Bristol

Stokes Croft, Bristol – 6 febbraio 2014

Stansted Airport, London –  30 luglio 2014

Seduto all’aeroporto di Stansted in attesa dell’aereo per tornare a “casa” e godermi il mese di agosto tra mare, sole e amici dopo poco più di un anno passato a Bristol.

Ho vissuto in questa città per quattordici mesi e non conosco la mia prossima meta, così ho deciso di scrivere questa pagina del mio “diario di bordo” ed imprimere nero su bianco ricordi ancora freschi prima che ogni cosa, ogni posto, ogni volto si mescolino e fondano tra loro.

Amo viaggiare perché solo così posso ricercare quella pace interiore ancora inesistente, cercando così di evitare che il velo dell’indifferenza copra ogni cosa e nasconda così il fatto che io fugga solo da me stesso.

Castle ParkBristol non è il classico posto da turista che molto probabilmente preferirebbe Bath distante solo dieci minuti di treno, molto piùcarina e graziosa con il suo ponte, l’abbazia e i bagni romani. In effetti a Bristol a parte i graffiti di Bansky e il Suspension Bridge non c’è molto da vedere. Per amarla bisogna viverla: cadere nel fiume Avon mentre si è in fila per il “Tekla” e magari trovarsi faccia a faccia con Chris, il coccodrillo ritrovato qualche mese fa vicino Coronation Bridge in Bedmister. È una città in cui si dovrebbe vivere per un po’, il tempo che serve per vedere il colore delle stagioni cambiare, il verde dei parchi in estate diventare giallo-rossiccio in autunno e poi marrone, il colore dei tronchi nudi e dei loro rami spogli che, come dita scarne, si aggrappano ad un cielo grigio in attesa dell’arrivo della primavera.

Dopo pochi giorni dal mio arrivo è bastato allontanarmi da Cabot Circus, la zona commerciale dello shopping sfrenato e, come in una ragnatela, si sono aperti tutt’intorno mondi incredibili da scoprire, in cui le birre diventavano solo un pretesto per incontrare gente che mi raccontava la sua storia e che mi ha permesso di viaggiare in tutto il mondo, improvvisamente piccolo piccolo e io  ancora più piccolo per tutti i mille posti che mi stanno aspettando.

Cafe Kino - Stokes Croft (1)

A volte quando la nostalgia dei cieli limpidi, dei campi di papaveri e del profumo del mio mare veniva a farmi visita attraversavo St.Nicholas Market poco distante dalla mia nuova casa per scoprire nuovi sapori e profumi da tutto il mondo, gustare una pitta con falafel o assaggiare le olive di Maria, la ragazza di Malaga così carina e gentile a cui è impossibile dire di no. Oppure mi fermavo da “Matina” per prendere un wrap con pollo e salse piccanti o dolciastre come l’hummus di ceci. Altri giorni invece andavo su Stokes Croft dove più del 90% della gente boicotta Tesco cercando di vendere e comprare prodotti locali. Qui tutte le persone sorridono.Succede anche oggi (6 febbraio) mentre mi rilasso in “Cafe Kino” un Cafè Vegano. Il latte di soia non è poi male, così come il Burger vegano fatto con tanti piccoli pezzi di verdure pressate tutte insieme, le patate dolci arancioni e le torte di carote, arance, noci e cannella. È qui che ultimamente mi piace passare il tempo libero, a volte col mio amico Filippo a raccontarci vecchie storie, altre a rilassarmi da solo con un caffè, mentre siede di fronte l’artista del momento. Lo riconosco subito e ricordo quella prima volta in cui in “Mr. Wolfs” mi regalò un suo lavoro, strappando dal suo taccuino un foglio con su disegnato a penna un chitarrista dai capelli ricci. Ora invece è intento a ritrarre sale, pepe, ketchup e aceto poggiati sul tavolo e lo fa in maniera del tutto originale, con un colore rosso scuro che in realtà è marmellata di fragole. Posso perfino sentirne l’odore. Mi piace pensare che lo faccia per coinvolgere tutti i sensi, compreso l’olfatto, quando qualcuno guarda i suoi lavori.

