Genova 2001: (dis)ordine pubblico e Piazza Carlo Giuliani.

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Genova – Primo pomeriggio del 20 luglio 2001. Un contingente di polizia viene inviato in Piazza Manin per controllare l’ordine pubblico messo a soqquadro dai black bloc, autori di devastazioni nella città e di azioni violente nei pressi del carcere Marassi di Genova il cui portone era stato incendiato da una molotov. All’arrivo in piazza delle forze dell’ordine i black bloc sono già andati via da un pezzo ed i manifestanti non violenti si dispongono ordinatamente con le mani alzate alla vista degli agenti. Il gesto non basterà a convincere le forze dell’ordine che gente inerme non potesse rappresentare un pericolo, parte quindi subito una pioggia di gas lacrimogeni (ndr: ne saranno esplosi oltre 6000 in tre giorni, cifra senza precedenti in Italia) seguita da violente cariche che rendono più pesante il bilancio dei feriti a causa della mancata reazione dei manifestanti. Filmati dimostrano alcuni agenti accannirsi con violenza su manifestanti inermi. Causeranno una sessantina di feriti, bilancio arrotondato per difetto a causa del fatto che qualcuno per paura di ritorsioni rinunciò alle cure mediche. Un errore? Tuttaltro. L’ultima comunicazione radio ricevuta dagli agenti prima dell’assalto è esplicita: “Cerchiamo di fare degli arrestati, cerchiamo di fermare delle persone, cerchiamo di fare dei prigionieri”. Bisognava dimostrare che le forze dell’ordine, che si erano lasciate scappare i black bloc, non rimanevano impassibili e che si adoperassero per riportare la città alla tranquillità. Ve lo immaginate il titolo? “Decine di manifestanti violenti arrestati dalle forze dell’ordine nel corso delle manifestaioni contro il G8”. Una garanzia di sicurezza insomma, a loro servivano proprio i numeri.Ma il culmine della tragedia fu raggiunto quando il corteo delle tute bianche e della rete Lilliput giunse all’altezza di Via Tolemaide. Le forze dell’ordine attaccarono il corteo in maniera illegittima e con modalità riconducibili a strategie militari, come dimostrano diversi documentari che ricostruirono i fatti in cui viene dimostrata la presenza di ufficiali di corpi militari speciali nella gestione della piazza. I manifestanti furono caricati sui fianchi e poi accerchiati (una normale carica di alleggerimento prevede di ostacolare l’avanzata di un corteo violento ed offensivo frontalmente). Da quel momento ebbe inizio la carneficina: in un inferno di gas lacrimogeni che impedivano la visione di una via di fuga e con le stesse vie di fuga sbarrate da mezzi e personale di polizia e carabinieri uomini, donne ed anziani furono attaccati indiscriminatamente anche con l’uso di armi improprie quali manganelli elettrici. Non c’era un vero e proprio obbiettivo, bisognava compiere un bagno di sangue. In seguito le conclusioni raggiunte anche dai giudici, sulla base di documenti video e testimonianze dirette, furono che si trattò di “una carica incomprensibile e illegittima al punto da legittimare la reazione dei manifestanti”. I filmati mostrano i carabinieri del battaglione Sicilia spostarsi da piazza Alimonda verso via Caffa per attaccare il corteo che già da più di due ore era sotto l’assedio dei carabinieri del battaglione Lombardia, la manovra totalmente irresponsabile si concluderà con una precipitosa ritirata da parte delle forze dell’ordine. Il contingente in ritirata era seguito da due camionette che nell’atto di invertire la marcia entrano in collisione ostacolandosi, una delle due riuscirà a proseguire la fuga l’altra rimarrà “incastrata” di fronte ad un bidone, non potendolo spingere in avanti per evitare di investire un altro carabiniere dall’altra parte del cassonetto, impegnato a spruzzare gas urticante contro i manifestanti. La camionetta è raggiunta da una ventina di persone tra manifestanti e fotografi. Il carabiniere seduto sul retro della camionetta impugna una pistola puntata ad altezza d’uomo contro i manifestanti, uno dei quali, Carlo Giuliani cerca di disarmarlo raccogliendo da terra un estintore vuoto ma nello stesso attimo è raggiunto al volto da un proiettile esploso dalla camionetta, cadendo, probabilmente privo di vita, a terra in una pozza di sangue che dieci anni non sono ancora riusciti a cancellare. In quell’attimo la jeep dei carabinieri innesta la retromarcia e passando due volte sul corpo inerme di Carlo Giuliani, completa la manovra di fuga. La versione ufficiale fornita dalle forze dell’ordine ed avvalorata