Canne: con la cultura non si mangia.

 

iscrivetevi a:
http://www.facebook.com/pages/oltreilguardo/210146735666420
Il sito archeologico di Canne della Battaglia è imprescindibilmente legato alla celebre battaglia del 216 a.c., in cui il famoso condottiero Annibale, con i suoi suoi 40.000 soldati, riuscì a dare una bella lezione di strategie militare ai romani che si schieravano con un esercito avente il doppio di forze . Una battaglia considerata molto importante  sia dal punto di vista della strategia militare, che per la grande reazione di orgoglio che scatenerà nei romani. Da questa sconfitta si posero le basi che porteranno alla fine dell’intera guerra e  a ridisegnare la mappa politica dell’intero mediterraneo    (puntata Ulisse).

 

L’area di Canne risulta di grande interesse archeologico per via della nutrita stratificazione culturale che va dall’età della pietra all’età moderna. Un’area ricchissima di testimonianze, che in età romana divenne vera e propria stazione di commercio della ricca e vicina Canosium, (essendoci, a quei tempi, la possibilità di navigare il vicino fiume Ofanto). Ad oggi recandoci sul posto ci troviamo dinanzi ad una collina percorribile, dove si possono ammirare i resti dell’abitato medievale.

A rigor di logica la città medievale potrebbe essere sorta sulla precedente Cannae romana, ma le cose potrebbero anche non essere così. Durante la campagna di scavo 2004-2005 sono venuti alla luce i resti di una villa di età imperiale, sita ai piedi di un leggera altura, di fronte alla cittadella medievale. Probabilmente l’antica Canne romana era sita proprio nei pressi di questo ritrovamento, a valle;, oppure si estendeva anche giù dalla collina. Questi sono tuttavia gli interrogativi che un ritrovamento del genere pone, tutti quesiti che dovrebbero  condurre verso la volontà di continuare con compagne di scavo per comprendere quale realtà fosse l’antico vicus. Ciò non toglie che si possano trovare altre ville romane della stessa epoca  o di altre.

 

La situazione giuridica del sito è alquanto complicata, senza andare troppo indietro nel tempo partiamo da qui:
-1999 viene siglato un protocollo d’intesa tra il Comune di Barletta e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
-2009 legge regionale 44, provvede all’allargmantento della perimetrazione del parco dell’Ofanto (istituito precedentemente con legge regionale 37/2007).
Il protocollo tra Comune e Ministero sancisce una generale ripartizione di competenze che impegna la soprintendenza alla gestione del sito e il Comune al collegamento dello stesso oltre che a generali mansioni di manutenzione. Le finalità dell’Ente Parco dovrebbero essere quelle di promuovere attività, tutelare, recuperare e valorizzare il patrimonio naturalistico, archeologico, architettonico, promuovere attività culturali, promuovere attività di sensibilizzazione verso il territorio e la sua gestione consapevole.
Se con il precedente protocollo le parti a dover convenire sono Ministero (tramite soprintendenza ai beni archeologici) e Comune, con le successive leggi regionali abbiamo un terzo attore istituzionale che può -o meglio potrebbe- finalizzare delle proprie attività verso il sito.
Guardando le seguenti immagini vi renderete conto di come tutta la situazione giuridica trova perfetto riscontro nella realtà, di come tutti gli attori istituzionali svolgano i propri compiti, che -nonostante non ci siano fondi per continuare gli scavi- il sito archeologico è gestito benissimo, ben collegato, non esiste alcun presupposto per poter sollevare inutili critiche. Un’area in cui lo scontro tra due titani decretò l’inizio della successiva egemonia romana nel mediterraneo, ma non interruppe quella confluenza di popoli, caratteristica della penisola intera che qui si può seguire benissimo. E non possiamo che gioire a  vedere immagini del genere….

Tutto è a suo posto perchè ormai situazioni del genere sono diventate di ordinaria amministrazione. Sbalorditevi dinanzi al contrario.
Putroppo ad oggi non solo non si vedono riprendere gli scavi, ma si vede l’intero complesso archelogico (insediamento pre-romano, villa romana, abitato medievale) in una situazione di cattiva o quasi assente manutenzione, una quasi assente valorizzazione del sito, una mancanza di finanziamenti che garantiscano quanto meno una buona gestione di ciò che finora e venuto alla luce.Eppure si parla di un cospicuo patrimonio, di un antiquarium che espone dei reperti unici, di un bellissimo connubio tra resti archeologici e bellezze naturali, tra la caratteristica campagna di Puglia disseminata di ulivi e vigneti e la piana della battaglia, con a pochi metri il fiume Ofanto, ricchissimo di avifauna che desterebbe interesse anche nel meno accorto visitatore.
Del resto, nel periodo in cui Pompei crolla, la Domus aurea è lasciata a se stessa, cosa vi aspettate che arrivino finanziamenti ?  Assolutamente no, niente, zero, è fantascienza. Non resta altro che aspettare e sperare come sempre, ormai la politica culturale non è diventata che una vetrina entro la quale presentare la bella facciata di un prodotto Italia che al suo interno possiede mille e mille corpi morti. Per non parlare dei continui sprechi anche in questo settore, una tendenza che si manifesta a livello regionale  con le stupide campagne pubblicitarie strapagate. A livello comunale invece vediamo le solite campagne elettorali di sindaci che promettono delle continue rinascite di città (si senton tutti Lorenzo il Magnifico?), puntando sull’attrazione che la bella immagine di un monumento  restituito alla storia genera sugli elettori, ma rimangono solo promesse…..e a noi non ci resta che piangere. Ops… mi correggo per aver utilizzato l’espressione “politica culturale”, avevo dimenticato che la cultura non può essere interesse della politica, perchè con la cultura non si mangia…scusate!

 

Martin

I commenti sono chiusi.