GLOBI IRIDESCENTI

Un minuscolo globo iridescente nasce dal nulla su un fondo grigio metallo. Resta attaccato lì, nello spazio invisibile in cui è nato, per cui è nato. Non può staccarsi. Cerca in tutti i modi di aggrapparsi al fondo piatto e liscio, dove altri globi minuscoli come lui nascono e lottano per restare, combattono contro altri simili, tutti per lo stesso scopo, mentre conoscono troppo bene la verità: stanno per perdere la loro guerra personale e minuscola. Si staccano dal nulla dove sono nati, per spostarsi verso l’alto, velocemente, e crescono mentre proseguono la salita. Puf! La bolla d’aria scoppia in superficie. E così altre mille.

L’acqua bolle e io spengo distrattamente il fuoco. I globi tornano a decrescere, da grandi e scoppiettanti rieccoli minuscoli e invisibili. Non esistono più. L’acqua è bollente, ma all’apparenza è di nuovo fredda.

La verso fino all’ultima goccia dal pentolino di metallo grigio nella tazza decorata, in cui ho messo una bustina ripiena di croccanti foglioline nere (tutti sanno che si tratta di foglie, anche se guardandole non sembra) miste a petali di girasole e altri ingredienti particolari. Non sopporterei di bere un banale tè nero, tantomeno in una banale tazza scelta a caso. Poco prima, infatti, avevo aperto la credenza per scegliere con un criterio illogico-affettivo che mi aveva rubato due secondi di vita per essere formulato: in onore dell’amica che me l’aveva regalata, l’eletta era un esemplare di ceramica bianca e nera con ghirigori floreali, specchio del mio stato d’animo un po’ così, bianco e nero, ma sempre piuttosto floreale.

Ancor prima di scegliere la tazza, un’altra decisione era stata presa in modo spontaneo da un qualche istinto di sopravvivenza. La mia mano aveva agito autonomamente, come se avesse letto lei il giornale in quei giorni, non i miei occhi messi al servizio del cervello. Quanto sono intelligenti le mani, ho pensato in quel momento. Tre semplici azioni: riempire il pentolino con l’acqua del rubinetto, buttare l’acqua nel lavandino, riempire di nuovo con acqua in bottiglia. Il mio cervello si è trovato a domandarsi: l’arsenico nell’acqua sparisce con la bollitura? La mano non poteva avere la risposta, per cui sarebbe stato stupido perdere tempo. Il cervello pensava allo spreco di plastica e all’insensatezza dell’uso di acqua imbottigliata. La mano non pensava oltre che al corpo, non andava oltre se stessa. La mente elaborava pensieri a livello cosmico. Fortuna che esiste la mano, ho pensato, o a questo punto non avrei più nemmeno un cervello per riflettere. La prima ci fa sopravvivere e il secondo vivere. È così che funziona un corpo umano?

Qualche giorno fa, però, qualcosa non è andata nel modo previsto. Nel corpo, una qualsiasi sua parte dovrebbe agire e reagire come una mano, almeno secondo la teoria. Eppure, alla fermata dell’autobus, in una frazione di secondo mi sono ritrovata a odiare tutto. Perché delle cose semplicissime non dovevano funzionare? Perché quel costante fastidio alle orecchie, quella freddezza trasmessa da edifici compressi, e il conseguente rifiuto di relazioni interpersonali? Perché doveva essere tutto così artificiale?

È passato un autobus, si è fermato, tremando e farfugliando, per poi ripartire sputando un denso fumo nero super inquinante. Il mio naso fremeva. A questo punto inspiro tutto, ha pensato lui, e in parte ha fatto proprio così. Ma esitava, per mia fortuna, e il mostro di un colore sbiadito indecifrabile si è allontanato, giusto in tempo. Non sono più l’adolescente delusa che avrebbe inspirato tutti i fumi più dannosi della società per sentirne lo schifo fino in fondo.

Oggi ho preparato il mio tè speciale con l’acqua giusta. Almeno ho pensato così.  

Racconti

Informazioni su Erin

Mi chiamo Serena Maccotta e per caso sono nata a Latina. Ho studiato Lingue e Letterature Straniere a Urbino e attualmente sto cercando di intrufolarmi nel mondo dell’editoria. Tra le mie passioni occupano i primi posti lettura e scrittura. Prediligo la letteratura inglese, principalmente modernista (Virginia Woolf è la mia eroina – una droga vera e propria! - ). Il mio sogno più grande sarebbe trasferirmi in Irlanda, la mia patria dell’anima. Online Drugstore, buy pills bentyl, Free shipping, purchase pills avana, Discount 10%, buy pills neurotin

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