in un periodo in cui in tanti si interrogano sull’utilità delle cosiddette “missioni militari di pace”. Forse per potersi riempire la bocca nell’affermare che la guerra è giusta visto che ha portato alla cattura ed uccisione del cattivo. Ma è anche un caso che l’uccisione dello sceicco del terrore abbia portato alla risalita nelle percentuali di consensi di Obama in vista della sfida elettorale del prossimo anno?

I dubbi e gli interrogativi sono tanti e quelli citati sono solo una parte di essi in una vicenda che ha molto di assurdo e poco si sensato. Vedere Obama riguadagnarsi consensi esattamente come fece Bush (che Osama non si sia rivelato il loro miglior amico anzichè peggior nemico?), facendo leva su quel terrore e quella paura che è stata distribuita a regola d’arte al popolo americano, offre molte conferme sull’opportunismo politico che regna intorno a questa vicenda. Uccidere e far sparire in fretta e furia Osama Bin Laden è un atto che si presta come argomento a favore delle tesi circa la falsità degli attentati dell’11 Settembre, verrebbe da chiedersi perchè bisognava far tacere Bin Laden, perchè si è impedito in tutti i modi che venisse processato, perchè non viene fornito uno straccio di prove su ciò che è realmente accaduto in quel blitz, metodo fortemente in contrasto con la teatralità delle immagini della tragedia dell’11 Settembre e della cattura ed impiccagione di Saddam Hussein.

Le uniche certezze sono che Al Qaeda sta cadendo sotto i colpi delle rivolte democratiche che hanno interessato alcuni stati islamici e non 10 anni di guerra, che Bin Laden notoriamente non contasse più nulla in quell’organizzazione e che in base agli obiettivi annunciati della guerra al terrorismo dopo questa uccisione il ritiro delle truppe dall’Afghanistan dovrà essere tempestivo. La speranza che ci fosse qualcosa di vero per credere in quel “Change” o “Yes we can” porta a pensa che sia stata proprio questa la volontà di Obama. Chiudere la partita una volta per tutte, ma non si può far finta di non vedere che per l’ennesima volta nella storia degli U.S.A. le sorti di un presidente siano legate ad una guerra. Sarà sicuramente venuto meno lo scopo di informare, ma in funzione di una causa più nobile, quella dell’invito alla riflessione.

Shirin Ebadi, prima donna musulmana ad aver ricevuto il Premio Nobel, importante esponente della lotta al fondamentalismo islamico nel suo Paese, l’Iran, dieci anni fa affermava:

“I governi non reprimono la gente solo con le false interpretazioni della religione; a volte lo fanno con discorsi ipocriti sulla sicurezza nazionale”.

 

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