Corrado Giaquinto, un pittore Europeo

 

“la Spagna in soccorso alla religione” Palazzo Reale, Madrid 1762 ca

L’opere adunque di questo autore essendo venute in gran stima sono sparse per tutta Europa, con maraviglia di tutti gli intendenti dell’arte”

 

Con queste parole il biografo dei pittori dell’Italia Meridionale, Bernardo de Dominici, elogiava l’ingegno artistico di Corrado Giaquinto, cogliendo il successo su scala europea che il pittore pugliese riscosse.

 

Giaquinto naque a Molfetta, in Terra di Puglia, nel 1703. Figlio di un  sarto, appartenente ad una famiglia umile,  venne avviato allo studio delle lettere, finché un gesuita locale, il Lacchini, esperto di matematica, geometria e praticante di architettura, scorgendo il suo talento artistico, lo invogliò alle pratiche di apprendistato presso la bottega del pittore locale Saverio Porta.

Dopo aver ricevuto la sua prima formazione in paese, continuò i suoi aggiornamenti a Napoli (soggiorno che dura dal 1721 al 1723), dove potè studiare presso Nicola Mattia Rossi e assaporare il grande eclettismo di Luca Giordano e la pittura magniloquente del Solimena. Molto probabilmente nei primi anni venti il pittore si mosse sulla direttrice tirrenico-adriatica, come avevano già fatto molti pittori delle generazioni precedenti (basti citare i pugliesi Cesare e Francesco Fracanzano). Nel 1724 torna a Molfetta per poi ripartire nuovamente alla volta di Napoli. La città di Partenope, in questo periodo, era una delle capitali culturali italiane, grande fucina di idee e di correnti culturali, trampolino di lancio su scala europea per molti artisti (si pensi al celebre musicista Farinelli conterraneo del Giaquinto). Nel 1727 il pittore è a Roma, città in cui riesce ad aprire bottega e ad ottenere commissioni importanti. Il soggiorno capitolino dovette da un lato aprirgli definitivamente  le porte dell’Europa, dall’altro permettergli di confrontarsi con l’opera di pittori del calibro di Carlo Maratta (morto a questa data) e Sebastiano Conca. Nelle opere realizzate durante gli anni romani si nota, infatti, un certo miglioramento nel disegno e una maggiore padronanza dell’ambientazione scenica delle composizioni.

 

 

Giaquinto, allora, allineandosi a questa corrente, che del resto ha delle analogie con la pittura del Solimena,  ricevette importanti commissioni da parte di monarchi (come la Pala per  Re Giovanni V di Portogallo). A Roma il maestro si affermò anche in qualità di frescante, come si può evincere dal ciclo, del 1731, per la Chiesa di San Nicola dei Lorenesi. Come afferma lo stesso De Dominici nella biografia del pittore: “non vi fu né Prelato, né Cardinale, che non volesse avere qualche sua opera nella propria Galleria.”

La sua escalation fino a diventare pittore di fama internazionale ebbe il via proprio dalle commissioni romane, ma passò prima per Torino: altro centro d’avanguardia culturale in cui è chiamato niente meno che da Filippo Juvarra (con il quale collabora intorno al 1733) . Ed è proprio qui, all’interno della Villa della Regina, che probabilmente si cimenta nelle prime grandi decorazioni per un ciclo a tema profano di respiro internazionale (notevoli anche il ciclo e le tele per la Cappella di San Giuseppe, nella chiesa torinese di Santa Teresa).

Nel 1738 il pittore è nuovamente a Roma e firma l’Assunzione della Vergine di Rocca di Papa, importante commissione del Card. Pietro Ottoboni, nipote di Papa Alessandro VIII. Tra le commissioni importanti, ottenute nella capitale, i lavori di restauro per la Basilica della Santa Croce in Gerusalemme, per la quale fornisce tre enormi tele, e la commissione della Trinità che libera prigionieri per la Chiesa della Trinità degli Spagnoli di via Condotti.

Con l’aumento della fama il monarca spagnolo, Carlo III, lo chiamò a lavorare su suolo iberico e in agosto del 1543 il nostro risulta primer pintor de Cámara”.

Pur avendo realizzato diverse opere in territorio spagnolo, risale al giugno del 1754 la maggior commissione del soggiorno spagnolo (diversi sono tuttavia i lavori realizzati, tra cui i lavori all’interno del Castello di Aranjuez per il quale realizza tre tele con Storie di Giuseppe). Si tratta dei dipinti eseguiti in diversi ambienti nel Palazzo Reale di Madrid in cui affrescò la Cupola con l’Incoronazione della Vergine. Tali affreschi rappresentano una sorta di traguardo della sua carriera, sulla scia di una ormai lunga e consolidata tradizione di artisti italiani chiamati a servire il re di Spagna (Luca Cambiaso, Pellegrino Tibaldi, Federico Zuccari e Luca Giordano per citarne alcuni). Negli anni compresi tra il 1759 e 1762 eseguì i monumentali affreschi nella sala, oggi detta delle Colonne, raffiguranti il Trionfo del Sole e, nello scalone d’onore, la Monarchia spagnola che offre alla Religione i trofei delle sue vittorie e i prodotti delle sue terre.

Questa esperienza arriva all’apice della sua carriera artistica. In seguito il pittore ritornerà in patria e continuerà a lavorare per Ferdinando IV di Borbone a Napoli. Qui muore nel 1766 in seguito a problemi di salute.

 

 

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