Diario di una vita fuori

Settembre 2008

Stessa spiaggia, stesso sole, stessa sdraio, stesso gruppo di nullafacenti. Un’ apparente quotidianità estiva che cela nell’intimo di ognuno di loro qualcosa in più. Tutti sono consapevoli del fatto che questi pomeriggi dedicati al “dolce far niente” in compagnia stanno terminando. È palpabile nell’aria la comune voglia di godersi quest’ultimi momenti insieme, trascorrendoli nella più totale tranquillità. Impossibile, i pensieri sono troppi. C’è la paura del distacco, la paura che tutto ciò che stanno lasciando non possa più tornare, che tutto ciò che hanno sognato da una vita, come lasciare la città, diventata ormai troppo piccola per loro, possa determinare la fine di un capitolo amato.

Lettere e filosofie, il lavoro fisso, il teatro, i call-center, le montagne e le metropoli vanno a comporre la seconda edizione di un libro nuovo come il “sequel” di un racconto che narrava di attese sotto il portone, dividersi un pacchetto da dieci in due, condividere una birra da ¾ , “all’una si mangia” e i baci al sottopassaggio con la ragazza. È da qui che partono le più sentite promesse: “ci telefoniamo, ci incontriamo per le vacanze, facciamo casino, preparo il letto per te appena trovo casa…”. Vere promesse, enfatizzate dalla terza birra che ormai si fa sentire. Tra risate e attimi di silenzio pensano con speranza al futuro.

“Cin cin ragazzi, a noi!”.

Gennaio 2010

Sveglia ore 6:00. “svegliati Giulio, svegliati cazzo, ce la devo fare ok mi alzo, è fatta….cazzo! sono le 10:00”.                                                 E con questo siamo a ben oltre il 25% di assenze a chimica organica, troppe per sperare di dare l’esame quest’anno. L’ultima spiaggia rimane quella di parlare con il professore. Giulio cerca quindi tra i vestiti ammassati sulla sedia i più decorosi per l’incontro, o almeno i più puliti, quando il cellulare comincia a squillare e nel display legge il nome di Federico. A puttane, la fretta del momento, risponde:  “Ciao come stai?”, sul volto di entrambi va a stamparsi un sorriso ebete. Dapprima si scambiano frasi di routine ”l’università come sta andando? lavori? ”, poi una raffica di reciproche informazioni: il padre di Federico non se la passa bene, Giulio fatica ad arrivare alla fine del mese adesso che non può più appoggiarsi alla borsa di studio. Federico sembra sereno, è appena tornato nel suo bilocale condiviso con un altro ragazzo che studia fuori sede, nella mattinata si è guadagnato un sudato 28 in diritto privato.

Giulio si è lasciato con Elena, la fidanzata di una vita, è stato mollato per un ragazzo che lei ha conosciuto a Venezia, dove adesso studia lingue orientali. Sono passati quattro mesi e gli sta piano piano passando. Inspiegabilmente si ritrovano a parlare di ricordi passati, piacevoli, come a voler far rientrare nella vita di adesso quei momenti spensierati, dove bastava l’amico di sempre e una peroni per trascorrere una serata serena.

I due si ritrovano per il tempo di una telefonata:“Devo staccare Giulio, stanno finendo i minuti”, Giulio si guarda allo specchio, ancora sorride.

Qualcosa ha stimolato in lui la voglia di rimboccarsi le maniche, uscire, parlare con il professore e sperare di finire questi benedetti studi. Vuole laurearsi, fare esperienze e tornare al suo paese con la certezza di aver soddisfatto le aspettative dei genitori e dimostrare a tutti che tipo di persona è diventato. Federico resta ancora con il telefono in mano, scorre la casella dei messaggi ricevuti e ne trova uno mandato da Giulio prima di partire: “non ti dimenticherò mai e mai vorrò dimenticarti”. Mentre blocca la tastiera del cellulare legge di sfuggita sul calendario: 14 gennaio partenza per Londra (senza ritorno). Apre il frigo e anche per oggi scelta obbligata carciofi surgelati e una birra, la solita Peroni.

Pasqua 2012

Giulio, Franco, Andrea, Carla e Carmine alla casa in campagna di Monica. Stesso vino, stessa salsiccia di cavallo ed ordinaria pioggia che accompagna le vacanze pasquali. Giulio si guarda intorno, Andrea vestito di tutto punto si è appropriato di un accento milanese meritevole di canzonamento, Franco ha una barba incolta, indossa un eschimo, e invece di girare con una peroni in mano, tiene sotto braccio “il Fatto quotidiano”. Carla è notevolmente dimagrita e ci racconta di esperienze personali avute sotto l’effetto di droghe di cui la maggior parte di noi ignorava l’esistenza. Paolo ha uno sguardo strano come se sentisse inappropriato il suo quotidiano lavoro presso il bar del paese. È il momento di sedersi a tavola. Giulio, che si trova tra Franco e Andrea lancia un brindisi alla coincidenza di essere di nuovo insieme. Pensa però a Federico, l’unico assente al pranzo, e che ancora residente in Inghilterra non da più sue notizie. Brinda alla speranza di rincontrarlo.

20 anni dopo

Federico è seduto alla scrivania dello studio nella sua casa a Brighton. Apre il secondo cassetto per cercare i documenti del prossimo processo e scova una foto. Sono due giovani ragazzi che sorridono dinanzi a London Bridge. Sul retro della foto una dedica:

non ti dimenticherò mai e mai vorrò dimenticarti.

Amici per sempre.

Fottiti coglione.

Giulio.”

Sandrino


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