Depressione ieri e oggi

La depressione dell’umore è talmente comune da essere considerata malattia mentale e si verifica in maniera statisticamente considerevole. Il nucleo centrale di tale patologia coinvolge inevitabilmente fattori biochimici, psicodinamici e fattori predisponenti ovvero le cause scatenanti. Ogni funzione fisica e psicologica ne viene influenzata, prima fra tutte la percezione. I sintomi soggettivi sono altamente variabili, si va dall’umore instabile all’indifferenza,  all’apatia, fino ad un profondo abbattimento e confluente talvolta in disperazione. Una caratteristica pressochè costante è l’anedonia, ossia l’estrema incapacità di provare piacere avvertibile dall’ assenza di felicità e di gioia, chiaramente comprensibile dall’espressione facciale, dal contenuto dei discorsi, dal comportamento e dallo stile di vita del paziente depresso. Si tratta di una sorta di rallentamento psichico attraverso il quale ci si sente incapaci di adempiere ai normali compiti che scandiscono la quotidianetà e di affrontare le situazioni che ci si presentano. Molto frequenti sono anche la tendenza ad auto-colpevolizzarsi con il conseguente crollo dei livelli di autostima: l’ impossibilità di investire valore su qualsiasi oggetto (familiari, attività, episodi affettivi, ecc.), la perdita di peso, di appetito, insonnia, ipersonnia ecc.. , culminanti in una penosa distanza tra l’esperienza interiore e il mondo esterno percepito come “perduto”.  La psichiatria sostiene l’esistenza di fattori di vulnerabilità pregressi, coinvolti nell’esordio della patologia, riferendosi nello specifico ad eventi di vita negativi, esperienze traumatiche (come ad esempio la mancanza o la perdita dei genitori,di figli,condizioni economiche precarie ecc.).

Nella depressione agitata il livello di ansia e mobilitazione diventa estremo portando il paziente ad un serio rischio di suicidio. E’ utile specificare che tale disturbo colpisce soprattutto le donne 10-25% della popolazione rispetto al 5-12% degli uomini.

 

Interessante sarebbe ora analizzare come la forma della patologia depressiva sia cambiata nel tempo. L’approccio psicoanalitico tende maggiormente ad analizzare e comprendere il dolore tipico del disturbo depressivo risalendo al passato, al vissuto del paziente, e alla ricerca di episodi traumatici che hanno minato la costruzione di un’identità stabile. Tuttavia è importante considerare anche spiegazioni di tipo psico-sociali poichè spesso il dolore nasce da idee erronee sulla vita e sul mondo con cui veniamo necessariamente a contatto; basti pensare a come spesso la depressione colpisse le donne del secolo scorso e come fosse legata alla disparità, alla discriminazione sociale, alla ridotta possibilità di scegliere il proprio futuro o in ambito familiare ad avere un ruolo marginale o addirittura a non averlo affato.

In passato anche la morale religiosa costringeva ad un “dover essere” secondo i criteri del giusto/sbagliato, del bene/male, oggi invece possono verificarsi numerosi casi in cui la patologia derivi da un senso di ineguatezza rispetto ai dettami tipici della società, fra cui spiccano il mito della giovinezza, intesa come massima potenza biologica ed efficienza. Una forza fisica e psichica che porta dunque soprattutto gli anziani a sentirsi inadatti, poco utili e depressi, oppure l’egemonia del denaro che contribuisce a smembrare la dignità e l’autostima di famiglie appartenenti ai ceti meno abbienti che spesso non riescono ad interagire con buona parte della società finendo per essere  emarginati. Altri fattori sociali che si dovrebbero considerare alquanto critici sono le dimezzate opportunità di lavoro sfocianti in tassi di disoccupazione mai registrati –elemento questo fortemente destabilizzante-, o anche l’incertezza verso il futuro dei giovani che non fa altro che alimentare paure ed incertezze. E’ questo, dunque, lo scenario che domina la nostra epoca prostrando l’individuo nell’ amara consapevolezza di non poter essere se stesso e non poter realizzare a pieno la vita e la felicità che si aveva un tempo idealizzato.

Psiche

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