Curre Curre Guagliò – una recensione atipica

Curre Curre Guagliò - Storie dei 99 Posse

Curre Curre Guagliò – Storie dei 99 Posse è una biografia atipica, come la definisce l’autore Rosario Dello Iacovo, giornalista, membro del collettivo 99 Posse e tra i primi occupanti del centro sociale Officina 99. E’ per questo che merita una recensione altrettanto atipica nella quale sarebbe difficile, anche volendo, riassumere l’intera vicenda seguendo un preciso ordine cronologico. Si parla infatti di “storie”, ognuna delle quali è raccontata dai personaggi chiave nell’evoluzione della band che si dividono la scena parlando in prima persona. Storie che rimandano non solo alle vicende musicali del gruppo, ma che descrivono gli ultimi vent’anni di movimenti e lotte sociali, dalla stagione della Pantera, figlia di quel che restava della vecchia Autonomia Operaia, fino ai giorni nostri, passando naturalmente per Genova 2001. Forse non c’è modo migliore per raccontare i 99 Posse se non, appunto, parlando del contesto sociale nel quale si sono formati, delle iniziative politiche e dei cortei che li hanno visti impegnati in prima linea oltre che per tutto ciò che attiene la repressione stessa dei movimenti con le esperienze dirette di identificazioni e carcere. Per un lettore (e militante) non sarà difficile intrecciare ai racconti che si alternano nel libro le proprie esperienze di lotta e quelle di intere generazioni di attivisti. Chiunque negli ultimi venti anni abbia preso parte a un’occupazione, a un corteo o a una qualsiasi azione di movimento finirà col ritrovarsi nelle esperienze raccontate dai protagonisti di questa biografia e col giungere probabilmente alla conclusione che nulla è cambiato in materia di privazione di diritti. Basta aprire una pagina a caso per vedere confermata quest’impressione. Frasi come «un mare di gente che ha attraversato la città chiedendo casa, lavoro, reddito e spazi sociali…» possono essere prelevate da un contesto legato al passato (fa infatti riferimento ad un corteo dei primissimi anni ’90) e trapiantate tali e quali in quello attuale. Gli arresti con pestaggi in caserma ben 10 anni prima di Bolzaneto rafforzano ulteriormente il concetto, con la sola differenza che allora i cordoni facevano bene il loro lavoro e che nei giorni di Genova quella retorica pacifista ha prodotto due grandi ferite, sui corpi di manifestanti inermi ed all’interno dell’intero Movimento. Spaccatura che ritroviamo nella storia più recente ogni qual volta qualche guru di una sinistra sempre più in crisi di identità dice la sua sull’utilità di un casco in un corteo o condanna affermazioni sacrosante che vorrebbero più bastoni e meno tastiere.
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Non mancano episodi e curiosità legati alla vita della band a partire dal suo ritorno sulle scene merito dell’inconsapevole Egidio, suo malgrado. O come non parlare della primo furto di un adolescente Zulù, dello strano modo in cui Meg entra per la prima volta in contatto con la band, della fusione di diversi generi e provenienze musicali che contraddistinguono le varie fasi e collaborazioni della vita artistica del gruppo, della nascita di testi come Rafaniello o Rappresaglia che oltre a sembrare scritti ieri traggono la loro origine dalla quotidianità con la quale i protagonisti si scontrano.

Appare quindi scontato che le vicende musicali della band non facciano da sfondo a quanto detto né siano un capitolo a parte della vita dei suoi membri ma un tutt’uno indissolubile. Attraverso la voce dei protagonisti Rosario Dello Iacovo trasmette bene l’idea che qualsiasi discorso sui 99 Posse non possa prescindere dal contesto politico e sociale in cui la loro musica è nata e si è evoluta. Anche il silenzio della band durato sette lunghi anni e subentrato proprio all’apice del successo è in realtà servito ai componenti per intraprendere ciascuno un proprio percorso, artistico e politico, al termine del quale il gruppo si è ritrovato in quella che Zulù definisce «ripartenza» più che reunion. Altro punto di forza di questi racconti che si fondono in un unico blocco narrativo è la capacità di coinvolgere il lettore, che condivide le sensazioni delle voci narranti: dalla rabbia per le violenze ingiustificate dello stato all’odore acre di un lacrimogeno. O quel sentimento contraddittorio che ti porta prima a fuggire dal tuo quartiere che vivi come una gabbia e poi a sentirne la mancanza quando sei lontano. Sentimento che molti giovani meridionali, costretti ad andar via, provano almeno una volta nella vita e che si ritrova nei racconti dell’autore ambientati tra la Napoli diTerzigliano, Milano e Londra.

Non resta, quindi, che tuffarsi in questo viaggio nella storia dell’ultimo ventennio reso incredibilmente breve da una narrazione fluida e scorrevole che è quasi un dispiacere abbandonare. Finito il libro, però, quel ragazzo continua a correre, a conferma dell’attualità dei testi che fanno dei 99 Posse un punto di riferimento per almeno tre diverse generazioni di militanti e di quanto il loro contributo sia necessario in un contesto sociale che fatica a mutare.

“Curre Curre Guagliò – Storie dei 99 Posse”
di Rosario dello Iacovo
Baldini & Castoldi Editore
Dicembre 2014

Questo articolo è presente anche su Exit Media – testata di controinformazione

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