dal procedimento per omicidio volontario ai danni del carabiniere Mario Placanica (che tra l’altro era un carabiniere ausiliario in servizio da soli 6 mesi e non sarebbe dovuto essere in possesso di un’arma di ordinanza) sosterrà invece la tesi secondo la quale il proiettile era stato sparato in alto e deviato da un sasso proveniente probabilmente dal corteo fino a colpire il volto di Carlo Giuliani. Questa archiviazione sosterrà inoltre che lo sparo sia avvenuto in condizioni di legittima difesa. Le perizie legali dimostreranno invece che il proiettile non solo era stato sparato ad altezza d’uomo ma che probabilmente fosse stato eslposo dall’arma dichiarata nel procedimento penale, una pistola Beretta di ordinanza (salvo poi ripensamenti da parte del perito). Questo indizio potrebbe indurre a pensare che a sparare non sia stato Mario Placanica ma un superiore munito di un’arma diversa da quella d’ordinanza. Aldilà di tutte le perizie che contengono elementi che mettono in discussione le tesi ufficiali sulla morte di Carlo Giuliani, particolare importanza ha quella che Giuliano Giuliani (padre di Carlo) chiama “la sceneggiata”. Ha luogo in Piazza Alimonda, pochi minuti dopo l’uccisione di Carlo Giuliani. Il suo corpo è circondato da un cordone di forze dell’ordine che impediscono ai soccorritori e giornalisti di avvicinarsi al corpo del giovane. Adriano Lauro, il vicequestore nonchè responsabile della piazza, se la prende con un manifestante a caso e lo rincorre per alcuni metri urlando: “L’hai ucciso tu, tu l’hai ucciso, bastardo! Tu l’hai ucciso, col tuo sasso, pezzo di merda, col tuo sasso l’hai ucciso!”, il tutto filmato da un troupe televisiva (guardacaso di Canale 5). La scena è grottesca, Lauro interrompe l’inseguimento dopo pochi metri lasciando libero di fuggire l’assassino. Ma il gioco è fatto, per l’opinione pubblica i manifestanti violenti hanno provocato un morto, come si dirà nei tg e nelle cronologie ANSA. La scena del delitto ed il corpo di Carlo Giuliani subiranno delle alterazioni per avvalorare la tesi del sasso omicida. Mentre il corpo è circondato e nessuno può vederlo un carabiniere lo colpisce violentemente con un sasso (non è escluso che Carlo fosse vivo ed agonizzante) fino a spaccargli la fronte per fornire prove della tesi sostenuta. I video dimostrano che tale ferita e sasso, riposto accanto alla testa di Carlo dopo il vile gesto, non erano presenti sulla scena del delitto nel momento immediatamente dopo lo sparo, quando ancora i fotografi non erano stati brutalmente allontanati. Inoltre è possibile scorgere nei pressi del cordone che copre la visuale sul corpo di Carlo, un carabiniere ed un poliziotto che se le danno di santa ragione. Altra situazione anomale, quella vissuta dal fotografo Eligio Paoni, che successivamente al sequestro ed alla distruzione della sua macchina fotografica, viene picchiato dai carabinieri ed avvicinato con la testa alla pozza di sangue vicina al corpo di Carlo. Un avvertimento che ha spinto lo stesso Paoni a non voler mai più parlare con nessuno, nemmeno in privato della vicenda. Tutti questi elementi anomali citati non sono mai stati presi in esame nel procedimento penale per l’uccisione di Carlo Giuliani rendendo impossibile lo svolgimento di un giusto processo che avrebbe chiarito anche diverse responsabilità in merito alla gestione dell’ordine pubblico in Piazza Alimonda.Con l’ennesimo torto, a marzo 2011, ad opera della Corte Europea, ai danni della famiglia Giuliani, il caso giudiziario riguardante la morte di Carlo Giuliani e la gestione dell’ordine pubblico in Via Tolemaide e Piazza Alimonda è chiuso, consegnando un nuovo nominativo al già ampio curriculum dello stato italiano in materia di delitti di Stato. Il rancore per una morte così assurda va ad aggiungersi alla beffa di non poter avere un giusto processo in un paese in cui la giustizia sembra sempre più solo e soltanto un ideale. Oggi, 10 anni dopo giustizia non è stata fatta, tutto può ancora succedere e ripetersi.

Carlo Giuliani, Roma, 14 marzo 1978 – Genova, 20 luglio 2001.

Seven

Fonti:

“L’eclisse della democrazia” di Vittorio Agnoletto e Lorenzo Guadagnucci_serie bianca Feltrinelli.

Video documentario sull’omicidio di Carlo Giuliani:

http://www.youtube.com/watch?v=423R5rWHmxU

http://www.youtube.com/watch?v=YwbX41zMNCI&feature=related

http://www.youtube.com/watch?v=ln4QbX43L-U&feature=related

http://www.youtube.com/watch?v=FDuLKnvIMeM&feature=related

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