Affari di Stato

21 gennaio 2012, la mia preparazione per gli esami è in piena fase critica e piuttosto che abbandonarmi allo studio matto e disperatissimo preferisco tornare ad illuminare i led dei vostri schermi per parlare di un personaggio che sarà sotto i riflettori del mondo ancor più che nei suoi precedenti anni di governo: Barack Obama. Una piccola precisazione per dovere di cronaca: l’abbronzatura non è dovuta ai riflettori, non vorrei creare disguidi in soggetti più o meno influenzabili.
Tornando seri, in questi giorni il governo Obama si trova impegnato su numerosi fronti. Da una parte abbiamo la volata verso le presidenziali del prossimo 6 novembre; dall’altra abbiamo le conseguenze delle sue scelte politiche di questi ultimi 3 anni.
Sulle prossime presidenziali non penso di dover aggiungere nulla di più rispetto a ciò che ho scritto nell’articolo L’anno nuovo, ma per quanto riguarda le sue decisioni recenti in merito di politica interna ed estera ci si possono scrivere libri interi.
Obama si era presentato al mondo come l’uomo che potesse liberare gli Stati Uniti dall’oppressione delle lobby che da sempre hanno governato nell’ombra il paese. In questi giorni, però, abbiamo visto la maxi retata nei confronti del proprietario e di alcuni gestori del noto sito di hosting Megaupload e della sua sezione video (Megavideo).
Il nodo centrale della vicenda è il copyright. Le grandi case di produzione musicale e cinamatografiche hanno avuto un netto calo nell’acquisizione legale dei propri contenuti dovuti alla possibilità di poter guardare in streaming online un film piuttosto che il live di un concerto. Se per quanto riguarda l’utente medio non ci sono problemi dal punto di vista legale in quanto il file non è di sua proprietà e non viene distrubuito a fini di lucro, ben diversa è la posizione del founder Kim Schmitz il quale ha ricevuto una cifra di quasi 180 milioni di dollari di pubblicità essendo i suoi due siti tra i più visitati nel pianeta. La reazione dal web è stata pronta ed incredibilmente potente: Anonymous, la famosa organizzazione di hacker internazionali ha subito creato i primi disguidi su internet, partendo dal sito della Universal ad arrivare a quello del Federal Bureau of Investigation (FBI ndr); Google, Facebook e Yahoo hanno annunciato uno sciopero di ventiquattro ore per il 23 gennaio prossimo in segno di protesta.
Il problema per i web-contestatori è la questione della libertà di movimento dei materiali sulla rete: la rete ha delle potenzialità enormi per lo scambio di informazioni. In questo momento noi stiamo probabilmente utilizzando solo una minuscola parte di queste potenzialità e ne stiamo trascurando molte altre. È sciocco, però, limitarle ulteriormente in quanto i danni possono diventare inquantificabili. Alle Majors di questi problemi filosofici importa relativamente, essendo delle aziende hanno dei costi e devono sostenerli per non dichiarare il fallimento. Negli USA c’è stato un calo di affluenze nelle sale cinamatografiche del 4,4% su base annua e un calo nei profitti, sempre cinamtografici, del 3,6%. Non riesco proprio a capire, però, perché le case di produzione non siano riuscite a fare un’analisi diversa da quella di “chiudiamo Megavideo” per i loro problemi. Io provo, nel mio piccolo, a farne una. Innanzitutto Megavideo non è l’unico sito al mondo che offre questo genere di servizi e non è che gli altri siano più “legali” di quest’ultimo; non ho sentito nemmeno una riflessione sulla scarsità qualitativa dei film prodotti nel 2011 nelle fabbriche di Hollywood; pensare ai costi esorbitanti di biglietti per il cinema o l’acquisto di un DVD nemmeno a parlarne. Interrogarsi sul dato, invece, in controtendenza del cinema italiano ed europeo nonostante i tagli sugli incentivi alle arti sceniche, sarebbe una dichiarazione pubblica di sconfitta. È facile dare la colpa all’esterno in una situazione problematica poiché non porta a sconvolgimenti interni. In questo momento nel mondo del cinema stiamo assistendo allo scontro tra due modi completamente differenti di vivere il mondo del cinema: i colossal, imbottiti di effetti speciali ma dalla storia ridicola che non invogliano più come un tempo lo spettatore a recarsi al cinema; i film d’autore, a bassissimo budget, che fanno della trama e dei dialoghi i loro punti di forza. Siamo, insomma, di fronte allo Spielberg vs Allen se così la si vuol dire. Vi starete chiedendo come mai questo possa essere un problema per mr. Change? Bè, Megavideo o Megaupload è usato specialmente dai giovani, carta vincente della sua elezione nel 2008.
Passando alla politica estera, è di oggi l’affermazione del direttore dell’Atlanta Jewish Times della necessità di uccidere Obama per salvaguardare la sopravvivenza dello stato di Israele.
L’affermazione risulta esagerata, banale ma sempre utile ricordarlo; parlare dell’ipotetico appoggio di Obama nei confronti dei palestinesi, o meglio del non appoggio verso gli ebrei no. Non si può certo dire che questo Presidente sia stato incisivo nella difesa del popolo (e non dei terroristi) palestinese, nè si può dire che abbia ottenuto dei buoni risultati nei tavoli di pace che ha tentato di ottenere. Eppure in America la mancanza di decisioni nei confronti di un Iran in netta ascesa nello sviluppo di tecnologie nucleari, fa pensare e tanto la comunità ebraica che invece invoca, addirittura, il bombardamento preventivo alle loro centrali nucleari.
Problemi? Non lo sono solo se non conosci come vanno le votazioni negli States.

