La Libertà di Bernini: se “mamma Rai” si destasse più spesso dal torpore televisivo

Per chi l’avesse perso, qui potrete rivedere La libertà di Bernini, un ciclo di puntate in cui lo storico dell’arte Tomaso Montanari ci accompagna a conoscere i luoghi, i personaggi e le vicende che hanno inciso, direttamente o indirettamente, sulla geniale e rivoluzionaria carriera di Gian Lorenzo Bernini.

La serie è articola in ben otto puntate che percorrono la vita dell’artista: dagli esordi nella bottega del padre, anch’egli scultore, Pietro, al grande successo nella Roma papale.

Sicuramente un’inversione di tendenza rispetto alle romanzate narrazioni televisive che si sono finora occupate d’arte. Un plauso a Montanari va per diverse ragioni: in primo luogo una narrazione pacata, attenta e allo stesso tempo per niente banale, ben lontana dai ghiribizzi con i quali i vari Sgarbi e Daverio, tra una manata sul ciuffo e una definizione stravagante con strisciate d’evidenziatore sullo sfondo, hanno intrattenuto il pubblico. Certo, che Montanari sia uno storico dell’arte e professore universitario si sente. Si sente dal linguaggio, da alcuni termini mutuati direttamente dal vocabolario storico artistico, dalla scelta di determinati temi (si veda il pur breve excursus sul paragone tra le arti) e dai non secondari rifermenti a testi del periodo.

Di qui ne dervia, in secondo luogo, il merito di aver parlato di Bernini non solo esprimendo i valori puramente formali delle opere, ma guardando al contesto, andando sui luoghi delle opere (non solo di Bernini e del resto Montanari è apparso programmatico sin dall’inizio della puntata parlando di partrimonio culturale italiano come patrimonio diffuso) e riportando alla memoria importanti pagine scritte (nel caso in questione quelle di Galileo) di interesse sicuramente non secondario per far perlomeno assaporare, anche al più sprovveduto dei telespettatori, cosa si celi dietro all’estetica e alla critica secentesca.

Deve spaventarci che tutto questo venga portato in tv, per di più in prima serata? Assolutamente no! Deve sempre una disciplina piegarsi alla faciloneria televisiva? Se “mamma Rai” l’avesse fatto meno spesso, vivremmo in un paese un po’ meno liquido, con un po’ più di memoria storica e un minore impoverimento del linguaggio. Non è un’osservazione secondaria questa, pensate che il secondo gruppo di parole italiane adottato dalle lingue anglofone, dopo quelle legate al cibo, riguarda proprio la storia dell’arte: chiaroscuro, rosso pompeiano, maniera, terracotta ecc..

Gianlorenzo_bernini,_ritratto_di_costanza_bonarelli,_1637-38,_02

 

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Informazioni su Martin_oig

Il mio nome è Michele Porcelluzzi, sono uno studente e appassionato di storia dell'arte con l'hobby della scrittura (tra i tanti). Mi piace scrivere -ahimè- di cattiva conservzione del patrimonio culturale, storia dell'arte, cultura in generale, letteratura, segnalazione di eventi, segnalazione di artisti ecc.. Il campo in cui mi muovo per passione è soprattutto il Seicento, il secolo di Caravaggio, Bernini e molti altri. Tuttavia adoro e amo davvero tutta l’arte, dai graffiti rupestri alla Merda d’artista contatti: http://martin-oig.blogspot.it/

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