Echi del mio tempo di Mariano Doronzo

 

Mariano Doronzo

In questi giorni è stato pubblicato il libro di poesie “Echi del mio tempo” di Mariano Doronzo. Mariano ha diverse volte collaborato per Oltreilguardo con i suoi scritti e le sue fotografie di viaggio, e quindi con piacere che pubblichiamo la prefazione di Elena Varvello scritta per “Echi del mio tempo” e vi invitiamo a scoprire le poesie contenute in questa uscita editoriale.

Prefazione

Molti anni fa scrivevo poesie. Ne ho pubblicate alcune. Altre sono rimaste chiuse in un cassetto. Un giorno – ricordo quell’istante, la scrivania a cui ero seduta, il modo in cui la luce bagnava il pavimento – ho preso a scrivere un racconto – vedevo un personaggio, sentivo la sua voce – e poi ne ho scritto un altro e un altro e un altro ancora. Dopo i racconti, sono arrivati tre romanzi.

Non tornerò alla poesia: volevo dire questo. Non ero abbastanza coraggiosa, forse. Perché, credetemi, ci vuole un gran coraggio. Ci vuole un gran talento, e la capacità di cogliere soltanto l’essenziale e sopportare o meglio amare quel silenzio, lo spazio bianco intorno a una manciata di parole – e solo quelle – che scendono in profondità e sondano uno spazio inesplorato e buio. Non provo alcun rimpianto: alcuni sanno farlo, ed è meraviglioso.13078126_10207209516249375_1271561247_oLeggo con gioia le poesie di chi possiede quel coraggio e quel talento, e troverete entrambi in queste pagine. In fondo, comunque, c’è qualcosa che accomuna poeti e romanzieri, che intreccia i nostri sforzi quotidiani, il nostro paziente lavoro di scrittura e riscrittura: crediamo tutti nella ricchezza e nel potere del linguaggio, e raccontiamo storie. In un romanzo, certo, ma anche in una poesia.

Echi del mio tempo è una lunga storia: potete leggerla così.

La storia di un uomo in viaggio, e non mi riferisco solo a un viaggio fisico, concreto – il muoversi da un luogo a un altro, in un vagabondare solitario – sebbene sia anche questo. Mi riferisco a un viaggio più segreto, e dunque non visibile, che porta dritto al cuore di noi stessi, ciò che ci rende umani, così imperfetti e incompiuti, vigliacchi e ingordi, colpevoli e innocenti e sempre pieni di speranza – Uomini e Vili, la prima sezione di questa raccolta. Un viaggio nell’amore, nel suo principio, nella sua fine o nella sua impossibilità – le poesie Un solo istante, Carovane Esotiche e La Voce del Mare. Un viaggio nella nostalgia per ciò che abbiamo abbandonato, la nostra terra – Poesie per Barletta – e che però solo partendo e allontanandoci possiamo infine vedere con chiarezza. E questo non è tutto, ma state per scoprirlo.

Per ogni verso, un passo. Per ogni poesia, una rivelazione. Per ogni sezione, un nuovo capitolo.

Che cosa resta, poi? Quello che resta sempre, quando finiamo di leggere una storia: la sensazione di avere tra le mani qualcosa che non sapevamo, del mondo e di noi stessi. La sensazione che una luce si sia accesa, magari solo per un attimo, a illuminare il buio. E quando a illuminarlo ci sono così poche parole e c’è la loro musica – la musica di un verso che ci conduce a un altro verso, e il ritmo che producono – mi pare che si tratti di un piccolo miracolo.

Ancora adesso, quando mi siedo alla mia scrivania, nel mezzo di un capitolo o sul finale di un romanzo, ripenso a quella musica lontana, a quelle poesie che ho letto e amato, e lascio che la musica – quell’eco – risuoni nelle pagine di prosa. È questa la lezione che ho imparato, durante gli anni in cui scrivevo poesie. È la lezione che insegnano i poeti. Non tornerò più indietro, l’ho già detto, ma non ho mai dimenticato quella musica, quelle profondità vertiginose e quel silenzio, e quanto siano importanti, quanto ci aiutino a capirci.

Per ogni poeta, dovremmo sempre alzare i nostri calici.

Per ogni nuovo poeta, dovremmo alzarli un po’ di più.

Perciò, non posso che augurarvi un lungo viaggio.

Non posso che augurarvi che sia buono.

Sono sicura che sarà così.

di Elena Varvello

 

Per acquistare una copia: Temperino rosso

www.marianodoronzo.com

 

 

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