by dammik

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Un commento su “Affari di Stato

  1. Fabio Legrenzi il said:

    So che molti dei concetti che esprimero’ sono risaputi, ma vale la pena riassumerli.
    Una soluzione potrebbe essere che le major facessero tesoro di tutti questi palesi dati sul trend delle abitudini degli utenti e si adeguassero, proponendo un’alternativa legale SERIA, invece che sprecare megamiliardi di risorse per studiare cialtronate assurde per fermare i fiumi con le mani: cause legali ai limiti della truffa, anzi oltre i limiti, basate sulla CAZZATA di assunto secondo cui 1 file scaricato=1 prodotto non comprato e conseguenti richieste di risarcimento da rovinare la vita per una decina di canzoni, poi “bonariamente” tradotte in “ok $ 3000 e la chiudiamo in via stragiudiziale trololol”; poi filtri, mica filtri, leggi acrobatiche ai limiti del demenziale (da noi specialmente) e via cialtronando.
    Al di la’ dell’ovvieta’ del giusto compenso per il lavoro intellettuale che e’ piu’ che condivisibile, e’ evidente che una grossa parte della causa del fenomeno del filesharing nasce da esigenze di comodita’ che il mercato legale non offre (anzi spesso stracomplica le cose): serie che nella tua nazione non si trovano, o non sono tradotte (–>trac: fansub), o arrivano anni dopo a causa del sistema di distribuzione totalmente anacronistico rispetto alle tecnologie a disposizione (tenuto in piedi ad hoc per maGNArci sopra un po’ di piu’ con i diritti), vecchi prodotti (o di nicchia) irreperibili, o a prezzi astronomici, e ovviamente i prezzi.
    Spendessero tutta questa mole imbarazzante di risorse per accordarsi e mettere in piedi una piattaforma unificata che fornisca tutto il materiale on line, con qualita’ e velocita’ di download decenti (al limite possono imitare il modello Megaupload: download gratis, o comunque a meno, con limiti, premium senza limiti), a prezzi UMANI, senza limiti territoriali per la fruizione, secondo me recupererebbero talmente tanti milioni di utenti e risparmierebbero tanti di quei soldi in minchiate anti pirateria non piu’ necessarie che gli converebbe, anche economicamente. Senza contare il guadagno enorme in immagine e soddisfazione del cliente (che poi si tradurrebbe in ulteriore ritorno economico).

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