Il discorso del “re”

 

 

Elementi di novità nel discorso di Berlusconi alla camera: annunciati tagli ai costi della politica con adeguamento agli standard europei, riconosciuto il problema della crescita -per la prima volta-, sbloccati i fondi al Mezzogiorno.
E’ tuttavia un discorso generico, non si fa che presentare le politiche del governo come lungimiranti quando tali non si dimostrano.
Nella parte iniziale del suo discorso affronta il problema della fiducia da parte dei mercati. Sarebbero i mercati dunque a sbagliare, a leggere male l’andamento dell’economia italiana, a non fidarsi; il premier descrive questi mercati come fossero delle persone fisiche definite, offese con l’Italia per chissà quale motivo.

Il problema di fondo rimane sempre lo stesso, ossia, quello di trovare risorse per finanziare la ripresa. In tutto il suo discorso non c’è il minimo accenno al fatto che tali risorse si potrebbero andare a cercare tra le rendite parassitarie, tra i grandi redditi, visto che non lo si è fatto con l’ultima manovra. Il discorso sembra essere frutto della penna di Tremonti, che lo ascolta attentamente e sembra spaventarsi quando Berlusconi interrompe l’austerità dei toni, per affermare di essere imprenditore e di conoscere i mercati e le loro oscillazioni da tempo.

Insomma, niente di nuovo, niente di inaspettato, la situazione rimane invariata e l’Italia sembra essere ormai condannata a viversi questi due anni di decadenza del berlusconismo in un clima di immobilismo generale.

Ma l’affermazione davvero preoccupante, una di quelle tipiche sparate berlusconiane, è stata: “Nel 2013 lasceremo il paese più forte”. Se si trattasse di una delle sue profetizzazioni evanescenti dobbiamo iniziare davvero a preoccuparci; sappiamo tutti molto bene quale valore dare delle sue promesse.

Martin

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