“La banalità del male” ai tempi del 2.0

 

 

troia-300x181

Fa riflettere la notizia di quell’essere (sarebbe deleterio definirlo uomo o animale quindi rimaniamo nell’incapacità di classificare) che ha pubblicato quel commento sul social network dopo aver ammazzato la propria compagna. Gli spunti di riflessione sarebbero tanti, ma l’elemento che desta maggiore scalpore, e che ci lascia profondamente sconcertati, è il fatto conseguente alla pubblicazione del detto post: centinaia di like e condivisioni.

Diversi sono gli interrogativi che potremmo porci anche sul funzionamento strictu sensu di facebook, ma qui vorrei focalizzare l’attenzione sull’utenza e sul potenziale distruttivo che può avere un social network. Devo tuttavia ammettervi che la notizia non mi ha lasciato totalmente di stucco per vari motivi. Forte sui social si ragiona per accanimento, si cercano subito i buoni e i cattivi e molto probabilmente non si ha la lentezza di analizzare, capire, ragionare e quant’altro (ma si sta chiedendo troppo!). In primo luogo, ricalcando ancora una volta la gravità dell’accaduto, non si può non sottolineare come tra i commentatori seriali da social network si celi un odio stratificato, difficile da indivuare subito perché massa informe. Come una corrente sottomarina si situa nel profondo, ma può improvvisamente invertire la direzione ed affiorare in superficie. Ripeto, la notizia di condivisioni e apprezzamenti non mi ha sorpreso più di tanto per svariati motivi, uno ad esempio lo trovate racchiuso nelle ultime righe di quest’articolo e riguarda la notizia della donna che, in seguito alle percosse ricevute dalla polizia durante un corteo, ha perso un bambino. Tutti i femministi improvvisati, quelli del “condivido perché è friendly” o magari “perché fa figo”, e gli antiabortisti dall’altra, improvvisamente hanno perso la voce e non si sono indignati per una notizia di questo tipo. Fenomeno che andrebbe ascritto al potere dei media di veicolare solo determinati messaggi? Difficile a dirsi.

122636284-d35d6474-bb5f-48d6-8323-434395f3633b

D’altra parte, qui lo dico e qui lo denuncio, non posso che riferirmi a un’altra cosa che mi sta facendo più volte rabbrividire in questo periodo, e che pure oggi ha dato uno dei sui frutti nell’aggressione pubblica (sempre via social) al governatore della Regione Toscana Enrico Rossi. Come sapete il governatore ha pubblicato una foto in cui parlava dei suoi vicini di casa. Non di vicini qualsiasi, perché queste persone erano una famigliola carina e colorata di etnia rom. Subito la rete si è scagliata contro Rossi con insulti, offese et similia. Ma, del resto, non si perderebbero neanche cinque minuti ad andare su un post di un qualsiasi quotidiano italiano ad argomento rom, o immigati in generale, per vedere generarsi una fitta trama composta da parole orribili come: forni crematori, termovalizzatori, barconi affondati con persone a bordo, campi di concentramento. Peccato che, come si è detto, l’argomento di questi post non é né lo smaltimento dei rifiuti, né la storia di un naufragio qualsiasi in uno dei tanti mari e né un articolo sulla storia del Novecento. Si parla di persone! Eh sì, è proprio dalla storia di un secolo complicato come il Novecento che non abbiamo capito ancora niente. Il male torna a diventar banale e i linguaggi tornarno a corrompersi, mentre la gente perde la capacità di pensare. Tutto quello che successe nella Germania sotto il nazismo, come ci ha raccontato caparbiamente, e anche amaramente, Hannah Arendt. Ci evolviamo o regrediamo?

Blog , , , ,

Informazioni su Martin_oig

Il mio nome è Michele Porcelluzzi, sono uno studente e appassionato di storia dell'arte con l'hobby della scrittura (tra i tanti). Mi piace scrivere -ahimè- di cattiva conservzione del patrimonio culturale, storia dell'arte, cultura in generale, letteratura, segnalazione di eventi, segnalazione di artisti ecc.. Il campo in cui mi muovo per passione è soprattutto il Seicento, il secolo di Caravaggio, Bernini e molti altri. Tuttavia adoro e amo davvero tutta l’arte, dai graffiti rupestri alla Merda d’artista contatti: http://martin-oig.blogspot.it/

Precedente David Bowie is Successivo FRANCES HA. La musa precaria del cinema indipendente.