Stokes Croft con St.Paul annessa è la zona che preferisco, secondo me, l’anima di Bristol. A quanto dicono era evitata negli anni ’90 St Nicholas Streetsoprattutto dalla gente “bene” che ora invece la frequenta solo per sentirsi cool e impegnata nel sociale. Ma qui c’è spazio per tutti ed è questo quello che ti fa innamorare della bella e decadente Stokes Croft. Non si è mai soli o tristi se il mercoledì sera si passa dal “Left Bank” durante la serata open mic dove ognuno è libero di suonare e di far ballare e divertire la gente. Un po’ prima ci si può fermare al “Pipe and Slippers” dove ho passato il mio primo sabato sera tra quattro amici che mi hanno accolto e fatto sentire subito a casa, spinti solo dalla curiosità o dall’euforia di qualche birra di troppo. Gli ho rincontrati poi per puro caso dopo un anno e sono stati loro a riconoscermi per primi con mia grande sorpresa.

Cosmo Sarson -The Canteen - Stokes Croft

Quando ho voglia di camminare un po’ meno mi fermo al “The Canteen” un enorme locale in cui ogni serata è riscaldata dalla livemusic più varia e frizzante e dove dall’estate scorsa si è trasferito Gesù che ora a testa in giù balla la breakdance grazie a Cosmo Sarson. Tra l’altro al bar ci sono ragazzi così simpatici tra cui Joey che ho conosciuto mentre ero seduto sull’erba a “Queen Square” in un giorno anonimo, prima di essere invitato ad unirmi al suo gruppo di amici per festeggiare il suo compleanno. Queste sono le cose belle che succedono all’improvviso e non ti fanno sentire più uno straniero in un posto nuovo. La domenica è il giorno in cui tutto è morto, tutti si riprendono dal benedetto hangover, altri mangiano un sunday roast sull’Harbour Side ed io a mezzanotte vado “giù” al “Cousis” per ballare  al lento ritmo di reggae o sedermi rannicchiato sotto le due arcate dove il tempo sembra fermarsi e tutto sembra un sogno.D’estate ogni due settimane almeno si organizza un festival per godersi la bella stagione e la luce del sole. Tutto sembra più bello, la gente più spensierata e colorata. Il “St. Pauls Carnival” per esempio ogni anno raccoglie oltre 10 mila persone, che a notte si addensano ad ogni angolo di strada per le varie dance hall, ondeggiando e ballando sotto un vero e proprio muro di bassi che prima ti sbalza indietro e poi  senza che te ne accorga ti entra dentro e ti impedisce di restare fermo. Il “Bristol Ballon Fiesta” è un altro festival tra le verdi colline, appena dietro il Suspension Bridge. È uno spettacolo in cui decine e decine di mongolfiere dai colori e dalle forme più strane prendono il volo al ritmo intermittente di queste fiamme che si aprono e si chiudono come mille occhi nel  cielo e scompaiono in lontananza mentre il sole accenna a tramontare.

Hot Air Balloons Festival

La verità è che potrei restare qui seduto ore ed ore a scrivere di episodi strani, di persone incontrate, di tanti altri posti in cui sono stato e altri che, ancora nascosti, non ho visto. I graffiti e i mille colori che rendono unici anche i muri più grigi, la musica funk, black, reggae, drum & bass, i piccoli negozietti di cd e vinili, roba vintage, il boschetto che si nasconde dietro il Suspension Bridge, le partite a biliardo nel “The Crow”, le barchette in cui la notte i ragazzi si ritirano a dormire sul mondo, le schiere di case colorate, le volpi incontrate per strada di notte che si avvicinano come animali addomesticati, Temple Meads, la Coach Station, Castle Park, e il numero 6 di St. Nicholas Street con tutte le anime vaganti che ci sono passate, quelle che vi hanno trovato riparo solo per una notte e quelle che si sono chieste cosa ci facesse un archivio nella chiesa di St. Nicholas, guardando dalla finestra della mia stanza.

 Tutto sembra scorrere e cambiare così velocemente nel giro di qualche settimana o di un solo giorno, di una sola notte. Nuovi graffiti appaiono al mattino, i buskers del Bearpit si alternano, anime nuove arrivano e mentre altre a me care se ne vanno, un anno è volato via, passato e destinato a diventare poesia.

Mariano Doronzo

Harbour Inlet - Hotwell Road

The Bearpit - Street Art Wine Street

Bansky - Park Street

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