In bici lungo la Valle Ofantina

Ponte romano seull'Ofanto
Ponte romano seull’Ofanto

La Puglia è sicuramente una regione che si presta alle escursioni extra moenia in bicicletta. Girare per le campagne pugliesi è un’esperienza unica: muretti a secco, uliveti, vigneti e sole che ti stordisce a dovere. I vigneti nel barese non vengono coltivati con la tipica disposizione a filare, si preferisce, piuttosto, una coltivazione detta “a tendone”, che prevede la costruzione di un vero e proprio telaio di fili metallici e pali a formare un pergolato. Tale pratica di coltivazione viene così a creare, lungo il territorio, delle enormi zone di verde, paragonabili a delle praterie sospese sul terreno.

Ofanto visto dal ponte romano
Ofanto visto dal ponte romano

E’ bello dunque attraversare queste strade che, intrise di valori paesaggistici,  costeggiano, talvolta, degli avvallamenti dominati da leggere alture carsiche. Percorrendo in bici la Valle dell’Ofanto, da Canne della Battaglia (vedi qui) a Canosa di Puglia, oltre che a godere di vedute e profumi, potrete arrivare all’antico ponte romano. Canusium, infatti, come dimostrano i numerosi ritrovamenti archeologici, fu, in epoca romana, un centro tutt’altro che marginale e a circa tre chilometri dall’abitato si può ancora oggi visitare il vecchio ponte posto sul tracciato dell’antica via Traiana. Sebbene la struttura di questo ponte sia stata rimaneggiata più volte nel corso della storia, conserva ancora oggi la sua sagoma originaria: a schiena d’asino, cinque arcate a tutto sesto e pilastri rinforzanti. A qualche centinaia di metri da questo ponte si trovano anche i resti di un mausoleo romano, detto Mausoleo Bagnoli, ascrivibile al II sec. d.c, rapportabile alla committenza dell’antico patriziato  locale.

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Canosa non è solo antichità romana, qui infatti vi operò il vescovo Sabino nella prima metà del VI sec. (poi diventato San Sabino), importante personaggio legato all’evangelizzazione e alla costruzione di edifici ecclesiastici (vedi il rudere della Basilica di San Leucio). Il centro storico della città si adagia su un declivio che domina la valle ofantina. Così adagiato ricorda la morfologia dei molti paesini pugliesi dell’entroterra.

La Puglia infatti ha due peculiarità urbanistico-paesaggistiche: le città dell’entroterra dominano queste valli dipinte dalle sfumature di vigneti e uliveti, le città della costa, pur non avendo grandissimi porti, dominano la pianura liquida dell’adriatico. Quando si scende, per esempio, in provincia di Brindisi, dove le piccole città hanno conservato meglio il candido aspetto bianco e subìto meno gli scempi dell’industrializzazione, ci si può imbattere in spaccati paeseggistici quasi preindustriali. Queste piccole cittadine bianche, all’imbrunire, appaiono come il riflesso delle stelle nascenti, in una vasta distesa arborea assimilata progressivamente dallo scurirsi del cielo.

La città di Canosa si sviluppa su due alture, le sue vie principali regolarizzano in facciata una maglia viaria retrostante molto più irregolare e serpeggiante. Queste assi viarie sono caratterizzate dalla presenza di piccole palazzine che raramente oltrepassano il piano nobile. Sono abitazioni che nascevano spesso come case monofamiliari di famiglie contadine, con i piani inferiori destinati ad accogliere il bestiame e le provviste di grano e cereali. Queste case formano dei cordoni dal profilo eterogeneo, con delle facciate parecchio variegate a seconda degli interventi subiti attraverso la storia degli stili architettonici: si va da quelle rimaste bianche con i muri imbiancati a calce, a quelle con muratura a pietra viva, a quelle con rifacimenti dei livelli superiori, ora dall’aspetto nobilitato da un classicismo di periferia, ora con un liberty dal sapore padronale. A ridosso di queste facciate aristocratiche viveva il volgo, con abitazioni molto più umili e spesso disposte lungo piccole viuzze che si inerpicano verso l’altura: sono le piccole stradine lungo le quali, ancora oggi, sono solite sedere fuori dalla soglia della porta le vecchine vestite di nero. Alle pendici di queste alture, uscendo in periferia, si ritrovano delle depressioni carsiche con piccole grotte, piante di fico d’India e altre essenze arboree ad inebriare l’olfatto. Purtroppo molte di queste città hanno subìto, e subiscono ancora oggi, un continuo assalto da parte della speculazione edilizia; non è difficile infatti ritrovare un edificio sì bianco, ma in perfetto stile Miami beach, accostato ad una di quelle palazzine di cui si diceva. Il problema è che non si è ancora capito -o si fa finta di non aver inteso- che molte di queste porzioni di città, anche quelle relativamente recenti (fine ‘800- ‘900), hanno una propria armonia interna ed esterna e si innestano in un continuum architettonico che ci parla delle medesime dinamiche socio-economiche legate alla civiltà della terra.

