Democracia Real Ya – Milano: dalla protesta al movimento?

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Milano, Piazza Duomo - Assemblea Democracia Real Ya_22/05/2011

 

Milano – Ore 20,00. Per la terza sera consecutiva i protagonisti del movimento nascente Italian Revolution si riuniscono in assemblea, in Piazza Duomo. Un’assemblea a cui partecipano una settantina di persone, che affronta diverse tematiche secondo le modalità della più genuina democrazia partecipativa. Un paio di megafoni che girano tra i presenti chiamati a dar voce alle loro idee e proposte per cambiare questo sistema. Si discute di legge elettorale e del perchè questa rappresenti una deriva fortemente antidemocratica, si parla di governi schiavi di banche e di debiti con le stesse, debiti dai quali ci si dovrebbe liberare per il solo fatto che sono “illegali”. Si parla anche e soprattutto di cosa c’è che non va e di cosa non si vorrebbe più vedere nell’immediato futuro e anche i passanti incuriositi dai giovani seduti in cerchio decidono di prendere la parola. Il movimento sembra aver chiare le idee su ciò che vuole essere e dove vuole arrivare, su quali principi puntare e contro quali soprusi lottare, ma sembra ancora lontano dall’avere un’identità precisa. Non c’è nulla, di ciò che viene fuori da queste assemblee, che non possa essere definito genuino e condivisibile. Il problema dei giovani che non hanno più speranza di futuro, una speranza sottratta intenzionalmente ed a tavolino da coloro che dovrebbero essere a loro servizio, ed una quasi totale impossibilità di vivere il proprio presente è un tema più volte affrontato nel corso dell’assemblea e nel più idoneo e diretto dei modi, quello delle testimonianze dirette. Unico neo la mancanza di chiarezza di idee rispetto ai modi nei quali far valere le proprie posizioni e di vere e proprie modalità attuative. Come operare? Siamo soltanto un movimento di sostegno alle Piazze spagnole o intendiamo estendere la nostra azione ai problemi che accomunano gli italiani agli spagnoli in piazza? La tendenza che traspare in questi primi episodi pare essere proprio la seconda, ma per renderla attuabile occorrerà aprire le porte ai movimenti già presenti sul territorio, ai Centri Sociali, al mondo dell’Associazionismo studentesco e della cittadinanza attiva…a tutte quelle realtà della lotta fuori dai partiti consolidate da anni che queste battaglie, rispetto alle problematiche discusse in assemblea, le portano avanti da anni. Chiedere il loro appoggio non significherebbe per niente voler sottostare a schiavizzanti ideologie. E’ una scelta necessaria, che è stata già fatta anche in altre espressioni locali dello stesso movimento (vedi la riunione convocata domani al dipartimento di Fisica dell’Università La Sapienza di Roma, per trovare un punto di convergenza con i collettivi di facoltà).

Rimando al prossimo aggiornamento dalla piazza chiudendo con la medesima frase sperando che faccia da monito:

“El pueblo UNIDO jamas serà vencido!”.

Milano – Assemblea Democracia Real Ya, intervento di un’ascoltatrice

Seven_Milano

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Un commento su “Democracia Real Ya – Milano: dalla protesta al movimento?

  1. Seven il said:

    Forse chi ha commentato non si è reso conto di aver avuto un clamoroso abbaglio, oppure è solo un errore di interpretazione di ciò che c’è scritto. Nel post non si parla di quelle righe citate come di una decisione presa in assemblea, nè di una proposta fatta nella stessa. E’ una considerazione fatta, un parere di chi scrive che per quanto non condivisibile ci si dovrebbe sforzare di capire prima di poterlo giudicare. Altrimenti che senso avrebbe giudicare e scagliarsi contro un’idea che non si conosce?
    “Secondo me gli unici ai quali ci si deve aprire sono i singoli, che poi provengano da altre realtà non è un problema, ma io di strutture esterne non ne voglio.”
    Basta leggere più attentamente per dimostrare che l’articolo è in linea con queste parole, in particolare nella frase “Chiedere il loro appoggio non significherebbe per niente voler sottostare a schiavizzanti ideologie.” che il nostro contestatore si è guardato bene dal copiare/incollare.
    Aprirsi ai singoli anche se provengono da altre realtà va benissimo, ma se poi ci troviamo 100 singoli provenienti da una stessa realtà li cacciamo perchè potrebbero costituire una struttura esterna? Certo che no, non lo penso io e non lo pensa il contestatore (dell’aria fritta a questo punto, visto che contesta una cosa che non esiste).
    Inutile ribadire l’invito a “pescare” adesioni al movimento da quelle realtà che queste battaglie le portano avanti da anni e non solo da dopo le occupazione delle piazze spagnole. Che cosa c’è di sbagliato in ciò? E’ una struttura esterna chiamare a raccolta tutti coloro che la pensano come noi anche da prima di noi? Rassegnamoci al fatto di non avere l’esclusiva sulle idee e soprattutto sulle lotte, non in una città come Milano e ribadisco il monito
    “El pueblo UNIDO jamas serà vencido!”.

I commenti sono chiusi.