Articolo 106: Uso individuale di beni culturali. Quando una legge si interpreta alla lettera (prendendo solo il titolo).

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Nell’Italia(etta) dell’utilizzo -nonché sfruttamento- degenerato dei beni storico artistici, monumentali e paesaggistici può succedere che, camminando per Firenze, si veda uno dei ponti più famosi del mondo -Ponte Vecchio- affittato per una cerimonia privata, in cui un manipolo di personaggi pseudo ragguardevoli banchettano occupando il suolo pubblico. Sempre lì, a pochi metri, nel giro di poche settimane, si può vedere, passeggiando nell’incantata atmosfera fiorentina, ponte Santa Trinita impavidamente concesso per un gran galà tra cortigiani. Non importa che si tratti, appunto, di un ponte, struttura pubblica per antonomasia  perché sospesa nel pieno dell’attraversabilità di uno scenario urbano- liaison tra due sponde .

Purtroppo gli elenchi di queste manifestazioni legate ad una tanto millantata valorizzazione, camouflage di disoneste privatizzazioni, strabordano. La sfera semantica afferente al vocabolo valorizzazione si è spaventosamente corrotta e ogni opera atta a conferire un valore –culturale!- aggiunto, ad un bene, scorre attraverso il sentiero, già delineato e abusivamente percorso più volte dai “regnanti”, dell’incompatibilità.

Così ci troviamo ad assistere a scenette (come quelle sopra brevemente descritte) in cui eventi collaterali a un bene non sono altro che l’auto esaltazione di una classe politica sciatta che decanta se stessa. Quanto questo virus sia fortemente diffuso è sotto gli occhi di tutti, ma in questi giorni, per girare ulteriormente il coltello nella piaga, abbiamo assistito all’ennesima concessione molto dubbia.

Siamo a Barletta, in Puglia, dove si organizza una manifestazione volta alla sponsorizzazione (più che valorizzazione) dell’ottimo vino locale Nero di Troia. Il tutto si fa rientrare all’interno delle attività atte a promuovere l’evento storico della Disfida di Barletta, battezzando il sedicente evento “Disfida dei Vini”. A questo punto si potrebbe dire, cosa c’è da obiettare? Peccato che il comune abbia concesso, a titolo gratuito, il piazzale antistante l’ingresso del Castello Svevo e il cortile interno per agghindare a nozze un’accozzaglia di tavolini, per quello che si configurava essere l’ennesimo gran galà di pochi privati. Di inviti alla cittadinanza non ve ne è stata traccia: red carpet e accessi interdetti dalle transenne. Per non parlare di quali disagi abbia potuto generare un siffatto allestimento ai frequentatori di quel luogo, nella fattispecie visitatori e fruitori dell’annessa biblioteca. Ma come sempre le biblioteche è bene tenerle in condizione di disagio e far sì che rimangano aperte il meno possibile, perché altrimenti i cittadini rischierebbero di sviluppare un’insana affezione verso il patrimonio culturale e di possedere gli strumenti critici per comprendere queste malefatte. Così recita il nostro Codice dei beni culturali e del paesaggio:

1. Lo Stato, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali possono concedere l’uso dei beni culturali che abbiano in consegna, per finalità compatibili con la loro destinazione culturale, a singoli richiedenti.

2. Per i beni in consegna al Ministero, il soprintendente determina il canone dovuto e adotta il relativo provvedimento.

2-bis. Per i beni diversi da quelli indicati al comma 2, la concessione in uso è subordinata all’autorizzazione del Ministero, rilasciata a condizione che il conferimento garantisca la conservazione e la fruizione pubblica del bene e sia assicurata la compatibilità della destinazione d’uso con il carattere storico-artistico del bene medesimo. Con l’autorizzazione possono essere dettate prescrizioni per la migliore conservazione del bene.

(Articolo 106 del Codice dei Beni Culturali)

Putroppo in casi come questi la legge viene, sì, presa alla lettera; ma ad essere letto e applicato è solo il titolo: “uso individuale dei beni culturali”. I commi li lasciamo ai poveri gufi. Anche se in fondo non vi è niente di gufesco nel pretendere che fondi europei e permessi di comodato gratuito siano elargiti per scopi ben più nobili di un convito di pochi eletti radunatisi a gonfiare ulteriormente l’ego ipertrofico dei vari personaggi televisivi …

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Informazioni su Martin_oig

Il mio nome è Michele Porcelluzzi, sono uno studente e appassionato di storia dell'arte con l'hobby della scrittura (tra i tanti). Mi piace scrivere -ahimè- di cattiva conservzione del patrimonio culturale, storia dell'arte, cultura in generale, letteratura, segnalazione di eventi, segnalazione di artisti ecc.. Il campo in cui mi muovo per passione è soprattutto il Seicento, il secolo di Caravaggio, Bernini e molti altri. Tuttavia adoro e amo davvero tutta l’arte, dai graffiti rupestri alla Merda d’artista contatti: http://martin-oig.blogspot.it/

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