La grande menzogna del progresso. Le ragioni NO TAV.

Qualcuno che non riesce a rassegnarsi all’inarrestabile avanzata del progresso. Era più o meno in questi termini che, all’ora di pranzo, uno dei tg della tv di Stato parlava del movimento NoTav. Non che i servizi dell’infointrattenimento ed infospettacolo abbiano guadagnato credibilità negli ultimi giorni, ma la domanda di qualche mese fa resta. Perché parlare di una battaglia ventennale solo quando si hanno da proporre servizi spettacolari ricchi di fumo e fiamme ma privi di informazione? La risposta sembra non voler arrivare, sarà che “l’inarrestabile avanzata del progresso” abbia toccato anche il business dell’informazione, la cui qualità si misura in clic, condivisioni, ascolti.

Progresso, c’è ancora chi ha il coraggio di tirarlo in ballo. Sarebbe in nome del progresso che una lotta ventennale come quella contro l’alta velocità in Val di Susa dovrebbe piegarsi ad un clamoroso passo indietro a favore di quelle tecnologie create apposta per renderci la vita più semplice, per renderci tutti più felici. Ma qualcuno provi a spiegare dov’è il progresso nel momento in cui l’azzeramento di ogni principio democratico e di legalità si palesa sotto forma di menzogne e repressione. Dov’è il progresso quando si mettono in ginocchio scuola ed università pubblica per tagliare le spese ed allo stesso tempo si trovano fondi per aerei da guerra e grandi opere della dubbia utilità? Dov’è il progresso quando le ragioni di pochi potenti entrano con prepotenza nella vita di intere comunità per devastarne la storia? Dov’è il progresso quando occorre falsificare le carte in tavola e giocare sporco per realizzare quell’enorme infrastruttura utile al “bene di tutti”? Se fosse davvero così bella ed utile che bisogno ci sarebbe di usare metodi lontani dal vivere civile? Evidentemente questo progredire regressivo ha intaccato il concetto stesso di progresso.

Il fronte del No all’alta velocità in Val di Susa è molto meno “semplice” di come qualcuno sta tentando di far credere. Le ragioni, non solo ideologiche, si fondono a dati tecnici che hanno smontanto qualunque tesi a favore della realizzazione di questo stupro paesaggistico e questo rende pericoloso il movimento molto più di qualsiasi forma di resistenza violenta e non. Si è parlato tanto della necessità di questa tratta ferroviaria Torino-Lyon per ridurre i tempi di percorrenza, ma dati alla mano il risparmio di tempo sarebbe pari a poco più di mezzora. Si è anche a lungo dibattuto su quanto un mezzo di trasporto alimentato ad energia elettrica (il treno appunto) potesse essere utile in termini riduzione dell’ inquinamento atmosferico rispetto al trasporto su gomma. Ma studi condotti dall’Università di Siena e dall’Università della California dimostrano come anche questa tesi sia un falso. In particolare per quanto riguarda il trasporto passeggeri i dati, che quantificano l’energia globale spesa da un passeggero per chilometro espressa in unità MegaJoule (MJ/p-km), sono abbastanza chiari. L’autobus risulta essere il mezzo di trasporto più virtuoso con 0.33 MJ/p-km mentre  l’auto con un solo passeggero risulta essere il mezzo di trasporto meno ecologico con 1.87MJ/p-km. Il treno ha invece consumi pari alla metà di quelli della soluzione precedente con valori compresi tra 0.62 e 0.77 MJ/p-km. Ma questi sono dati riferiti ad un treno normale, per un treno alta velocità abbiamo valori quasi uguali a quelli di un auto con un singolo passeggero, ossia compresi tra 1.02 e 1.44 MJ/p-km. Per quanto riguarda, invece, il trasporto merci paragonando il trasporto su gomma a quello con Tav vedremo che il primo avrà valori pari a 1.25 MJ/p-km ed il secondo valori, nei migliori dei casi, doppi del primo compresi tra 2.17 e 3.09 Mj/p-km. Se a questi dati si vanno ad aggiungere le emissioni provocate dal trasporto di materiali di scavo provenienti dai cantieri per la costruzione dell’intera linea ferroviaria (si stimano circa 2300 viaggi di camion ogni giorno) si può dire che si tratta di violenza gratuita sul paesaggio e sul territorio.

Ma non basta. La stessa linea ferroviaria è già esistente ed ha un utilizzo pari ad un decimo del suo potenziale. Si palesa in questo modo che non esistono reali necessità ambientali e logistiche che giustifichino uno spreco di denaro pubblico così elevato. Spreco che si inasprisce se si considera che i costi di gestione “dell’impianto” graveranno sui conti pubblici.

Esiste poi una questione democratica alla base della discussione. Le comunità montane interessate, direttamente (attraverso le espropriazioni di terreni privati per pubblica utilità) ed indirettamente (l’ambiente è un bene comune e come tale va tutelato), dalla realizzazione di questa grande opera sono dichiaratamente contro la stessa. E quando con dati alla mano si dimostra che la “pubblica utilità” alla base del progetto non esiste, la volontà di chi i territori li vive non è e non deve essere un semplice contorno a tutta la vicenda. Il fallimento dell’intero progetto è proprio in questo, nello Stato che ricorre al suo potenziale militare per rendere vero ciò che è falso. Lo dimostra l’immenso dispiegamento di forze dell’ordine sul territorio, tanto grande da richiedere ampliamenti ai cantieri in aree non interessate dal passaggio della ferrovia, al solo scopo di avere un area libera da adibire a parcheggio dei mezzi blindati delle forze dell’ordine. L’emergenza democratica si fa ancora più esasperata nel momento in cui le forze dell’ordine si evolvono in “forze occupanti” rendendosi partecipi di numerosi sorprusi nei confronti di coloro che dovrebbero tutelare. Esattamente come 10 anni fa a Genova. Nulla è cambiato. Volete ancora chiamarlo progresso?

Seven

fonti:

I veleni dell’alta velocità di Massimo Zucchetti

http://www.notav.info/

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