Cecco: il più caravaggesco di Caravaggio?

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 Resurrezione, The Art Institute of Chicago

Francesco Boneri, in arte Cecco del Caravaggio, è stato un seguace, molto probabilmente allievo diretto, del Caravaggio. La Resurrezione di Cristo, oggi a Chicago, è in qualche modo legata alla città di Firenze. Infatti nel 1620 il marchese Guicciardini affidò ad artisti caravaggeschi il compito di decorare la cappella di famiglia nella chiesa fiorentina di Santa Felicità. L’apparato pittorico prevedeva tre grandi tele, allogate ad artisti dalla palese ortodossia carvaggesca: un’Adorazione dei pastori di Gherardo delle Notti, una Crocifissione dello Spadarino e la Resurrezione di Cecco. Delle tre tele commissionate da Piero Guicciardini solo l’Adorazione dei pastori (oggi agli Ufffizi) arrivò ad essere collocata, di quella dello Spadarino se ne persero subito le tracce e quella di Cecco, probabilmente la più trasgressiva, non arrivò mai a Firenze. Probabilmente l’opera fu svenduta dallo stesso Guicciardini al cardinale Scipinone Borghese (in fine approderà al The Art Insitute of Chicago).

L’opera dovrebbe ascriversi al 1619-20 ed è intrisa di tutti quei valori pittorici che Cecco aveva potuto apprendere dal Merisi: una scena densamente popolata che trova il suo precedente nelle Sette Opere di Misericordia del maestro, in cui i contrasti luministici si spingono fino all’esasperazione. La ressurrezione è vista come un portento, in cui goffi personaggi annichiliscono dinanzi al prodigio dell’episodio evangelico. Lo sgomento è totale, un angelo libera il sepolcro mentre il trionfo del Cristo sulla morte domina la scena. La posa del Cristo ricorda vagamente quella del Giudizio michelangiolesco, lo stendardo da lui posseduto sembra quasi un fotogramma. Cecco è stato grandissimo pittore del quale non si ha grande memoria, ma dinanzi a capolavori di questo calibro non si può che apprezzare la sua arte. Elabora un’adesione al caravaggismo quasi più accentuata di quella del maestro, una scena in cui il sepolcro dal quale risorge Cristo viene collocato all’interno di un vicolo romano. Ed è proprio quel vicolo buio che assurge a essere vero e proprio metro universale ed umano di questa pittura.

Forse proprio per questi particolari l’opera venne rifiutata.
La sua pittura è spesso popolata da figurini alquanto goffi, il che farebbe pensare ad una volontà dell’artista piuttosto che ad un’incapacità; un elemento che accresce la realtà della sua pittura.
Dalle fonti si evince che Cecco non seguì il Caravaggio solo nelle discipline pittoriche ma anche in quelle di strada.

Martin

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Un commento su “Cecco: il più caravaggesco di Caravaggio?

  1. eddilo il said:

    Talmente patinato, netto, perfetto che gli manca l’anima che invece abbondava nel Merisi…

I commenti sono chiusi.