Genova 2001 – Un altro mondo sembrava possibile: il Genoa Social Forum.

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“E’ una babele di lingue ed un arcobaleno colori. Un evento politico, culturale, sociale e anche una grande emozione collettiva…” (tratto da “L’eclisse della democrazia”)

Genova – 19 luglio 2001. Tutto iniziò così,con la prima manifestazione contro l’imminente vertice del G8. O forse tutto era già iniziato molto prima con la stesura del “Patto di lavoro”, documento fondativo del movimento contro il G8 che raccoglieva diverse sigle associazionistiche, sindacali, di ONG, comitati e centri sociali e tutte quelle realtà che già da tempo avevano incentrato le loro attività su ideali di giustizia sociale, solidarietà, sviluppo equo e sostenibile. Al movimento aderirono oltre mille organizzazioni provenienti da 50 diversi Paesi dei vari continenti. Una forma movimentistica che, in Italia, metteva le prime radici a partire dalla metà degli anni ’80 quando diversi cittadini insoddisfatti dalla politica tradizionale decisero di portare avanti le loro battaglie civiche e sociali con metodi alternativi a quelli della tradizionale politica riassunto nello schema gerarchico dei partiti. Una forma di movimenti che non aveva gerarchie precise e che basava la sua azione sul volontariato, sui diritti universali e sulla risoluzione di particolari problemi sociali con l’azione mirata, a differenza dei movimenti degli anni ’60-’70 l’azione non traeva origine da fondamenti ideologici ma dalle reali necessità degli individui. Nacquero così diverse associazioni ed organizzazioni che sopperivano a tali necessità reali con attività settoriali, lavorando su singoli progetti in cui venivano utilizzate le competenze di settore per risolvere problemi riguardanti argomenti affini. Ben presto però l’efficacia di queste azioni ebbe bisogno di rientrare in un progetto collettivo più ampio, che vedeva intersecarsi le varie azioni settoriali per il raggiungimento di un risultato più ampio che desse risposte concrete nei territori attraverso la politica che tornò ad assumere un ruolo centrale ma non schiavo delle ideologie (come detto in precedenza). Il “Patto di lavoro” si trasformò in “Genoa Social Forum” il 27 luglio 2001 ed accolse sigle di natura diversa e con diversi metodi di azione, grandi e piccole organizzazioni laiche e gruppi religiosi…si trattava di un “movimento dei movimenti”.

Il Genoa Sociali Forum dichiarò da subito il vertice del G8 privo di legittimità democratica e da parte del mondo politico e dei media non si fecero attendere le strumentalizzazioni che dichiaravano come estremista e potenzialmente violento il movimento, il quale in una lettera aperta ai cittadini genovesi non mancò di far presente ai cittadini genovesi di quanto fosse assurdo che 8 capi di stato si sarebbero riuniti in quel vertice per “disegnare alcuni degli scenari futuri del nostro pianeta” aggiungendo che “Chi gioca a dipingerci come semplici contestatori fa finta di non sapere che in realtà quotidianamente costruiamo azioni ed interventi con grande consapevolezza e passione. […] Genova deve accogliere tutti coloro che vorranno manifestare in modo pacifico, creativo e non violento, per dare un importante segnale in un percorso in cui tutti si possa pensare che un mondo diverso è possibile”. L’organizzazione degli eventi di protesta contro il vertice fu perciò un lungo calvario che impedì in più occasioni ad i rappresentanti del movimento di essere ricevuti dai “gestori” dell’ordine pubblico e che vide concretizzarsi l’iter di autorizzazioni a manifestare solo a fine giugno. Il timore era quello che si ripetesse ciò che solo a marzo era successo a Napoli in occasione della manifestazione di protesta contro il terzo “Global Forum sull’e-government” dell’Osce. Il corteo fu caricato i piazza del Municipio, circondata a regola d’arte senza lasciare vie d’uscita. Il bilancio dei feriti fu elevato, ci furono dieci arrestati e giunsero testimonianze di abusi e violenze in varie caserme ed ospedali nelle ore seguenti. Era solo il preludio di ciò che sarebbe avvenuto a Genova fra il 20 e 22 luglio. Ma quello di Napoli non fu l’unico precedente. Il 15 giugno a Goteborg, durante un vertice del Consiglio d’Europa, la polizia spara sui manifestanti ferendo e riducendo al coma un ragazzo di 19 anni. Inoltre si susseguono nei mesi di preparazione, numerose informative dei servizi segreti di natura allarmistica, con falsi allarme bomba e fandomatici rinvenimenti di ordigni ed armamenti nella città di Genova e dintorni. A ciò si andò ad aggiungere l’ingenuità di un gesto attuato dalle “tute bianche” (una parte del Genoa Social Forum composta dai giovani) che il 26 maggio lanciarono la loro “dichiarazione di guerra ai potenti dell’ingiustizia e della miseria”, dichiarazione di cui il resto del movimento era all’oscuro e che il movimento stesso si adoperò subito a rinnegare, perchè consapevole del fatto che l’uso ti un termine esplicitamente militare si sarebbe prestato a facili strumentalizzazioni sulla natura violenta del movimento…strumentalizzazioni che non si fecero attendere. I media e la stampa nazionale non mancarono di farsi portavoci del clima di tensione e paura strumentale voluto dai responsabili dell’ordine pubblico.
Ma perchè i potenti della terra temevano così tanto questo movimento pacifico?
Genova – 19 luglio 2001, il corteo dei migranti si muove per le strade di Genova festoso, pieno di colori…rappresenta cittadini del mondo in continuo movimento prime vittime dei grandi della terra che pretendono di insegnare l’integrazione globale, la globalizzazione. L’allegria regna, “l’altro mondo possibile” sembrava possibile.

Seven

Fonti: “L’eclisse della democrazia” di Vittorio Agnoletto e Lorenzo Guadagnucci_ serie bianca Feltrinelli

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