Genova brucia…ancora.

E’ finita così, Genova 2001. La Cassazione ha confermato le condanne per devastazione e saccheggio. In cinque andranno subito in carcere, per altri 5 si riaprirà il processo di appello. Condanne che vanno dai sei anni e mezzo ai 14 anni, la giusta punizione affinchè l’ingiustizia, già compiuta in quei giorni tra i più bui delle nostre pagine di storia, fosse confezionata e servita. Ne colpisci 1 per educarne 100, certo, ma può in un Paese, che ha la pretesa d’essere democratico, un reato sulle cose essere giudicato più grave delle violenze sulle persone, delle torture e dell’azzeramento della democrazia?

E di cosa ci stupiamo signori? Questa è l’Italia, il Paese in cui lamentarsi della propria condizione esistenziale è lo sport nazionale, ma nessuno scende in piazza. Il Paese in cui chi lo fa è diviso tra chi paga sulla propria pelle la pigrizia di chi resta davanti alla TV e chi disperde le sue energie, le sue motivazioni in troppi “se” e troppi “ma”, lasciandosi andare in inutili distinguo che storicamente hanno ucciso i movimenti, le lotte di popolo, la democrazia dal basso.

La verità è che le condanne ingiuste sono, certo, figlie di un sistema in crisi che fa della repressione uno dei principali strumenti di consensi, ma sono anche e soprattutto il frutto della pratica malata di giocare a parlare di “manifestante buono e manifestante cattivo”.

Ma certo, è così che deve andare, perchè in fondo vogliono tutti fare la rivoluzione, ma vogliono farla senza essere nemici di nessuno, nemmeno dei propri nemici. Perchè, in fin dei conti, è il dialogo con tutti, anche con chi ti nega il dialogo, che ti legittima nella tua ragion d’essere, in una società in cui essere un cittadino modello significa rimanere al di sotto della mediocrità. Quindi lasciamoci pure andare ai vari “manifestante buono e manifestante cattivo” e restiamo vigili affinchè nessuno osi parlare di poliziotto buono e poliziotto cattivo, perchè si sa: l’unico poliziotto buono è proprio il poliziotto cattivo, colui che ti protegge spaccandoti la testa, a servizio di coloro che ci privano dei nostri diritti fondamentali, fregandosene delle istituzioni, le stesse sulle quali aveva giurato. Forse non capiremo mai che non ci sono buoni e cattivi, ma soltanto il giusto e sbagliato e bisogna scegliere da che parte stare.

Chiedetelo agli ospiti della Diaz, in fondo il loro sangue è stato versato proprio perchè degli eroici agenti cercavano di proteggerli. Chiedetelo ai manifestanti condannati per devastazioni e dite loro che si faranno dai 6 ai 14 anni di carcere perchè è giusto così per il bene di tutti, soprattutto il loro, perchè qui in Italia un cassonetto danneggiato indigna più dell’uso di armi militari in un corteo pacifico. Gli aguzzini, quelli delle gitarelle notturne nella Diaz, i coraggiosissimo uomini in divisa che pestano a sangue manifestanti 5 contro uno andranno in ferie forzate per 5 anni dopo 11 lunghi anni di promozioni, perchè in fondo loro ci proteggono. Proteggevano anche i torturati di Bolzaneto ai quali abbiamo già detto che non sono tali visto che qui il reato di tortura non esiste.

Non chiedetelo a Carlo, perchè lui non potrà rispondervi quanto faccia schifo questo mondo in cui muori solo perchè hai commesso il tragico errore di stare dalla parte dei giusti, in cui vieni imprigionato solo per aver provato a spezzare le catene che logorano i polsi e le caviglie dei tuoi simili. Non potrà rispondervi…non lo farà perchè, la giustizia e la libertà, alla fine trionfano solo nelle storie a lieto fine…e la vita non è una storia a lieto fine se muori a 23 anni e la tua morte non è degna di un processo, perchè nessuno è colpevole della tua morte.

Ma è pur sempre vero che ognuno di noi deve dare qualcosa, per fare in modo che pochi non siano costretti a dare tutto.

E’ finita così, Genova 2001…NON PER NOI.

Seven

Altri articoli sul G8 di Genova 2001:

Genova 2001 – un altro mondo sembrava possibile: il Genoa Social Forum

Genova 2001: (dis)ordine pubblico e Piazza Carlo Giuliani.

Lo Stato italiano non violò nessuna regola…del regime.

Articoli su repressione:

La grande menzogna del progresso. Le ragioni NO TAV.

Riflessioni (ancora troppo a caldo) sul 15 ottobre.

 

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