Demo di venerdì 13.05.2016 a Kofka Quaddum

foto da Nervo che osserva: https://www.facebook.com/Nervo-che-osserva-813132448791753/?fref=ts

Questo venerdì decidiamo di andare alla manifestazione di Kofka Quaddum, un paesino al nord della West Bank. Riusciamo a trovare un taxi da Nablus che ci porta lì per 61Nis, fortunatamente l’autista riesce a capire che stiamo andando lì per la demo e ci accompagna nel punto preciso dove avrà inizio. Arriviamo largamente in anticipo e un signore ci invita ad aspettare nel suo negozio e ci offre un caffè. Nel frattempo arriva altra gente fra cui il coordinatore della demo che inizia a farci domande e metterci in guardia su quello che succederà durante la manifestazione. Non mi preoccupo troppo, d’altronde ormai so come funziona. Mentre aspettiamo, il coordinatore ci invita ad uscire e seguirlo lungo la strada dove si terrà la demo. Ci sono già dei ragazzini dai 6 ai 10 anni che si stanno allenando a lanciare pietre contro i soldati; saranno una quindicina e il movimento è meccanico: prendono una pietra la mettono sulla fionda, tre giri e poi si parte. Cominciano ad arrivare i primi soldati ma per il momento è tutto tranquillo, quando ecco il richiamo, la preghiera delle 12. Un suono che si espande per tutta la città, un canto soave…è ora di prepararsi!

Inizia ad arrivare molta gente e ci si riunisce tutti al centro della strada, davanti al corteo ci sono dei bambini con dei cartelli gialli con sopra disegnata la chiave del ritorno (i Palestinesi hanno lasciato le loro case ma continuano a conservare la chiave in segno di un futuro ritorno nella loro terra). Siamo vicini alla commemorazione della Nakba e i cartelli di oggi fanno riferimento a questo. Si comincia a sfilare per la strada andando verso i soldati, una ragazza prende il megafono e tiene un discorso in inglese sulla Nakba, lo stesso fa un uomo palestinese. Continuiamo a camminare ma arriva il primo lacrimogeno, allora indietreggiamo senza paura. Nel giro di 10 minuti quel lacrimogeno non è più uno ma venti, un ragazzo lancia un sasso ma qualcosa va storto, lo vedo cadere a terra e altra gente lo prende e lo porta verso l’ambulanza. Li seguo, comincio a scattare foto, ha la testa tutta insanguinata sembra morto, non si muove. Quell’ansia (di cui ho già raccontato) mi pervade di nuovo, mi viene da piangere, ho gli occhi lucidi, la sua testa è piena di sangue e adesso?

foto da Nervo che osserva: https://www.facebook.com/Nervo-che-osserva-813132448791753/?fref=ts


Si avvicina uno dei miei compagni e mi dice:
“Ma dove vai? Vieni di là… non è successo nulla, il ragazzo si è colpito da solo alla testa con un sasso.”
“Ah, ok.” gli rispondo poco convinta. Quel ragazzo non era stato colpito da un soldato e quindi non era importate. Mi rassereno, mi passano le lacrime, ma come è possibile? Comunque si è fatto male, ha preso un colpo in testa, sanguinava. Mi lascio il ragazzo alle spalle facendomi mille domande e chiedendomi se questo incidente non sia importante tanto quanto un ragazzo che viene sparato… Evidentemente no! Continua la demo, i lacrimogeni sono troppi e siamo costretti ad allontanarci e correndo ci buttiamo in una stradina. Mentre la percorro cerco di aprire gli occhi ma non riesco a vedere molto, sento la gente tossire quasi come se stesse vomitando. Forse lo stanno facendo ma il gas è forte e non riesco ad aprire gli occhi e uso i fazzolettini all’alcool che ho con me. Quando si aprono lo scenario è come me lo immaginavo, gente che tossisce , che lacrima, che si appoggia ai muri e cerca ossigeno.

Passato l’effetto e torniamo indietro , siamo di nuovo sulla strada principale iniziamo a sentire rumori di spari ma questa volta non sono gas, sono pallottole. Ci mettiamo dietro i muri, affianco a me c’è un ragazzo palestinese. Siamo nascosti ma lui fa il grave errore di fare un passo avanti e… un proiettile! Lo colpisce al piede. Viene preso in braccio e portato in ambulanza. Noi siamo ancora li, dietro i muri, cercando di non farci vedere. Ci sono molti bambini, escono e si mettono al centro della strada. Ancora un rumore e un albero davanti a noi si muove e cade una pallottola di spugna. Un bambino la prende e me la mostra. Ripercorriamo la strada principale e a terra da lontano si vedono dei puntini neri, sono i gas che hanno sparato. Ci avviciniamo e gli shebab incendiano delle gomme d’auto che generano del fumo nero e continuano a lanciare sassi. Ma eccoli di nuovo… arrivano una trentina di gas, a pioggia e si corre di nuovo. Ci si ripara dietro un altro muro. Il coordinatore ci porta dell’acqua, che bello! Beviamo e già mi sento meglio. Arriva la seconda carica ma ormai sono dietro il muro e resto lì. Decidiamo, quindi, di tornare indietro, la demo sta per finire. Ripercorriamo la strada attaccati ai muri e talvolta entrando nei cancelletti delle case fra un gas e l’altro.

La demo finisce. La gente torna a casa dopo un’altra giornata, una normale giornata. Ci sorridono e ci salutano. Chiamiamo il taxi, arriva, saliamo e andiamo via lasciandoci alle spalle un venerdì come tanti altri a Kofka Quaddum.

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Nervo che Osserva

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Giorno dell’indipendenza israeliana – gabbie per i Palestinesi.

Quella cruenta normalità – Un “tranquillo” venerdì della rabbia ad Ofer.

Palestina – Demo del venerdì a Nabi Salih.

Palestina – Pasqua ebraica e repressione

Una giornata tipo nei territori occupati

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