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A Canosa ci sono sicuramente tante cose interessanti da vedere. Meritevole di un’attenta visita è la la Concattedrale di San Sabino, chiesa il cui interno è curiosamente voltato a cupole impostate su bellissime colonne di marmo antico di reimpiego. Qui si possono seguire gli inizi del romanico pugliese, basti solo guardare il Pulpito dello scultore-arcidiacono Accetto (datato da alcuni al 1030/40, da altri ritenuto della seconda metà del secolo) e la Cattedra per il vescovo Ursone realizzata da Romualdo (1080-1089). In entrambe le opere compare una cifra stilistica tipica del romanico pugliese: gli elefanti a sorreggere la cattedra, elemento di matrice orientale che caratterizzerà di lì a poco anche le decorazioni plastiche degli esterni delle chiese. Nel Pulpito di Accetto la faccina stilizzata, forse di moro, sulla quale si staglia un’aquila, campeggia al centro della una massa cilindrica in aggetto dal parapetto. Questo elemento antropomorfo è motivo continuamente reiterato, in questo caso anche nei capitelli romanici della chiesa (molti, e soprattutto nella zona del transetto, sono di spoglio). Fuori dalla chiesa di San Sabino vi è poi sepolto, all’interno di un nobilissimo mausoleo, Boemondo d’Altavilla, aristocratico normanno partito per conquistare la Terra Santa e divenuto signore d’Antiochia (morto nel 1111). Questa sua impresa a Oriente echeggia in alcuni particolari del mausoleo, sia nella forma dello stesso, elaborata probabilmente su modello del Santo Sepolcro di Gerusalemme (per una descrizione più dettagliata rimando qui), sia nei particolari decorativi.

Lo scorrere del tempo, l’avvicendarsi di popoli e culture attraverso i secoli, la morfologia del territorio e le modificazioni antropiche del paesaggio rendono la Puglia una regione che vale la pena di visitare lentamente; perché leggere le pietre, gli scorci, i dipinti naturali -e artificiali- di questi luoghi, direttamente in situ, è un’esperienza davvero seducente, che ancora si può vivere lontani dalle mete del grande turismo omologato. Scendere dall’auto e spostarsi in bicicletta, magari con l’ausilio di qualche trenino, sarebbe un buon modo per farlo e godere di un’immersione totalizzante tra campagna, cielo e, perché no, mare.

Gallery:

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Particolare interno
Particolare interno
Interno Chiesa di San Sabino
Interno Chiesa di San Sabino
Pulpito di Acetto
Pulpito di Acetto
Pulpito di Acceto
Pulpito di Acceto
Pulpito di Accetto
Pulpito di Accetto
Mausoleo di Boemondo
Mausoleo di Boemondo
Mausoleo di Boemondo
Mausoleo di Boemondo
Portale bronzeo Mausoleo di Boemondo
Portale bronzeo Mausoleo di Boemondo
Particolare portale
Particolare portale
Particolare portale
Particolare portale
Particolare portale
Particolare portale
Particolare portale
Particolare portale
Particolare portale
Particolare portale
Interno mausoleo
Interno mausoleo

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Interno mausoleo
Interno mausoleo
Cattedra vescovile
Cattedra vescovile
Cattedra di Ursone
Cattedra di Ursone
Particolare cattedra
Particolare cattedra

 

 

 

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